Isabel Russinova: «La mia vita tra diritti umani e tutela delle donne»

Isabel Russinova: «La mia vita tra diritti umani e tutela delle donne»
di Massimo Boccucci
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Domenica 13 Giugno 2021, 08:57

CASTIGLION FIORENTINO (Arezzo) Nella vita di Isabel Russinova oggi c'è posto soprattutto per le tematiche sociali, la difesa dei diritti umanitari, le pari opportunità e l'arte. Il suo impegno è forte, come autrice di testi per il teatro e le sceneggiature per il cinema e la tv, tra tante iniziative in prima linea quali l'essere testimonial ufficiale di Amnesty International. È la nuova Isabel, all'anagrafe Maria Isabella Cociani, nata a Sofia da padre istriano e madre bulgara, cresciuta a Trieste dove vivevano i nonni paterni. Modella, conduttrice televisiva e un'esperienza come cantante, poi specialmente attrice, drammaturga, scrittrice e operatrice culturale che a metà degli anni '80 ha raggiunto la popolarità, ricordando la conduzione del Festival di Sanremo nel 1983 accanto ad Andrea Giordana, Daniele Piombi, Emanuela Falcetti e Anna Pettinelli con le quali ha condotto Discoring, in un percorso che l'ha portata a interpretare più di trenta film con molti maestri del cinema europeo. Ieri, venerdì 11 giugno, al Teatro Comunale “Mario Spina” di Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo, ha ricevuto in serata il Premio Internazionale “Semplicemente Donna”, nella sezione Arte e cultura per il sociale, con un'accoglienza davvero speciale.

Russinova, non si è fatta mancare nulla nella sua carriera?

«Sono una donna curiosa, ce l'ho nel dna. Direi che è un fattore caratteriale che mi porto dietro fin da piccola. Ricordo che ai miei genitori chiedevo continuamente perchè, ed era molto più di un gioco. Loro mi davano puntualmente le risposte. Sono cresciuta così e ho trasmesso questo ai miei figli, Antonio e Maria Cristina. Anche loro chiedono molto. Farsi le domande nella vita vuol dire pensare e dunque cercare le risposte».

Come nasce il personaggio Isabel Russinova?

«Quando facevo le elementari nei temi su cosa avrei voluto fare da grande scrivevo il detective, poi venne il piano B, ovvero l'archeologa e l'ingegnere anche per impressionare gli insegnanti visto che un mestiere faceva sempre colpo. Mio padre medico ha cercato di portarmi ad amare la medicina ma non era la mia strada, io cercavo e volevo un percorso umanistico. Ho fatto il liceo classico e studiando Edipo Re ricordo di aver imparato un pezzo a memoria e di averlo declamato in casa. Mi sono immedesimata e sono entrata in questo sogno che era una visione».

Cosa non ha mai voluto fare?

«Interpretare Medea, un ruolo che mi è stato proposto tante volte e che ho sempre rifiutato consapevole della forza del ruolo nel quale non mi sono mai ritrovata. Quando sei personaggio, in fondo lo diventi. Il mio senso materno, certe convinzioni mi hanno allontanato. Non ci riesco. Ho interpretato Andromaca, in questo caso sì, perché è diverso: c'è la protezione del figlio e della stirpe, l'amore per Ettore, per la famiglia e la patria».

Ama più il teatro o lo schermo?

«Il teatro lo amo da sempre. Ho avuto la fortuna di conoscere tante discipline artistiche. Mi piace raccontare e ascoltare, oggi in tv purtroppo si racconta e si ascolta poco. Preferisco la drammaturgia».

La vedremo presto in tv?

«Approderà a settembre, sulla piattaforma web Europa Tv, “Ether il quinto elemento”, un podcast culturale tra arte e ambiente in cui tre donne raccontano personalità. Sono insieme a Tiziana Primozich, direttore responsabile di DailyCases, e a mia figlia Maria Cristina Martinelli Carraresi».

Ha altri progetti?

«Ce ne sono. Penso al progetto Archeologika 2021, un'isola di storie, con Regione Sardegna, sostenuto anche dal Ministero dei Beni Culturali e dalle università sarde. Sono testimonial con Vittorio Sgarbi, Mario Tozzi, Roberto Giacobbo e Christian Greco direttore del Museo Egizio di Torino. Ciascuno racconta il suo mondo, io propongo quattro storie al femminile che attraversano epoche diverse».

Lo ricorda con piacere il Sanremo '83?

«Io ricordo con piacere tutte le cose che ho fatto e che faccio. Mi ha dato molta popolarità, è stato un battesimo incredibile perché è come per un atleta fare subito le Olimpiadi. Venivo dalla moda, non avevo mai fatto la televisione fino alla prima esperienza di pochi mesi precedenti con Discoring. I dirigenti della Rai pensarono di portare sul palco del festival le tre ragazze di quel programma fortunato. Conservo a distanza di tanti anni un ottimo ricordo, ho sempre ricordato e rispettato tutte le esperienze che ho affrontato».

Teatro, cinema e tv di oggi le piacciono?

«In tv adoro Alberto Angela. In Italia ci sono tanti bravi attori, apprezzo particolarmente Pierfrancesco Favino, Elio Gerrmano e Giorgio Tirabassi che ho ammirato nell'interpretazione del giudice Paolo Borsellino. Il cinema italiano è cresciuto molto e ha sempre bisogno di belle storie e di energia. Spero che ci siano tanti buoni testi e sceneggiature». 

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