Siccità, no ai razionamenti. Musumeci (Protezione Civile): «Ecco il piano per dissalare l’acqua del mare»

Il ministro di Protezione civile e Mare: «Avanti con i dissalatori e i depuratori»

Siccità, no ai razionamenti. Musumeci (Protezione Civile): «Ecco il piano per dissalare l acqua del mare»
di Francesco Bechis
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Domenica 19 Marzo 2023, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 15:30

Nello Musumeci, ministro della Protezione Civile e del Mare, preoccupa l’emergenza siccità. L’Associazione nazionale consorzi di bacino parla di 3,5 milioni di italiani a rischio razionamento idrico.
«Premesso che il razionamento è competenza di Regioni ed enti locali, mi sento di dire che per questa estate si potrebbe scongiurare il pericolo. Ovviamente dipende anche dalle precipitazioni delle prossime settimane. Monitoriamo in particolare Piemonte e Lombardia dove pesano anche le scarse nevicate e soffre l’agricoltura. Ma permetta un appunto». 

Prego. 
«La carenza idrica è una realtà da anni, non solo un’emergenza. Cosa si è fatto negli ultimi anni? Questo governo, con la nuova cabina di regia e in vista della possibile nomina di un commissario, lavora a un piano di medio-lungo termine». 

Ci sono le risorse?
«Si. Complessivamente, tra fondi nazionali ed europei, i ministeri che si occupano del settore idrico dispongono già di quasi 8 miliardi di euro.

Dovevano essere spesi prima, la burocrazia e lo scarso coordinamento hanno rimandato troppo a lungo». 

Stanzierete fondi per i dissalatori nelle Regioni?
«Investire in dissalatori e depuratori è uno dei nostri obiettivi. Guardiamo al modello israeliano per ridurre gli sprechi, ad esempio non usare acqua potabile per irrigare i campi». 

Oggi è il giorno del rigassificatore a Piombino. Cosa risponde alle proteste ambientaliste?
«Chiedo agli integralisti: ci sono alternative? Non si può dire sempre no. In emergenza è un dovere usare le nostre risorse naturali. Anche per questo da governatore non mi sono opposto al rigassificatore a Porto Empedocle». 

Arriva il Ponte sullo Stretto. Questa volta davvero?
«Sui tempi non mi sbilancio, sanno i tecnici. Il dato politico è che questo governo ha fatto del collegamento tra le due sponde una priorità in agenda». 

 

Avete annunciato uno sprint per la ricostruzione delle aree terremotate nel Centro Italia. Sono solo nuove promesse?
«Tutt’altro. È un impegno serio. Definiremo in tempi certi il ciclo della ricostruzione per qualsiasi territorio colpito da una calamità, sia essa un sisma o un’alluvione». 

Di quali tempi parliamo?
«Nove, dieci anni al massimo. Un arco sufficiente per far ripartire anche le aree colpite dal terremoto nel Centro-Italia. Se nel frattempo spezziamo lacci e lacciuoli burocratici». 

Come? I cantieri ad Amatrice e nelle altre città colpite procedono a rilento. 
«Non so del passato. Il nuovo commissario Guido Castelli in settimana andrà ad Amatrice. In generale vanno riviste leggi concepite per frenare le opere pubbliche e ridurre il numero di enti coinvolti nell’idrogeologico. Non è concepibile che sei, sette enti pubblici intervengano nella gestione dell’acqua, per fare un esempio». 

Poi?
«Ridurremo i tempi per autorizzazioni e bandi. E attiveremo i poteri sostitutivi e sanzionatori». 

Il caro materiali si è abbattuto sulle imprese edilizie impegnate nella ricostruzione. Lo Stato si farà carico degli accolli?
«Incontrerò l’Ance nei prossimi giorni. Abbiamo disposto l’aggiornamento del prezzario e data facoltà di utilizzare quello regionale». 

Ci sarà una deroga sul Superbonus per le aziende che operano nel cratere?
«Dobbiamo fare i conti con risorse finanziarie limitate. Ma non escludiamo la cessione del credito d’imposta per gli immobili danneggiati. Tutto quel che si può fare si farà. È nostro interesse stimolare anche la ricostruzione privata». 

Non ci stiamo dimenticando dell’Abruzzo?
«Affatto, ci tornerò nelle prossime settimane. Resta molto da fare per le costruzioni private coinvolte, è una nostra priorità accelerare ovunque e fermare l’esodo di cittadini dalle aree interne alle città e la costa». 

 

Strage di Cutro: l’Italia poteva fare di più?
«Non credo, Guardia Costiera, Finanza e Marina hanno salvato centinaia di migliaia di vite e continuano a farlo. Bisogna bloccare all’origine i traffici illegali e aprire corridoi per i profughi in Tunisia, Libia, Turchia. Il resto è polemica inutile»

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