Tangenti, spunta il caso Lara Comi. Indagini su consulenza. Lei: estranea

Venerdì 10 Maggio 2019 di Claudia Guasco
Tangenti, spunta il caso Lara Comi. Indagini su consulenza

Il tono di Gioacchino Caianello, il potente ex coordinatore di Forza Italia a Varese, è brusco ai limiti del brutale: «Con questa cretina della Lara a che punto siamo? Perché la vedo stasera, così le faccio lo shampoo», chiede in uno dei soliti pranzi di lavoro da Berti. Bersaglio della sua invettiva è Lara Comi, eurodeputata azzurra in corsa alle prossime elezioni del 26 maggio. Finita anche lei nell'inchiesta della Dda milanese sul sistema corruttivo di spartizione degli appalti in Lombardia che ha portato all'arresto di 43 persone.

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I SOSPETTI SU AGORA
I pm stanno indagando su «contratti di consulenza» ottenuti, attraverso «il burattinaio» Caianiello, «da una società riconducibile a Lara Comi da parte dell'ente di Afol città metropolitana», il centro per l'impiego diretto da Giuseppe Zingale. L'ammontare incassato sarebbe di 38.000 euro, ma si tratterebbe solo del «preliminare conferimento di un più ampio incarico che può arrivare alla totale cifra di 80.000 euro», si legge nella richiesta di custodia cautelare. In cambio, l'eurodeputata avrebbe dovuto retrocedere parte del denaro a Caianiello e Zingale. La Comi apprende «con stupore» la notizia che arriva «nel bel mezzo della mia campagna elettorale». E precisa: «L'unica mia società di comunicazione è la Premium Consulting regolarmente denunciata all'interno della Dichiarazione di interessi finanziari dei deputati. Tale società non ha nulla a che spartire con le consulenze sotto inchiesta e non ve ne è nessun'altra a me riconducibile».

Le consulenze, secondo l'accusa, riguarderebbero l'organizzazione di un progetto di conseguimento di finanziamenti pubblici in relazione all'accoglienza in Lombardia di 3.000 giovani provenienti dal sud Italia, da formare e inserire nel mondo del lavoro attraverso l'Afol che, a tal fine, avrebbe già firmato un primo contratto con il comune di Segrate. Ma stando alla chiacchierata a tavola, Caianiello, Zingale e Zaffra, l'ex fedelissimo di Bettino Craxi e tra i protagonisti dell'epoca di Mani pulite, non sono molto soddisfatti della collaborazione. «Se non vediamo, non vedrà più nemmeno lei. Giusto Loris?», afferma l'ex coordinatore forzista riferendosi alla presunta retrocessione. Zingale le fa i conti in tasca: «Diciassette e 21 fanno 38, oltre i 60 che aveva già». Conclusione di Caianiello: «Per cui ce li ha!».

Intercettando «il burattinaio», gli investigatori hanno registrato 92 conversazioni con la Comi, 18 con Mariestella Gelmini, 18 con il governatore lombardo Attilio Fontana e numerose telefonate anche con deputata Giusy Versace, contatti che secondo i pm comprovano «la caratura politica del soggetto e il potere di cui gode». Ottime entrature politiche e contatti negli ambienti in cui circolano i soldi. È così che, emerge dagli atti, Gioacchino Caianiello ha fatto carriera. «Devo girarti il numero di Marco Marcora - dice all'azzurro varesino Ciro Calemme, riferendosi a un imprenditore del tessile candidato con la lista Fontana - che sarebbe quello che alla cena di Berlusconi ha messo 20.000 euro in mano a Berlusconi». E sempre a Caianiello, tra l'altro, fa riferimento «Agora Liberi e Forti Varese».

Gli inquirenti stanno tracciando tutti i bonifici dell'associazione, il sospetto è che funga da collettore di tangenti. Intanto un primo imprenditore di una società del varesotto ha iniziato a collaborare: è entrato in procura come teste, con il suo avvocato al seguito, ed è uscito indagato per corruzione, dopo aver rilasciando dichiarazioni accusatorie. Nella cassaforte di uno degli indagati la finanza ha trovato 20.000 euro in contanti: «La differenza con Tangentopoli è che allora si consegnavano le valigie piene di soldi, qui le mazzette vengono spezzettate in piccole somme», riflette un investigatore.

L'EX COMPAGNA DI SALVINI
E poi c'è il capitolo Fontana, indagato di abuso d'ufficio per l'incarico in Regione ottenuto dal suo ex socio di studio Luca Marsico. Giulia Martinelli, ex compagna di Matteo Salvini e capo della segreteria del presidente lombardo, è stata sentita come teste dai magistrati. È di lei che Caianello dice senza troppi complimenti «fa la cac...zzi», a proposito di un primo tentativo di piazzare Marsico nell'organismo di vigilanza della Milano Serravalle. Un golpe interno a Forza Italia fa saltare il piano, il coordinatore forzista - si legge negli atti - propone allora una consulenza con l'Afol ma Fontana accantona il progetto. Alla fine Marsico approda al Nucleo di valutazione degli investimenti della Regione, ottenendo però un mese prima una consulenza di 8.000 euro da Trenord, sempre a controllo pubblico. E anche su questo incarico stanno indagando i pm.

Ultimo aggiornamento: 19:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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