Conte, la carta delle nomine Ue per scongiurare la procedura

Domenica 16 Giugno 2019 di Alberto Gentili
Ora che la partita con Bruxelles entra nel vivo, Giuseppe Conte è andato a ripassare la storia di Roma, in particolare di Fabio Massimo il Temporeggiatore. Non in senso bellico, non si addice al suo carattere. Ma sotto l'aspetto strategico e tattico: il premier vuole strappare più tempo possibile alla Commissione europea. Punta a rinviare la sentenza sulla procedura d'infrazione in autunno. Con due obiettivi: chiudere la finestra elettorale di luglio che potrebbe consentire a Matteo Salvini di andare a votare a fine settembre, e provare a sventare la sanzione targata Bruxelles spostando il giudizio sulla legge di bilancio da varare in ottobre.
In più, Conte sfida il leader della Lega: «Vuole la flat tax? Ha vinto le elezioni europee ed è giusto che la rivendichi e l'ottenga», ha detto ai suoi collaboratori, «ma venga a palazzo Chigi a spiegarcela e in quella occasione deve dirci come vuole farla e dove pensa di trovare le coperture. Se intende tagliare le tasse in deficit, lo spieghi agli italiani...». «Se ne assuma la responsabilità», per usare le parole di Luigi Di Maio, nelle ultime ore tornato in linea con il premier, anche perché teme che Salvini voglia andare a elezioni anticipate come rivela in un messaggio ai ministri grillini citando i sospetti di Laura Castelli.

Ma andiamo con ordine. Da ciò che filtra dall'entourage di Conte, nel colloquio che ha avuto con Emmanuel Macron a Malta e che avrà con Angela Merkel e i rappresentanti della Commissione europea nei prossimi giorni, il premier per prendere tempo e avere qualche margine negoziale in più ha deciso di agganciare la partita delle nomine a quella della procedura d'infrazione.

LA STRATEGIA
Ai suoi interlocutori Conte chiederà di decidere prima il nuovo organigramma europeo (del resto il dossier verrà affrontato al Consiglio Ue del 20 e 21 giugno, ma già si prevede un rinvio) e solo dopo di affrontare la questione della sanzione per debito eccessivo (il termine è il 9 luglio). In questo modo il presidente del Consiglio spera di ottenere maggiori margini di trattativa. Con due mosse: far balenare ai partner la possibilità di mettersi di traverso o addirittura di porre veti, se Roma non otterrà un trattamento benevolo sul fronte dei vincoli di bilancio. E, se necessario, come merce di scambio, rinunciare a un commissario europeo di peso: attualmente le richieste italiane sono orientate su Concorrenza, Industria o Commercio. «La partita delle nomine va trattata in una logica di pacchetto», confida Conte, «non si può pensare di decidere solo per la presidenza della Commissione e del Consiglio europeo e in una fase successiva dei commissari.

Se facessimo così rischieremmo un risultato estremamente negativo». Non manca un altolà al tedesco Jens Weidmann: «Il nuovo presidente della Bce non può essere scelto tra chi esprime una forte discontinuità con la linea di Draghi».
Un gioco sia d'interdizione, che forse di scambio, reso necessario dalla difficilissima situazione in cui si trovano a operare il premier e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria. Da una parte la Commissione chiede all'Italia una manovra correttiva, per disinnescare la procedura. Dall'altra, visto il no perentorio di Salvini e Di Maio alla richiesta di Bruxelles, il premier e il ministro possono limitarsi a promettere per fine anno un abbassamento del rapporto deficit-Pil al 2,2% (contro il 2,4% programmato), grazie alle maggiori entrate fiscali e ai risparmi derivanti dal reddito di cittadinanza e da quota 100. «E un Paese fondatore dal peso economico come il nostro», dicono a palazzo Chigi, «merita una valutazione approfondita, non il conto della serva».

LA MISSIVA
Sul fronte più politico, oltre a sfidare Salvini sulla flat tax (rinviando di fatto il vero scontro in ottobre) e a negargli per ora la nomina del ministro agli Affari europei («finché c'è la trattativa sulla procedura, con Bruxelles ci parliamo solo io e Tria»), Conte sta limando la lettera alle istituzioni europee che ha annunciato dei giorni scorsi. «Sarà una missiva molto tosta», garantiscono a palazzo Chigi. E spiegano: «Il premier dirà che l'Italia vuole stare nelle regole, ma chiede che la stabilità finanziaria si accompagni alla crescita. E che tra i vari Stati ci sia parità di trattamento». Senza favori alla Germania sul surplus commerciale o all'Irlanda, Olanda e Lussemburgo sul dumping fiscale.
  Ultimo aggiornamento: 16:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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