Ferrara, case popolari solo agli italiani (primi in graduatoria), il tribunale: «Regolamento discrimina gli stranieri»

Ferrara, case popolari solo agli italiani (primi in graduatoria), il tribunale: «Regolamento discrimina gli stranieri»
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Mercoledì 7 Luglio 2021, 15:50 - Ultimo aggiornamento: 16:06

Il regolamento sull'assegnazione degli alloggi popolari adottato a marzo 2020 dal Comune di Ferrara, guidato dal sindaco leghista Alan Fabbri, è «discriminatorio» e dovrà essere modificato nelle parti che riguardano il criterio della residenzialità storica e la certificazione di impossidenza da parte degli stranieri. Lo ha stabilito il tribunale civile ferrarese, accogliendo i ricorsi di Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) e di due donne straniere, come riporta la stampa locale, finite al 342/o e 680/o posto nella graduatoria che aveva visto le prime 157 posizioni occupate solamente da italiani.

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«Prendiamo atto della sentenza, ma andiamo avanti e resisteremo in giudizio fino all'ultimo grado. Grazie al nostro regolamento e al parametro della residenzialità storica abbiamo già assegnato quasi 80 appartamenti a famiglie ferraresi bisognose e non abbiamo intenzione di fermarci». Così il sindaco di Ferrara Alan Fabbri ha commenta l'ordinanza del tribunale civile che ha bocciato come «discriminatorio» il regolamento sull'assegnazione degli alloggi popolari. Per Fabbri «si tratta di ristabilire un principio di equità sociale tra italiani e stranieri che prima mancava a Ferrara, come ancora manca in tante altre città. Non c'è nessuna discriminazione, anzi a parità di diritti, con il nostro regolamento ad essere valorizzata è la presenza sul territorio dei residenti storici e degli stranieri per bene, che si sono integrati in città». Sulle assegnazioni, poi «nessun passo indietro - specifica il sindaco -. Abbiamo dato risposte a famiglie che avevano bisogno e ne siamo fieri. I numeri parlano chiaro. In base alla 32esima graduatoria, formata con il parametro della residenzialità, abbiamo già assegnato 82 appartamenti dei quali 79 a famiglie italiane in stato di necessità. Di queste 36 sono formate da persone anziane con reddito minimo, 25 famiglie hanno all'interno disabili e 24 sono nuclei composti da un genitore separato o divorziato con figli minori.

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