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John Lennon, Yoko Ono non perdona: «L'assassino deve restare in carcere»

John Lennon, Yoko Ono non perdona: «L'assassino deve restare in carcere»
di Anna Guaita
4 Minuti di Lettura
Sabato 29 Agosto 2020, 09:06

NEW YORK Sono passati 40 anni, ma Yoko Ono ha ancora negli occhi l'immagine di John Lennon colpito quattro volte alla schiena dalla pistola di Mark David Chapman. L'87enne artista giapponese non riesce a perdonare l'uomo che aveva freddamente calcolato di caricare la sua calibro 38 con pallottole a espansione, le più letali, le più dolorose. Non riesce a dimenticare la corsa all'ospedale nella macchina della polizia, con il sangue del marito che bagnava il sedile posteriore. Una corsa inutile: alle 23:30 dell'8 dicembre 1980, John Lennon arrivava al Roosevelt Hospital già cadavere. Inutilmente tre medici gli aprirono il petto per tentare il massaggio cardiaco: le pallottole del killer gli avevano maciullato le arterie.

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LA CONFESSIONE
Per Yoko Ono, quella notte non sarà mai cancellata, e per questo anche la prigionia di Chapman non deve mai finire. La domanda di libertà che il 65enne detenuto ha presentato è stata infatti rifiutata per l'undicesima volta. Certo, nel rigettarla la commissione giudicatrice non ha tenuto conto solo della lettera che a ogni udienza, con scadenza biennale, la vedova presenta. Chapman, hanno spiegato negli anni scorsi i giudici, non può essere liberato perché significherebbe «mitigare la gravità del suo crimine», e perché «costituirebbe una minaccia alla sicurezza pubblica, anche perché qualcuno potrebbe tentare di fargli del male, sia per rabbia, che per vendetta, che per diventare famoso».

Dopotutto lo stesso Chapman aveva confessato di aver deciso di uccidere John Lennon, dopo aver scartato Paul McCarthy, Elizabeth Taylor, Jackie Kennedy e Ronald Reagan, perché era il più facilmente accostabile e tanto famoso da garantire a lui stesso fama mondiale. Il 25enne texano era venuto dalle Hawaii, dove lavorava e si era sposato un anno e mezzo prima, deciso a fare la posta a Lennon e a scaricargli addosso la sua arma. E Lennon, che trattava i suoi fan sempre con gentilezza, si era fatto avvicinare da lui nel pomeriggio, mentre usciva con Yoko per andare a completare la registrazione della canzone «Walking On Thin Ice». «Stanno qui ad aspettarmi per ore», si era scusato John con l'autista della limousine che pazientava mentre lui metteva l'autografo a un Lp che Chapman aveva comprato e gli aveva messo sotto il naso.

E il giovane killer dopo l'omicidio dirà che effettivamente John era stato «molto affabile» con lui nel pomeriggio, tanto che nelle ore seguenti, mentre lo aspettava di ritorno la sera, aveva quasi pensato di rinunciare ai suoi propositi assassini: «Ma non c'era verso che me ne andassi». E difatti era rimasto lì, con altri fan, e addirittura aveva fermato la baby sitter che tornava a casa con il figlioletto di Yoko e John, Sean, allora bambino di 5 anni, e gli aveva stretto la mano. Ed era proprio per mettere a letto Sean e dargli il bacino della buonanotte che la coppia era tornata a casa dopo la registrazione, invece che andare a festeggiare. E sotto il loro palazzo, il famoso Dakota, hanno incontrato di nuovo Chapman, che li ha lasciati passare con un sorriso, per colpire John alle spalle.
 


Interrogato dalla polizia, Chapman rivelò che aveva scelto Lennon per rabbia contro la sua «ipocrisia», perché cantava «canzoni altruistiche», mentre «il suo stile di vita era sontuoso». Chapman, che sin dagli anni universitari era diventato religiosissimo, criticava Lennon «per il suo ateismo e il suo comunismo». L'ex Beatle stava in quel periodo tornando alla musica, dopo un periodo di silenzio di cinque anni. Aveva appena rilasciato un nuovo Lp, Double Fantasy, una testimonianza della felicità della sua vita familiare accanto a Yoko e al loro bambino. Nel processo che si concluse nell'agosto del 1981, il texano venne condannato a un minimo di 20 anni di detenzione estendibili all'ergastolo. Il che significa che dopo venti anni, Chapman ha maturato il diritto di chiedere la libertà condizionale. E l'ha chiesta sin dal 2000, con scadenza biennale, ricevendo sempre un «no».

 

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