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Elezioni Usa 2020, dai ricorsi al voto per posta rischio tempi supplementari: il verdetto potrebbe slittare di giorni

Elezioni Usa 2020, dai ricorsi al voto per posta rischio tempi supplementari: il verdetto potrebbe slittare di giorni
di Flavio Pompetti
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 4 Novembre 2020, 06:26

NEW YORK - L'ora della verità è scoccata alle tre di questa mattina. In quel momento, un'ora dopo la chiusura dei seggi in Pennsylvania, si sarebbero chiarite due delle incognite principali che pendono di questa elezione: se Trump è riuscito a contenere la falla di voti che si profilava alla vigilia sul fronte della costa atlantica meridionale, e se il verdetto della Pennsylvania è talmente evidente da rendere superflua l'attesa dell'apertura delle ultime schede ancora in arrivo nello Stato. Se la risposta sarà positiva nel primo caso e negativa nel secondo, allora è segno che l'incertezza è destinata a durare, e che la partita che avrebbe dovuto chiudersi in nottata è destinata ai tempi supplementari. L'ipotesi in realtà era data per scontata da settimane, perlomeno dalle due squadre elettorali che si stavano preparando all'evenienza di un esito controverso del voto. Democratici e repubblicani hanno allestito da tempo squadre legali in ognuno dei 50 Stati, e il loro lavoro è iniziato quando le segreterie elettorali hanno iniziato a ad aprire le schede arrivate con il voto postale, e in alcuni casi a scannerizzarle immediatamente in attesa dello scrutinio ufficiale che è iniziato invece ieri mattina. Questa descrizione del processo pecca di una semplificazione estrema.


LACUNE SU LACUNE

In realtà l'intero iter elettorale sembra disegnato per moltiplicare le lacune, i possibili punti di contestazione, e sì, anche i varchi di accesso per chi vuole commettere frodi. Due dettagli su tutto. Le schede inviate in via postale in Michigan sono ricevute da 1500 segreterie distribuite in 83 contee, in ognuna delle quali un funzionario deve immetterle manualmente nello scanner che poi consolida i dati digitali. Questa operazione è consentita in anticipo rispetto alla data del voto in undici stati, dove potenzialmente le scelte dei votanti sono state visionate dagli scrutatori diversi giorni prima, fino a tre settimane prima del voto. Le denunce, le sentenze e gli appelli riguardo a casi sospetti si sono susseguite a ritmo incessante, prima ancora che lo spoglio venisse dichiarato aperto, e le relative cause potrebbero durare a lungo.


SOTTO SEQUESTRO

In Texas due giorni fa l'ufficio elettorale aveva sequestrato 130.000 schede perché erano state raccolte in postazioni drive in approntate per limitare il rischio di contagio del coronavirus. I repubblicani sostenevano che erano state allestite in violazione della legge. Il giudice di primo grado ha riconosciuto la praticità della scelta, e un suo superiore a livello federale ha respinto l'immediato appello in quanto frivolo. Il caso continuerà comunque la sua marcia verso la corte suprema, mentre situazioni simili con grandi quantitativi di schede bloccate si stanno accumulando in ogni angolo del paese. La soluzione dei casi giudiziari chiederà tempo, e in caso di distacchi non decisivi il verdetto potrebbe essere rimandato insieme a loro. Di sicuro bisognerà attendere almeno fino a venerdì notte per conoscere lo spoglio finale dei voti postali in Pennsylvania, dove la scadenza per l'arrivo delle schede è stato posticipato di tre giorni, con grande rammarico di Trump che ha denunciato il fatto nelle ultime apparizioni pubbliche ieri.

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IL DUBBIO È LECITO

Il dubbio sull'esito è insito già nei regolamenti. In caso di scarti minimi, stati come la Florida, l'Ohio e la Pennsylvania prevedono ri-conteggi obbligatori; in altri i candidati possono farne richiesta. La scadenza per la designazione dei grandi elettori da parte di ogni Stato è fissata per l'8 di dicembre, quella del voto di questi ultimi per sancire l'elezione del nuovo presidente sei giorni dopo. Ancora una volta come è già successo nella sfida tra Bush e Gore nell'anno 2000, si rischia di arrivare a quella data senza la certezza dello spoglio, e con l'incubo che i grandi elettori siano scelti dalle loro rispettive assemblee politiche, e che possano finire con l'esprimere la propria preferenza personale per uno dei due candidati, invece di riflettere l'esito delle urne. La tensione è alta a Washington, e un paese già accampato sulle sponde opposte della polarizzazione politica, attende con ansia di sapere come andrà a finire.

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