Speranza: «Sanità si cambia, più risorse al Sud. Occasione Mes»

Roberto Speranza
di Ettore Mautone
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Domenica 19 Luglio 2020, 00:31 - Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 16:23

«Coronavirus: l’Italia è fuori dalla tempesta ma non è ancora in un porto sicuro e dovremo abituarci a convivere con nuovi focolai costantemente controllati dalle Asl. Lo stato di emergenza fino a dicembre? Decideremo con il Parlamento». Così ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza. 

Ministro, la pandemia è alle nostre spalle? 
«L’Italia è fuori dalla tempesta. Ma non è ancora in un porto sicuro. Non ci sono più gli elementi di pressione dei mesi scorsi ma non significa essere al riparo. Servono cautela e prudenza per evitare di vanificare il lavoro fatto in questi mesi per piegare la curva dei contagi». 

Con quali strumenti va affrontata questa fase? 
«Nel lockdown i cittadini sono stati esemplari ma guai a pensare che la battaglia sia già vinta e il Covid sia solo un ricordo del passato. Il contributo degli italiani è fondamentale. Nell’ultimo Dpcm abbiamo indicato tre regole essenziali: uso delle mascherine, obbligatorie nei luoghi chiusi, il distanziamento di almeno un metro, evitando assembramenti e occasioni di contagio e rispetto delle norme igieniche a partire dal fondamentale lavaggio delle mani». 

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Lo stato di emergenza: quanto durerà? 
«Credo sia giusto che di questa materia si discuta serenamente tra governo e Parlamento individuando la modalità migliore per gestirla. La decisione non è ancora assunta. Si tratta di valutare quali funzioni straordinarie siano indispensabili sul piano giuridico per la gestione dell’emergenza. A breve bisognerà acquistare banchi per la scuola e i test sierologici. Come si gestisce questa partita? La riposta dovrà arrivare attraverso un confronto aperto in Parlamento». 
 


Ci sono i focolai: la impensierisce lo scoglio autunnale?
«Dobbiamo continuare a essere rapidi e determinati nell’individuare i focolai e isolare i casi positivi. C’è lavoro per i dipartimenti delle Asl che hanno affinato strumenti e strategie. Una qualità che dobbiamo coltivare fino a quando non ci sarà un vaccino. Ci aspettiamo i focolai, ci accompagneranno per molto tempo. I numeri di Usa e America del sud, di India e di altre nazioni ci dicono di stare in allerta. In Italia e in Europa va meglio grazie alle misure dure di contenimento ma altrove siamo nella fase più difficile. Tutti quelli che vengono dall’area extra Ue devono fare la quarantena di 14 giorni e da 16 Paesi con condizioni epidemiche e sistemi sanitari non sicuri abbiamo disposto il divieto di ingresso e transito oltre che bloccato i voli». 

Lei è un ministro di poche parole: cosa pensa degli scienziati alla ribalta mediatica in questi mesi?
«Quando si governa si parla con i fatti non con gli spot. Per quanto riguarda tecnici e studiosi voglio esprimere profonda gratitudine agli scienziati che ci hanno affiancato nel Comitato tecnico scientifico. Un lavoro di qualità che ha accompagnato quello politico su cui ricade la responsabilità delle scelte. Che poi nella comunità scientifica si sia sviluppato un dibattito ancora aperto su un virus nuovo e sconosciuto lo considero naturale e anche utile».

A proposito di scuola: quali misure attendono insegnanti e alunni a settembre? 
«La chiusura delle scuole è stata la misura più dolorosa ma necessaria. Ora dobbiamo riaprire in sicurezza. Servono nuove risorse e investimenti a partire dal personale. Ci siamo impegnati a stanziare un altro miliardo. Un obiettivo fondamentale è costruire una nuova relazione organica tra scuola e sanità. Nel 1961 in Italia c’era la medicina scolastica poi dimenticata. Va ripristinata. Presidi e insegnanti non devono essere lasciati soli».
 
Nord e sud, servono più risorse per riequilibrare il Ssn. Tema che incrocia i criteri di riparto, le istanze autonomiste e anche l’eventuale utilizzo del Mes. 
«Sto lavorando a un grande piano di investimenti per il Ssn. È giusto discutere in parlamento sul Mes senza battaglie ideologiche. Se possono arrivare ingenti risorse a un basso tasso di interesse sarebbe un peccato sprecare questa occasione». 

Quali i fronti di investimento per il rilancio del Ssn? 
«Sono cinque le tracce fondamentali: rafforzamento della sanità del territorio, ricerca e nuove tecnologie, ambiente e salute, sanità digitale e attratività degli investimenti dell’industria farmaceutica». 

E il tema delle diseguaglianze tra Nord e Sud? 
«Il Sud è quello che ha pagato di più la lunga stagione dei tagli alla spesa sanitaria. Oggi occorre voltare pagina. In 5 mesi abbiamo impegnato più risorse che negli ultimi 5 anni. Con il “Decreto Rilancio”, appena convertito in Legge, abbiamo messo nel piatto 3,25 miliardi. Nell’ultima legge di Bilancio 2 mld e altri 1,5 nel Decreto marzo. Per me è solo il punto di partenza. Dentro questo sforzo si colloca la grande questione della sanità del Sud. Un tema aperto di quantità di risorse e qualità della spesa». 

L’assegnazione tuttavia continua a essere legata ai soli criteri anagrafici...
«Nel Patto per la salute sottoscritto con le Regioni c’è l’impegno a ridiscuterli. La mia opinione è che bisogna tenere conto di altri parametri come la deprivazione sociale oltre a quello anagrafico». 

Vaccino antiCovid: a che punto siamo? 
«L’Italia è tra i Paesi leader in questa sfida mondiale. Con Germania, Francia e Olanda abbiamo firmato un contratto con AstraZeneca per avere 400 milioni di dosi di cui 60 entro la fine dell’anno. Stiamo parlando di un candidato vaccino, uno dei più promettenti, sviluppato all’università di Oxford, ma che vede l’Italia protagonista grazie al lavoro di realtà importanti di Pomezia e Anagni. Avremo certezze su questo vaccino da qui a poco». 

In Italia anche l’epidemia ha avuto una versione al Nord e una al Sud. Che idea si è fatto su queste differenze epidemiologiche? 
«A marzo abbiamo fatto la scelta di chiudere tutto il Paese per evitare che l’onda alta investisse anche il Mezzogiorno. È stata una scelta giusta che ha salvato il Sud». 

Avremo altri lockdown anche su scala locale o regionale? 
«Il nostro auspicio è che non si debba ricorrere a una nuova chiusura generalizzata. Tutto dipende dai comportamenti delle persone. Se fosse necessario procederemo con scelte immediate a chiudere solo le aree fuori controllo».
 

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