CORONAVIRUS

In Europa esce la troika
ed entrano i bond,
ma il M5S blocca Conte

Venerdì 10 Aprile 2020 di Marco Conti
ROMA Ad ogni tornante della sua storia l’Europa sempre deludere e il “ si poteva fare di più” scatta spontaneo anche dopo la riunione-fiume dell’Eurogruppo. Il fatto che si lamentino dell’Unione anche coloro che di fatto vorrebbero abolirla per tornare agli stati nazionali, un po’ sovranisti è un bel po’ tirannici, rientra nella filiera delle idee semplici e incoerenti del leghismo salviniano.

Il Consiglio europeo della prossima settimana è chiamato a ratificare, implementare o ridimensionare le proposte avanzate dai ministri dell’economia e delle Finanze, ma sui due temi più controversi, Fondo salva-stati (Mes) e eurobond i progressi sono politicamente importanti e l’Italia, insieme a Francia, Spagna, hanno piegato alcuni principi che sembravano invalicabili. 

La parola eurobond non appare nel documento, ma la sostanza c’è non solo nel futuro “ Recovery Found” che dovrebbe emettere titoli europei, ma anche in uno strumento di immediata applicazione come il Sure, la cassa integrazione europea. Il “Support to mitigate Unemployment risck in an emergency “ (Sure) è composto da 100 miliardi che la Commissione Ue metterà a disposizione attraverso l’emissione di obbligazioni. 

Un percorso simile, ma tutto da costruire nelle modalità e nei tempi, è anche il “Recovery Found”, un fondo che può considerarsi una sorta di embrione in grado di emettere eurobond per progetti mirati, legati alla pandemia, e limitati nel tempo, ma costituiscono una vera e propria novità.

Sul Fondo salva-stati (Mes) la confusione è tanta e spesso voluta. L’Italia ha costituito il Fondo nel 2012 insieme ad altri paesi. Quindi il Mes esiste già, non è stato fatto per il Covid-19, e l’Italia ha dentro il Mes un capitale di 14 miliardi. La novità scaturita dall’Eurogruppo è la creazione di una linea di credito, senza vessatorie condizionalità, per pagare le spese sanitarie del Covid-19 che non saranno solo quelle legate all’emergenza, ma anche alla fase2. 

Il governo italiano dice che non chiederà l’attivazione della linea di credito e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri non ha attivato un bel nulla. Ha solo condiviso con gli altri ministri la modifica dello strumento che eroga finanziamenti senza condizioni a tassi inferiori a quelli che i paesi possono spuntare sui mercati.

Il peso dei partiti eurofobi si è fatto molto sentire nella trattativa. La rivalità tra il primo ministro olandese Rutte e il suo ministro dell’Economia Hoekstra ha complicato la trattativa, ma anche in Italia ha pesato molto la vena di euroscetticismo che taglia il M5S che, quando si tratta di temi europei, si ritrova spesso sulle posizioni della Lega. È per questo che il premier Conte ha dovuto alzare l’asticella e sul Mes ha assunto posizioni radicali non condivise dal Pd e neppure da Italia Viva. In questo modo, oltre a complicarsi non poco la vita per il futuro escludendo l’uso del Mes, Conte si ritrova ora alla prese con una parte della maggioranza che minaccia di non votare i provvedimenti del governo e con meno risorse a disposizione, visto che non pensa di accedere ai 36 miliardi messi a disposizione dal Mes, senza interessi e senza condizioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA