Ricerca, eroine o cenerentole? Ancora poche le scienziate ai vertici: ecco perché

Venerdì 18 Ottobre 2019

Eroine nei libri e al cinema, ancora troppo spesso all'angolo sul posto di lavoro. È il nuovo paradosso del 'gender gap', la disparità di genere vissuta in Italia dalle donne che fanno ricerca: mentre negli ultimi anni la narrazione mediatica le ha scoperte e trasformate in fenomeni, la realtà quotidiana rimane diversa e il loro sogno è che arrivi un giorno in cui indossare un camice e aspirare a ruoli di vertice sia considerato semplicemente normale. Un giorno in cui lasciare alle favole l'immagine della “Cenerentola vittima di pregiudizi, che solo una bacchetta magica può vestire da principessa.

Lo spiegano le 4 protagoniste della conferenza 'Superscienziate? Le donne in scienza tra storytelling e realtà', in programma sabato 19 ottobre nella cornice di BergamoScienza. A confrontarsi sul tema saranno Paola Govoni, professore associato all'università di Bologna, esperta in genere e cultura della scienza; Tiziana Metiteri, neuropsicologa clinica all'ospedale Meyer di Firenze e co-ideatrice con Sonia Mele e Morgana Favero del progetto 'Untold stories: the women pioneers of neurosciencè (wineurope.eu); Simona Polo, biologa responsabile del programma di ricerca Complessi molecolari e trasmissione del segnale all'Ifom-Istituto Firc di oncologia molecolare di Milano, docente all'università Statale del capoluogo lombardo; Ariel Spini Bauer, studentessa di seconda media. Classe 2007, autrice per Editoriale Scienza del libro 'Da grande farò' in cui intervista 10 big della scienza (5 uomini e 5 donne), ama la matematica e vorrebbe studiarla all'università per poi insegnarla.

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«Anche se - mette le mani avanti - sono consapevole che probabilmente cambierò idea». A ispirare la discussione sono i riflettori puntati fissi sul 'pink power' da articoli di stampa, servizi tv, mostre, documentari, film campioni di incassi. «Un'attenzione importante perché mette in luce il fattore femminile nella ricerca - spiegano le relatrici anticipando qualche riflessione - ma che risulta in contrasto stridente con la condizione effettiva della donna scienziata, che le statistiche e gli studi aggiornati ci presentano come ancora estremamente debole e sempre più svantaggiata nel percorso di carriera». Il rapporto fra donne e materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) è ben documentato a livello nazionale e non solo.

«Da molti anni si producono informazioni», ricorda Govoni, numeri «di facile reperimento in Internet come quelli Pisa e Invalsi in Italia, di She figures e della Royal Society in Europa, della National Science Foundation negli Usa e molti altri ancora. Il dato positivo è quello che ci mostra come le donne tendano a essere più studiose degli uomini in tutte le zone del mondo dove hanno diritto all'istruzione. Quello negativo e altrettanto noto è che sembrano meno interessate a certi ambiti scientifici, per esempio la 'computer sciencè, oggi strumento cruciale per ogni ambito della ricerca così come nella gestione dei mercati e di ogni aspetto della vita, sociale e personale». 

«Nel nostro Paese le ragazze in età scolastica sono attratte dalla scienza e costituiscono la maggior parte dei laureati in materie scientifiche - osserva Polo - Anche a livello di master le donne rappresentano la maggioranza, ma già al dottorato si registra un'inversione di tendenza e quando si arriva al management la discrepanza diventa scandalosa. In Ifom, dove lavoro, i 'principal investigator' donne sono 6 su 24, appena il 25% e comunque una percentuale alta rispetto al panorama nazionale. Non parliamo poi del fatto che ci sono pochissime direttrici alla guida di istituti di ricerca. L'unico caso, celebrato dai media, è quello di Fabiola Gianotti direttrice del Cern di Ginevra. Ma appunto siamo in Svizzera, non in Italia». In cima alla classifica internazionale della parità di genere ci sono «i Paesi nordici, con politiche sociali e assistenziali ambiziose che aiutano le donne sul posto di lavoro.

Ma attenzione - precisa la scienziata - non sono in testa solo perché hanno attuato la politica delle quote rosa, bensì grazie a decenni di educazione alla parità che parte dalla scuola. Lì nessuno si stupisce che un padre condivida con la compagna l'onere dei mesi di maternità. Qui, se uno scienziato solo lo pensasse, il 90% dei suoi colleghi maschi lo considererebbe un pazzo». Gli direbbero «che fai? Butti all'aria la carriera?».  «Analizzando le testimonianze che ho raccolto dalle 5 scienziate che ho avuto l'onore di intervistare - racconta Ariel - purtroppo emerge chiaramente che spesso i pregiudizi hanno limitato e limitano fortemente le scelte delle donne relativamente alla strada che vogliono intraprendere. Mi viene in mente ad esempio Amalia Ercoli Finzi, la prima laureata in Ingegneria aeronautica in Italia. Per poterla studiare all'università ha dovuto combattere e alla fine ce l'ha fatta, ribattezzata oggi dalle cronache “donna delle comete”».