L'Autonomia si riduce. E sulla Sanità regionale deciderà il Parlamento

L'Autonomia si riduce. E sulla Sanità regionale deciderà il Parlamento
di Simone Canettieri
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Venerdì 10 Luglio 2020, 07:11 - Ultimo aggiornamento: 13:04

Sì, ma ridotta. E poi sarà il Parlamento, con un voto, a stabilire i livelli di prestazione (Lep) sulle principali quattro materie che riguardano l'autonomia differenziata: trasporto pubblico, scuola, sociale e sanità. Allo stesso tempo, il governo ha ormai cassato la richiesta che Lombardia, Veneto (ma anche l'Emilia Romagna) di poter gestire il residuo fiscale, ipotesi avanzata ai tempi del governo gialloverde.
In parallelo queste tre regioni otterranno anche il decentramento di alcune competenze che ora sono nella pancia dello Stato centrale. Ma non saranno in tutto 23, come invece chiede il governatore Luca Zaia che ieri ha incontrato il ministro per Affari regionali Francesco Boccia, in trasferta a Venezia per presiedere la conferenza unificata Stato-Regioni. «Certamente a settembre avremo anche una disponibilità nel calendario parlamentare per discussioni che si devono assolutamente trasformare in un atto che consenta poi al Parlamento di esprimersi. Il disegno legge quadro era pronto, penso ora vada integrato anche con l'esperienza degli ultimi mesi, ma non dobbiamo perdere tempo», ha spiegato il ministro dem. Puntando l'accento e ricalcando le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della sua visita a Bergamo. Ovvero: ripartire dagli errori commessi durante la fase acuta dell'epidemia, specie sulla sanità, ricordando che «l'autonomia è la forza dell'unità nazionale se attua i principi di sussidiarietà», è stato infatti il riferimento di Boccia.

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I TEMPI
Il ministro ha rassicurato il governatore leghista. Anche se, leggendo controluce le dichiarazioni, si capisce come ancora manchi un accordo nel merito delle materie. «Il passaggio parlamentare non ci preoccupa - ha aggiunto Zaia - perché se qualcuno vota conto l'autonomia vuol dire che vota conto la Costituzione». Il leghista ha poi confermato che il Veneto chiederà l'autonomia su «23 materie» e su questo Boccia ha replicato che «sul tema ci sarà una inevitabile mediazione». Il pressing del Veneto, ma anche quello della Lombardia, è tornato a farsi sentire a Palazzo Chigi. Ma Boccia sembra aver ribaltato il paradigma: si partirà prima dai livelli di prestazione, una volta che saranno stati individuati si potrà andare avanti. E soprattutto, altra novità, saranno i partiti a dire l'ultima parola, con un voto vincolante. Al contrario, insomma, della precedente impostazione, promossa dal Carroccio.

Il 22 luglio la commissione Affari costituzionali riprenderà a lavorare su questo argomento. L'arco temporale per arrivare a dama è di un anno.

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Autonomia e responsabilità sono due facce della stessa medaglia, per Boccia. Che ha poi aggiunto: «Durante il Covid, senza lo Stato non avrebbe retto nessuno, se non avessimo sommato energia e forze non ce l'avremmo fatta. Oggi tocca a noi assieme difendere redditi e consentire alle imprese di fare tutto quello che è possibile nonostante il mondo sia bloccato».
Il tutto con un appello finale: che le forze politiche si assumano le proprie responsabilità.
GLI ALTRI DOSSIER
In questo scenario è ancora da decifrare il ruolo che assumerà la Capitale. Una vicenda che non è strettamente collegata alla richiesta di Autonomia differenziata di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.
Al momento infatti i poteri speciali per Roma così come la riforma di una nuova governance sono usciti dall'agenda politica. E, salvo sorprese, difficilmente torneranno in auge.
Almeno da qui a un anno visto che all'inizio della prossima estate si voterà per le comunali. Raggi, consapevole di questo limite, è comunque attiva sulla battaglia per il modello Genova e per snellire la burocrazia. Ma manca un disegno complessivo. Il vicepresidente della Camera (FdI), Fabio Rampelli, e il sottosegretario all'Ambiente Roberto Morassut (Pd) proprio ieri hanno tenuto a battesimo Roma universale. Questo è il titolo scelto dal laboratorio permanente per Roma - presieduto da Paolo Buzzetti - per il primo seminario promosso dall'organizzazione insieme ad Aspesi. E proprio da questo incontro è partita una proposta: quella di creare (di nuovo) il ministero per le città.
 

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