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Medvedev, la minaccia: «Odio gli occidentali, voglio farli sparire»

L’ex presidente è uno dei falchi più ascoltati al Cremlino

Medvedev choc contro gli occidentali: «Bastardi e degenerati, li odio: voglio farli sparire»
di Marco Ventura
5 Minuti di Lettura
Martedì 7 Giugno 2022, 10:32 - Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 00:13

«Odio chi è contro la Russia, farò di tutto per eliminarli». L’ultima sparata di Dmitrij Medvedev nasce dalla volontà di spiegare perché i suoi tweet siano sempre così velenosi, e il risultato è che ne formula uno che li supera tutti, quanto a violenza: verbale ma non solo se la narrativa dell’odio è fondata su quella che Mosca si ostina a chiamare «operazione militare speciale». «Mi viene spesso chiesto – scrive l’ex presidente russo e da sempre braccio destro del leader Putin, oggi vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione – perché i miei post su Telegram sono così duri. La risposta è che li odio… Sono bastardi e degenerati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire». In tutti i resoconti il riferimento è agli «occidentali». In generale a chi odia, disprezza, fa la guerra alla Russia.

Il paradosso è che a esprimersi così è lo stesso Medvedev che qualche giorno fa sosteneva che la Russia era disposta al dialogo, «purché vi sia il rispetto». Ma già il giorno dopo, il 4 giugno, definiva le sanzioni occidentali contro i parenti dei politici russi «degni della ‘Ndrangheta e di Cosa Nostra». E l’altro ieri Medvedev si rivolgeva agli «imbecilli europei» per commentare le sanzioni contro la Russia, che colpirebbero gli stessi cittadini europei quasi fossero nemici «al pari dei russi». Una vera «idiozia». Di qui la spiegazione chiesta e data oggi su Twitter, circa insulti che tuttora hanno un suono strano per chi ha conosciuto Medvedev negli anni in cui era presidente della Russia (e per via dell’alternanza Putin era il premier). Medvedev è sempre stato l’uomo di fiducia dello Zar, al punto di sedere sul trono del Cremlino con Putin in un ruolo (solo) in teoria subalterno. Le uscite sopra le righe del n. 2 del regime sono considerate in linea con le scelte estreme di Putin. A metà maggio, Medvedev aveva anche agitato lo spettro dell’arma atomica, dichiarando che cresceva il rischio di un conflitto Nato-Russia e, quindi, della «guerra nucleare». 

LE REAZIONI

La risposta italiana è affidata al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. «Sono parole inaccettabili, che ci preoccupano fortemente», dice il nostro capo-diplomazia. «Non è un segnale di dialogo, non è un’apertura verso un cessate il fuoco, non è un tentativo di ritrovare la pace, sono parole inequivocabili di minaccia verso chi sta cercando con insistenza la pace». E stavolta la durezza dei termini coglie di sorpresa pure Salvini. «È chiaro che non ci siamo», parole come quelle di Medvedev «sono le ultime che servono». All’avvio di un negoziato, intende il leader della Lega. Per Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale, sono dichiarazioni «che si commentano da sole. In quell’Occidente che tanto odia, in un Paese libero e democratico, un signore come lui non sarebbe certo a capo del Consiglio di sicurezza». 

 

E per il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, si tratta di parole «gravissime, pericolose, peraltro chiaramente rivolte agli ucraini proprio perché hanno scelto i valori della democrazia». Altri preferiscono non prendere troppo sul serio i toni esagitati dell’ex presidente russo. Il leader di Azione, Carlo Calenda, su Twitter invita sarcasticamente a considerare che «hanno ragione Conte e Salvini, la leadership russa è pervasa da uno spirito di conciliazione e pacificazione, siamo noi a essere guerrafondai», mentre il senatore del Pd Andrea Marcucci riconosce nella sparata di Medvedev l’insoddisfazione per come procede la campagna militare. «Le sue parole violente danno la misura del nervosismo che pervade il cerchio stretto di Putin. Evidente che la guerra non sta andando come volevano, e che l’attacco all’Ucraina si sta confermando molto più lento e gravido di conseguenze per la Russia. Da qui l’odio per gli Occidentali». 

IL CASO MOSKVA 

Che la situazione in Ucraina stia a dir poco innervosendo il Cremlino è un dato di fatto. Al punto che Mosca avrebbe anche imposto il silenzio assoluto ai familiari dei marinai rimasti uccisi nell’attacco delle forze ucraine che ha affondato l’incrociatore russo Moskva lo scorso 13 aprile nel Mar Nero. Secondo l’intelligence di Kiev un gruppo di psicologi, medici e avvocati sta lavorando con i parenti dei marinai, soprattutto per prevenire eventuali fughe di notizie sul numero dei morti e dei dispersi. In particolare, le famiglie vengono “persuase” a non parlare con nessuno sulla sorte dei loro figli e mariti pena il mancato ricevimento del risarcimento per la perdita dei loro cari, oltre alla denuncia penale. 

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