GOVERNO

Il Colle: si lavora a un'intesa Pd-M5S, scoglio programma

Venerdì 23 Agosto 2019 di Mauro Evangelisti
Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti
Alle 20 il capo dello Stato, Sergio Mattarella, spiega perché ci sarà un secondo giro di consultazioni, a partire da martedì: «La crisi va risolta all'insegna di decisioni chiare e in tempi brevi». O si trova un'alleanza, o si va al voto, si comprende dal ragionamento del presidente. Che aggiunge: «Nel corso delle consultazioni mi è stato comunicato da parte di alcuni partiti che sono state avviate iniziative per un'intesa in Parlamento per un nuovo governo e mi è stata avanzata la richiesta di avere il tempo di sviluppare questo confronto. Anche da parte di altre forze politiche, del resto, è stata rappresentata la possibilità di ulteriori verifiche».

La trattativa M5S-Pd può cominciare ufficialmente, anche se restano i nodi del programma. I grillini vogliono partire dal taglio dei parlamentari, il Pd vuole che prima di tutto ci sia una bozza di manovra economica. Oggi inizieranno le trattative. L'incontro tra i capigruppo M5S Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli e la delegazione Pd formata dai capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio e dai vicesegretari Andrea Orlando e Paola De Micheli è previsto nel pomeriggio. Zingaretti ieri sera ha ricordato: «Dalle proposte e dai principi da noi illustrati al Capo dello Stato e dai punti programmatici esposti da Di Maio, emerge un quadro su cui si può iniziare a lavorare». E oggi il segretario Pd potrebbe incontrare Di Maio. Fino alle parole del presidente, era stato il giovedì delle condizioni - dieci del Movimento 5 Stelle, cinque più tre del Pd - e delle tensioni per una intesa quanto mai difficile, con il capo dello Stato chiamato a cercare una sintesi.

IL TENTATIVO
Pillole dai discorsi post consultazioni dei due leader: Zingaretti dice che «il Pd ha dato la sua disponibilità a verificare l'esistenza di una nuova maggioranza, ma con una discontinuità politica e programmatica»; Di Maio spiega: «Il voto non ci intimorisce ma non può essere la fuga dalle promesse fatte dagli italiani».
Tutto questo malgrado il leader della Lega, Matteo Salvini, dopo avere incontrato Mattarella, abbia provato a rilanciare l'intesa con M5S: «Credo che Di Maio abbia lavorato nell'interesse del Paese, agli insulti di altri preferisco non rispondere. Se ci ripensano, ci siamo». Una parte del Movimento non è insensibile a questa proposta, ma la linea dettata da Grillo e Casaleggio di isolare Salvini è stata perentoria e, forse suo malgrado, Di Maio ha dovuto applicarla.

Eppure,al mattino la trattativa tra Pd e Movimento 5 Stelle sembrava compromessa. Dopo che la delegazione dem, guidata da Nicola Zingarettti, ha illustrato la sua posizione a Mattarella, con le cinque condizioni votate dalla direzione nazionale, si era diffusa una sintesi differente, con tre più stringenti richieste del Pd, a partire dallo stop al taglio dei parlamentari. Apriti cielo: i renziani si sono infuriati con Zingaretti temendo che volesse compromettere l'accordo. Il segretario ha precisato: non è cambiato nulla, che le condizioni illustrate sono le cinque votate dalla direzione nazionale. La tempesta si è placata, in attesa che la delegazione del M5S, per ultima, venisse ricevuta al Quirinale.

«Si presenteranno con dieci condizioni - prevede un parlamentare del Pd buon profeta - ma se alzano la posta tutto diviene ancora più complicato». Nel frattempo da Mattarella è andata Forza Italia. Silvio Berlusconi: «Il centrodestra è la maggioranza naturale degli italiani. Non riferisco le frasi con cui la signora Merkel e Juncker hanno definito il precedente governo». Giorgia Meloni (FdI): «No all'ipotesi di mettere in piedi governi eterodiretti da Francia e Germania». E Di Maio? Alle 17 ha illustrato al capo dello Stato i dieci impegni chiesti da M5S. La lista parte proprio dal voto del taglio dei parlamentari, a cui Zingaretti aveva detto no o forse ni.
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