Governo, Conte volta pagina: basta veline e veleni social. Partito il risiko dei vice

Venerdì 6 Settembre 2019 di Marco Conti
«Patti chiari, amicizia lunga». Al primo Cdm Giuseppe Conte ringrazia tutti e fa un elenco di buone maniere che, forse, nella stessa fase di avvio del precedente esecutivo gialloverde, aveva dato un po' per scontato. Un manuale del buon governo di coalizione che nelle intenzioni del presidente del Consiglio dovrebbe dare il segno di una discontinuità nei modi rispetto al passato. Un «cambio di passo» che prevede «lealtà e massimo rispetto tra ministri, tra ministri e palazzo Chigi e tra i partiti». Quindi «niente veline» avvelenate, «niente social» durante i consigli, vietato ai ministri scendere in sala stampa, o presentarsi davanti a taccuini e microfoni mentre il cdm è ancora in corso.

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Non solo. Ai ministri, Conte vieta anche di portare in Consiglio provvedimenti all'ultimo minuto perché «devo avere il tempo di leggerli e di valutarli con i miei uffici». L'invito è ad un «rispetto istituzionale» che Conte ha spesso predicato nei quattordici mesi di esecutivo gialloverde. Ovviamente il presidente del Consiglio non cita mai la Lega e non fa riferimenti al passato, ma ha alla sua destra Luigi Di Maio, che quella stagione l'ha vissuta da protagonista, e poco dopo prende la parola per invitare tutti ad evitare «toni conflittuali». Concetti che Dario Franceschini, ministro e capo della delegazione del Pd, rilancia («ricostruire convivenza civile dopo stagione dell'odio»), chiudendo quindi il triangolo che dovrebbe costituire il motore dell'alleanza.
Prima di entrare nei punti all'ordine del giorno, Conte fa distribuire a tutti copia del programma di governo. Una sorta di memorandum dentro la quale ognuno dovrà muoversi per la propria materia. Ma al cambio di metodo Conte accompagna anche segnali che indicano una correzione di rotta su temi scottanti. Impugnare la legge della regione Friuli, governata dal leghista Fedriga, perchè viola la Costituzione proprio sul tema dell'immigrazione rappresenta un mutamento forte di prospettiva. A proporlo è il neo ministro Francesco Boccia e anche se l'istruttoria è stata fatta dal precedente governo, l'impatto è forte.
Nel discorso che Conte pronuncerà lunedì alla Camera insisterà molto sulla necessità di mostrare - soprattutto all'estero - l'immagine di un Paese governato da un esecutivo coeso e stabile. Salta la partecipazione di Conte al forum Ambrosetti non solo per la stesura dei discorsi che terrà in Parlamento, ma anche per sistemare il risiko dei sottosegretari e viceministri. Si tratta 24 poltrone al M5S, 18 al Pd, 3 a Leu e una, probabilmente in quota-Conte, i cui nomi saranno resi noti dopo il voto di fiducia per evitare che qualche scontento possa decidere all'ultimo di non presentarsi in aula. La casella in quota-premier dovrebbe finire a Roberto Chieppa, attuale segretario generale di palazzo Chigi che Conte vorrebbe affiancare a Riccardo Fraccaro, come nella foto che li ritrae insieme al momento del passaggio della campanella.

Verso la riconferma viaggiano Laura Castelli al Mef e Stefano Buffagni che potrebbe spostarsi allo Sviluppo. Francesco D'Uva viene dato vicino alla Cultura. Ferraresi dovrebbe rimanere alla Giustizia. In corsa anche Marta Grande, Giuseppe Brescia, Carla Ruocco, Luca Carabetta, Giorgio Trizzino, Vincenzo Presutto e Gianluca Castaldi. In casa dem si parla di Manuele Fiano (Interni con carlo Sibili), di Walter Verini (Editoria), Marina Sereni e Roberto Cociancich. un posto da viceministro per Antonio Misiani (Mef) e Anna Ascani (Istruzione).
  Ultimo aggiornamento: 08:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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