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Decreto intercettazioni è legge: sì al trojan per i reati contro la Pa

Venerdì 28 Febbraio 2020 di Valentina Errante
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Decreto intercettazioni è legge: sì al trojan per i reati contro la Pa

A 48 ore dalla scadenza, diventa legge il decreto sulle intercettazioni. Il via libera arriva alla Camera con 246 sì e 169 voti contrari. Sul provvedimento martedì scorso il governo aveva chiesto e incassato la fiducia con 304 voti a favore, 226 contrari e un astenuto. Le nuove norme prevedono l’uso dei trojan anche nelle indagini che riguardino gli incaricati di pubblico servizio per i reati contro la pubblica amministrazione. Inoltre non saranno trascritte le intercettazioni ritenute irrilevanti. Sarà il pm a stabilire quali. Molto critica l’opposizione, pronta all’ostruzionismo. La tregua, però, è stata raggiunta in cambio dell’approvazione rapida del decreto sul coronavirus, grazie al compromesso sui tempi suggerito dal presidente della Camera Roberto Fico.

Possibile inserire maleware nei cellulari
Con la nuova legge sarà possibile usare il trojan, il maleware che consente intercettazioni ambientali attraverso il cellulare, non soltanto nelle inchieste relative a reati contro la pubblica amministrazione commessi dai pubblici ufficiali, ma anche quando le indagini si riferiscano a incaricati di pubblico servizio, per reati puniti con la reclusione oltre cinque anni. Le conversazioni potranno essere captate anche quando avvengano in case private (come previsto già dalla Spazzacorrotti, entrata in vigore nel gennaio 2019 per i pubblici ufficiali). In questi casi, però, il pubblico ministero dovrà indicare le ragioni giustifichino l’utilizzo di questo strumento invasivo.

Il pm dovrà escludere le conversazioni irrilevanti
Adesso sarà il pubblico ministero, e non più la polizia giudiziaria, a valutare quali colloqui siano rilevanti per le indagini e quali invece non debbano essere trascritti. Toccherà al pm anche vigilare, affinché nei verbali non siano riportate espressioni che ledono la reputazione di singole persone o dati personali («salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini»). Com’era prima della riforma del 2017, verbali e registrazioni saranno trasmessi immediatamente al magistrato, che li depositerà entro cinque giorni. I difensori potranno esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni.

Se necessario, ascolti utilizzabili in altre inchieste
Le intercettazioni potranno essere utilizzate anche in procedimenti diversi da quelli in cui sono stati disposte, solo se sono «indispensabili» e «rilevanti» per l’accertamento dei reati per i quali è previsto l’arresto in flagranza e di quelli di particolare gravità indicati tassativamente come mafia e terrorismo. Il requisito dell’indispensabilità è necessario anche per le intercettazioni fatte con il trojan. Si tratta comunque di una previsione più ampia della sentenza delle sezioni unite della Cassazione che ha ammesso l’uso degli esiti dei colloqui intercettati con il captatore informatico, solo se si tratta di un reato connesso a quello per cui si sta procedendo.

Le norme in vigore tra due mesi, audio pubblicabili
Le conversazioni captate e ritenute non rilevanti non entreranno nel fascicolo e resteranno segrete, ma saranno custodite in un archivio digitale dove andrà riversato tutto il materiale. Per questo la riforma, come richiesto da Csm, entrerà in vigore tra due mesi, cioè dal primo maggio. L’obiettivo è dare tempo alle procure per attrezzarsi con i nuovi strumenti previsti, come l’archivio digitale delle intercettazioni. Inoltre, il giornalista che pubblicherà le conversazioni contenute negli atti non rischierà più di essere incriminato per violazione di segreto d’ufficio. Restano infatti in vigore le regole attuali, che la riforma Orlando aveva modificato.
 

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