Virus, Usa: no alle borse di tela, tornano i sacchetti di plastica

Giovedì 9 Aprile 2020 di Anna Guaita
NEW YORK – Ci sono voluti anni per abituare i consumatori e gli esercenti a non usare più le buste di plastica per gli acquisti. E ora tutto il lavoro degli ambientalisti rischia di evaporare. Sono oramai cinque gli Stati in Usa che chiedono ai cittadini di non recarsi a fare a spesa portando le borse da casa. In più, anche 130 fra città e cittadine (e fra queste la prima è stata la verde San Francisco) hanno fatto precipitosamente marcia indietro e riconfermato l’uso delle buste di plastica.
 
In realtà non c’è prova che quei sacchetti siano più sani delle borse di tela. Il fatto però è che le borse ambientalmente corrette possono provenire da case dove ci siano malati o anche semplici portatori sani del virus, e una volta  posate sui carrelli e sui ripiani delle casse possono diffonderlo in lungo e in largo.
 
E non basta: non solo si chiede di non portarsi le borse da casa, ma si raccomanda di usare una sola volta il sacchetto di plastica che si riceve nei negozi. Difatti, la teoria sarebbe che quando viene usato per la prima volta, il sacchetto è “vergine”, poiché proviene da un pacco che non è stato maneggiato da nessuno, ma spedito dalla fabbrica. Dopo l’uso, dopo che il cliente l’ha portato a casa, anche quel sacchetto di plastica presenterà gli stessi rischi delle borse di tela, poiché il virus può restare in vita sulla plastica fino a tre giorni.
 
La quarantena sta sicuramente collaborando a pulire i nostri cieli, avendo diminuito le emissioni inquinanti di auto, aerei ecc. Ma quando rientreremo nella normalità, avremo di nuovo tutti nelle nostre case montagne di plastica da riciclare.
 
Tuttavia, prima di tornare a usare le nostre amate borsone di tela, ascoltiamo il monito di alcuni scienziati che raccomandano di lavarle spesso. Varie volte negli anni scorsi negli Usa si sono verificati crisi sanitarie legate a borse sporche che hanno contagiato il cibo che vi era stato trasportato. Famoso è il caso di una squadra di calcio di liceali, tutte colpite da una infezione intestinale di norovirus nel 2012. Il colpevole? un pacchetto di biscotti trasportato in una borsa di tela che era stata lasciata nella stanza d’albergo della prima ragazza che si era beccata il virus.
 
 
 
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