Iran, arrestata la nipote della Guida suprema Khamenei: è accusata di aver preso parte alle proteste

Attivista politica e per i diritti umani, è stata arrestata a Teheran per aver sostenuto i manifestanti che continuano, nonostante le centinaia di vittime e le migliaia di arresti, a ricordare Mahsa Amini

Iran, arrestata la nipote della Guida suprema Khamenei: è accusata di aver preso parte delle proteste
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Mercoledì 23 Novembre 2022, 20:23 - Ultimo aggiornamento: 21:06

La scure delle repressione della rivolta pacifica degli iraniani che chiedono diritti e libertà non guarda in faccia a nessuno. Tanto che a finire in manette è anche Farideh Moradkhani, nipote della Guida Suprema dell'Iran Ali Khamenei che da due mesi vede traballare il suo regime sotto i colpi di ciocche di capelli al vento e delle proteste coraggiose e determinate in ogni città. Attivista politica e per i diritti umani, è stata arrestata a Teheran per aver sostenuto i manifestanti che continuano, nonostante le centinaia di vittime e le migliaia di arresti, a ricordare Mahsa Amini la giovane morta a settembre mentre era in custodia della polizia per non aver indossato correttamente il velo. Secondo un tweet di suo fratello, Mahmoud Moradkhani - anche lui oppositore del regime che attualmente vive in Francia - la donna, 36 anni, sarebbe stata «arrestata e portata in carcere oggi, quando si è recata presso l'ufficio del procuratore per scontare un ordine del tribunale». L'intelligence dei guardiani della Rivoluzione ha reso noto di aver catturato anche un cittadino iraniano-britannico, con l'accusa di essere coinvolto nelle proteste che Teheran giudica coordinate dall'estero per destabilizzare il Paese e di essere «uno dei principali collegamenti tra le reti terroristiche e dissidenti Bbc e Iran International».

La tv in lingua persiana, basata a Londra, è da tempo nel mirino delle minacce del regime - che la considera finanziata dall'Arabia Saudita - che l'hanno raggiunta in terra britannica, tanto da costringere il governo di Rishi Sunak a convocare l'ambasciatore di Teheran e a schierare la polizia attorno alla sede della redazione nella capitale.

La nipote di Khamenei e l'ultimo arresto

Non è la prima volta che la nipote di Khamenei finisce in prigione: l'ultima lo scorso gennaio, incarcerata dopo essersi rivolta alla vedova dell'ultimo scià, Mohammad Reza Pahlavi deposto dalla Rivoluzione islamica del 1979, chiamandola «cara regina». In occasione dell'83esimo compleanno di Farah Diba, il 14 ottobre 2021, Farideh aveva inviato un messaggio con una poesia a lei dedicata: «Cara regina e madre della mia patria! So che tornerai e porterai la luce per spezzare l'oscurità della notte», aveva detto lanciando una sfida allo zio e agli ayatollah. Pochi mesi prima del suo arresto aveva inoltre avviato una campagna a favore dei detenuti e contro la pena di morte. Rinchiusa nel famigerato carcere di Evin a Teheran, noto per le brutali condizioni di detenzione degli oppositori politici, era stata poi rilasciata su cauzione a maggio. Farideh è la figlia della sorella di Khamenei, Badri, e dello sceicco Ali Moradkhani (noto come Ali Teherani) che dopo la Rivoluzione guidata da Khomeini nel '79 diventò un dissidente e trovò rifugio in Iraq. Al suo ritorno in Iran venne condannato a 20 anni di prigione, ma fu scarcerato dopo 10. Ali Teherani è morto lo scorso ottobre nella capitale iraniana all'età di 96 anni.

Continuano le proteste

Continuano da oltre due mesi le proteste e gli scioperi della popolazione e degli studenti iraniani di diverse città iraniane, innescate dalla morte della ventiduenne Mahsa Amini. I manifestanti hanno sostenuto ancora una volta le città curde, che di recente sono state sottoposte a una dura repressione da parte delle forze di sicurezza, che hanno usato anche armi pesanti. Secondo quanto riferito, queste città hanno bisogno di aiuti medici e di cibo. I manifestanti hanno gridato «Kurdistan, occhio e luce dell'Iran». Gli attivisti hanno lanciato un appello per «grandi raduni nazionali» domani, soprattutto a sostegno dei curdi iraniani. Nel frattempo, l'Associazione degli oftalmologi ha espresso preoccupazione per le numerose ferite agli occhi di centinaia di manifestanti, colpiti da proiettili in faccia.

I video diffusi sui social media mostrano il diciottenne Parsa Ghobadi, che ha perso entrambi gli occhi durante gli spari a Kermanshah lunedì. Anche Ghazal Ranjkesh ha perso l'occhio destro. «L'ultima immagine che ho visto con quell'occhio è stato il sorriso di chi ha sparato», ha detto sul suo profilo Instagram. In una serie di espressioni di solidarietà con la gente da parte di atleti iraniani, una dei membri della squadra nazionale femminile iraniana di ping pong, Parinaz hajilou, 21 anni, ha annunciato sul suo account Instagram il suo abbandono. «Le medaglie non rendono più felice il mio popolo», ha detto. Inoltre, due sorelle, Sara e Pari Baharvandi, entrambe membri della squadra nazionale femminile iraniana di snooker (una specialità del biliardo), hanno postato un video, a capo scoperto, annunciando le loro dimissioni «a sostegno della libertà». Nelle ultime due settimane, almeno cinque annunciatori della tv e della radio di Stato hanno abbandonato il loro lavoro, dopo messaggi sui social media.

 

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