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Draghi, perché Usa e Ue sono così preoccupati? I conti, lo spread e il ruolo anti-Putin: i motivi del pressing sul premier

Draghi, perché Usa e Ue sono così preoccupati? I conti, lo spread e il ruolo anti-Putin: i motivi del pressing sul premier
di Andrea Bulleri
4 Minuti di Lettura
Sabato 16 Luglio 2022, 13:01 - Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 00:19

Sorpresa, sgomento, preoccupazione. E il timore che, se le dimissioni di Mario Draghi diventassero definitive nei prossimi giorni, per l'Italia possa aprirsi una lunga fase di incertezza politica. Queste le reazioni con cui sono è stata accolta nelle cancellerie europee (ma pure Oltreoceano) la scelta del premier di dire addio a Palazzo Chigi, dopo la "non fiducia" al suo esecutivo del Movimento 5 stelle. 

Perché se come da prassi nessuna tra le più alte cariche dell'Unione ha espresso giudizi di merito sulla crisi («non commentiamo le vicende politiche interne dei Paesi membri», il mantra) è altrettanto vero che sia da Bruxelles che dalle altre capitali europee sono piovuti attestati di stima per l'operato del presidente del Consiglio italiano. Parole in cui in controluce non è difficile leggere un appello, per quanto velato, affinché Draghi possa rivedere la propria decisione. 

Un invito che non è stata soltanto l'Ue a recapitare a Roma. Anche la Casa Bianca, con il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan, ha fatto sapere che il presidente Joe Biden «ha grande rispetto e considerazione» per il premier Draghi e sta «seguendo con attenzione tutti gli sviluppi politici» italiani. In molti, in queste affermazioni, hanno intravisto una preoccupazione che serpeggia nel governo Usa. Ossia la possibilità di perdere un alleato considerato determinante in Europa, soprattutto durante una fase delicata a livello internazionale come quella attuale del conflitto in Ucraina

Il ruolo di Draghi

Perché proprio l'esecutivo di Mario Draghi in questi mesi, è il ragionamento, ha svolto un ruolo importante nell'allineare l'Italia alle scelte occidentali sulla guerra, senza tentennamenti. E il timore di Washington è che un eventuale campagna elettorale lunga mesi (seguita da un'altra probabile fase di incertezza in attesa della formazione di un governo) possa rendere il Paese più esposto all'influenza di Mosca e di Vladimir Putin. Indebolendo la fermezza con cui finora si era scelto di aderire alle posizioni euro-atlantiche.

Non a caso, tra i primi a "festeggiare" per le dimissioni di Draghi è stato l'ex presidente russo Dimitri Medvedev, che ha postato una foto del premier dimissionario inglese Boris Johnson affiancata all'immagine di Draghi: «Chi sarà il prossimo?», il commento.  

Anche a Bruxelles si fa sentire una certa ansia. La numero uno della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è limitata a commentare attraverso il suo portavoce che «ha sempre lavorato molto bene con Draghi», mentre la presidente del parlamento Ue Roberta Metsola si è spinta oltre: «Abbiamo bisogno di stabilità politica in Europa - ha avvertito - L’Italia è uno Stato membro importante e fondatore. Abbiamo bisogno che mantenga il suo ruolo di leadership all’interno dell’Unione Europea, soprattutto in questi tempi difficili».

 

I timori in Ue

I timori, in Ue, non riguardano solo il posizionamento internazionale dell'Italia. Ma pure la tenuta dei conti pubblici del Belpaese, messa alla prova in questi mesi dall'aumento del costo della vita, dal perdurare della guerra e dai venti di crisi che si prevedono per l'autunno. Al punto che anche stati membri considerati «rigoristi», come l’Olanda, che da anni condannano l'Italia per l’alto debito pubblico, hanno espresso preoccupazione per il possibile addio di Draghi da Palazzo Chigi. Perché non è escluso che un nuovo governo, si pensa nelle cancellerie europee, possa adottare come soluzione alla crisi quella di fare nuovo debito (mentre solo pochi giorni fa Draghi aveva escluso altri scostamenti di bilancio). 

Si guarda con preoccupazione anche allo spread, spesso termometro del livello di incertezza politica che finora è rimasto sotto il livello di guardia (pur tornando a salire sopra i 200 punti all'indomani dell'annuncio delle dimissioni). E si teme che con un nuovo governo, magari con un più marcato orientamento euroscettico, lo scenario dei prossimi mesi per l'Italia possa farsi più complicato. 

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