CORONAVIRUS

Coronavirus, viaggio in barca di un navigatore solitario, rifiutato da tutti nel Pacifico per la pandemia

Venerdì 8 Maggio 2020 di Riccardo De Palo
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Giorovagare in mezzo al mare per tre anni, fermandosi per brevi periodi in atolli da sogno, in mezzo all’Oceano Pacifico. Era questo l’obiettivo di Wong, un cittadino di Singapore di 59 anni, partio il 2 febbraio scorso, forte delle sue capacità marinaresche, a bordo di uno yacht.  Ma il suo sogno di avventura si è rapidamente mutato in un incubo - come riferisce il sito della Bbc - quando, mentre lui navigava ignaro di quanto stesse accadendo, nel mondo la gente assaltava i supermercati, e i governi sigillavano le frontiere, per l’emergenza Covid-19.

L’impresa era stata accuratamente preparata per anni.Tutto era pronto, e organizzato per tempo: dalle esatte quantità di carburante, ai viveri e all’acqua necessari per la traversata, alle condizioni meteo dei luoghi che intendeva visitare.

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Ma la pandemia ha rovinato i suoi piani. Nella prima fase della navigazione, Wong aveva portato con sé due amici, che sono sbarcati in Indonesia. Poi il marinaio ha ripreso la via del mare, per navigare verso la prossima tappa: Papua Nuova Guinea, dove avrebbe fatto rifornimento di cibo e benzina. E qui capitò il primo imprevisto: il pilota automatico smise di funzionare. «Ero ancora in acque indonesiane quando accadde - ha raccontato l’uomo alla Bbc - ma il lockdown era già in vigore, e mi impedirono di attraccare. Così, ho pensato, va bene, continuerò a navigare».

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Il problema però non era di poco conto. Un pilota automatico rotto vuol dire che Wong, in mare aperto, avrebbe dovuto stare al timone continuamente, senza mai fermarsi, neppure per dormire. Così, di notte, Wong dovette predisporre un allarme per potersi svegliare ogni ora, e controllare se la rotta fosse quella giusta. Ma non fu affatto facile, racconta. Mentre si avvicinava alla sua destinazione, contattò la sua famiglia con il telefono satellitare, e scoprì che anche in Papua Nuova Guinea avevano chiuso le frontiere. Così, decise di fermarsi in una piccola isola, dove vivevano non più di 20-30 famiglie.

Un posto sperduto, senza tv né telefono. Ma anche là era arrivata la notizia del lockdown, e così a Wong fu impedito di attraccare, e fu cacciato senza tanti complimenti. «Ho saputo - continua il suo racconto alla Bbc - che anche le isole del pacifico meridionale erano tutte inaccessibili. Ma non volevo tornare, ero già a metà strada. Così decisi di continuare verso Tuvalu». Wong continuò a navigare per altri tredici giorni. 

Il 21 aprile, quando arrivò a Tuvalu, le sue scorte di cibo e carburante erano ormai ridotte al lumicino. Ma fu intercettato dalla guardia costiera, che gli impedì di attraccare. «Li ho implorati - ha raccontato Wong - fatemi soltanto rifornire di cibo e carburante, non metterò piede sull’isola». Ma la risposta fu un secco “no”. 

Alla fine, a fuoria di implorare, riuscì a impietosirli e, in cambio dell’equivalente di 1300 euro, riuscì a fare rifornimento. Arrivò una barca carica delle merci che aveva acquistato, ma c'era un problema: nessuno poteva avvicinarsi a causa delle severe norme di distanziamento sociale. 

«Ho lanciato a una piccola scialuppa in mare, loro l’hanno riempita e ho potuto portare cibo e taniche di carburante a bordo. Ma è stata un’operazione lunghissima». 

Wong ripartì, in direzione delle isole Fiji. Grazie all’interessamento dei suoi familiari, che avevano contattato il ministero degli Esteri di Singapore, c’era la ragionevole speranza (ma non certo la certezza) di essere accolto. Il marinaio solitario poteva soltanto sperare che tutto andasse per il meglio.  

Ci furono altri guai, naturalmente. «A un certo punto, l’elica subì un danno, e non c’era di certo modo di ripararla. Il vento era fortissimo, ci trovavamo a 900 km dal ciclone Harold, che stava sconvolgendo molte isole del Pacifico. Il mare era grosso, e l’elica aveva toccato qualcosa, non andava più bene».

Il 29 aprile, lo yacht di Wong arrivò alle isole Fiji, dove fortunamente fu accolto senza troppi problemi. Gli fu anche fatto il tampone, che ovviamente risultò negativo, perché in tutto quel tempo non aveva visto nessuno. 

Ora Wong aspetta che la pandemia passi, per continuare il suo viaggio.

Ultimo aggiornamento: 19:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA