La scrittrice satirica Lia Celi e il libro “Quella sporca donnina": «Racconto le seduttrici che hanno cambiato il mondo»

Venerdì 17 Luglio 2020 di Valentina Venturi
Lia Celi

C'è la storia della cortigiana veneta Veronica Franco a cui si riconosceva una cultura raffinata, il coraggio di Pearl de Vere nel gestire un bordello nel vecchio West a Cripple Creek durante la Febbre dell'oro, o la nuova vita di Divine Brown, l'ex prostituta americana che ottenne attenzione nel 1995 quando si intrattenne con l'attore Hugh Grant dentro una macchina. Lia Celi ne ripercorre le vite nel divertente libro “Quella sporca donnina - Dodici seduttrici che hanno cambiato il mondo” (edizioni Utet): un titolo geniale per un allegro tour libertino, che riporta alla memoria alcune peculiarità proprie delle donne, come il coraggio e l’inclinazione alla libertà. 

Il titolo si riferisce al film?
«Mi è venuto in mente nel dormiveglia, dopo una mastectomia. In quel momento di fragilità, non potendo parlare con nessuno, mi sono messa a fare dei giochi di parole, cambiando i titoli dei film. E da “Quella sporca dozzina” sono arrivata a “Quella sporca donnina”. Mi è piaciuto tantissimo e mi sono detta: “Se mette di buon umore me in questo momento, chissà le altre persone!”».
 
Prima ha pensato al titolo e poi al contenuto?
«Mi sono chiesta: “Un libro con questo titolo, cosa può essere?”. La donnina allegra è la prostituta e giocando mi sono detta: “Ecco le vite di 12 prostitute!”».
 
Ha fatto una selezione storica?
«Ho cercato di evitare le più famose. Stranamente, per essere una figura femminile e sociale ai margini della società la storia ne riporta relativamente molte. Ci sono più prostitute celebrate che donne oneste, a meno che non fossero regine o nobildonne. Diciamo che tra le non nobili, la prostituta è quella più rappresentata. E poi sono storie di lavoro e lavoratrici».
 
Chi è la prima?     
«Rahab, che apre le porte di Gerico a Giosuè. È l’unico personaggio, oltre a Giosuè, che venga ricordato in quella storia biblica. Non si conoscono altri nomi. La memoria è sempre stata gestita dagli uomini, è l'establishment che racconta la storia, per cui tante donne illustri sono state dimenticate e le riscopriamo ora tante attiviste o scienziate. Il ruolo assegnato alla donna in una società patriarcale è di moglie e madre reclusa: come dicevano i romani la donna migliore è quella di cui non si sa nulla…».

Perché si ricordano di più le prostitute?
«Più delle letterate o delle musiciste… La prostituta è una figura che è vissuta nella società degli uomini, accettandoli per quello che sono. Non è solo una figura piccante e pruriginosa per il mestiere che fa: è anche avventurosa. E l’avventura conquista il pubblico dalla notte dei tempi, dall’Odissea».
 
Cosa le unisce?
«Sono tutte padrone della propria vita: nei bassi fondi o nei grandi salotti, non si sono mai fatte sfruttare. Nessuna di loro ha avuto padroni. Nella storia la prostituzione è stata esercitata nei bordelli, o come schiavitù sessuale ma queste donne si sono affrancate e hanno esercitato il mestiere diventando al più presto padrone di se stesse e della propria vita. Spero arrivi il messaggio di libertà e forza: viva le donne!».
 
Come seducevano?
«Una dote che conquista sia al maschile che al femminile è il coraggio, dote rata che attrae. Queste donne non sono particolarmente belle. La escort Harriette Wilson oggi la considereremmo brutta, viene descritta come un maschiaccio. Eppure la loro vivacità, intelligenza e coraggio venato di spudoratezza, le rendevano delle creature affascinanti per i contemporanei. Facevano perdere la testa per la loro forza interiore: erano donne fortissime che rivendicavano il proprio diritto a stare sempre meglio. Donne poco romantiche».
 
Si aspetta polemiche, visto l’argomento trattato?
«È un libro senza morbosità. Per ora ho avuto reazioni solo positive. Lo consiglierei nelle scuole perché ci sono storie di vita di donne indomabili, che lottano contro la sorte avversa, vincendo. A volte persino accumulando una fortuna terrena e portano a casa intatta la loro dignità».
 
Si definirebbe una femminista?
«Sono femminista ma di una corrente molto liberale: del proprio corpo ognuno può fare quello che vuole. Il nostro corpo è l’unica cosa che abbiamo ed è un diritto che alle donne è riconosciuto poco. Sono convinta che se la prostituzione fosse stato un mestiere esercitato anche dagli uomini, oggi ci sarebbero delle facoltà universitarie, degli istituti superiori dove insegnarlo. Come la cucina con chef che sono tutti uomini, anche i grandi prostituti sarebbero uomini!».
 
La prostituzione però sottintende sfruttamento.
«Tutti i mestieri femminili sono sfruttati e sotto pagati, non solo la prostituzione. La schiavitù era fare le prostitute, ma anche le domestiche: pensiamo alle donne asiatiche deportate negli emirati, chiuse in casa, abusate, maltrattate e sottopagate dai loro padroni. La prostituzione è una cosa, lo sfruttamento del lavoro in particolare femminile, è un’altra».
 
È il mestiere più antico del mondo?
«No, il mestiere più antico del mondo è l’ambulante, chi vende qualcosa per strada. Molte donne vendevano quello di cui c’era una grande richiesta. E visto che nelle società antiche c’era segregazione sessuale e irreggimentazione del sesso nella monogamia e nel matrimonio, il sesso era una merce molto richiesta e le donne astutamente vendevano quello che era più richiesto e del resto lo facevano anche gli uomini».
 
Nel 2020 chi sono?
«Una delle figure contempotanee da accostare alle cortigiane del passato è la porno star. Se la prostituta oggi lavora nell’ombra, l’equivalente della donna che fa del sesso uno strumento di potere e diventa anche un riferimento culturale è Moana, o Valentina Nappi. Donne che escono allo scoperto e vengono citate dai giornali. Se da un lato fanno un mestiere che potrebbe essere il massimo della degradazione, loro da questa degradazione ricevono introiti notevoli e una capacità di influenza e fascino che forse è paragonabile a quello esercitato dalle cortigiane, donne che vendevano prestazioni sessuali raffinatissime ma poi ricevevano intellettuali nei loro salotti».
 
La prostituzione esisterà nel futuro?
«Non saprei, ma se c’era mille anni fa non vedo perché non dovrebbe esserci anche tra altri 1000. Gli economisti notano che non ci sono più donne notevoli e brillanti nell'esercizio della prostituzione come in passato, perché all’epoca per una donna intelligente e senza mezzi di fortuna non c’erano molte professioni praticabili. A meno che non volesse sposarsi o farsi suora, la prostituzione era una strada obbligata per una ragazza con pochi mezzi, intelligente, bella e che volesse fare fortuna senza un falso matrimonio. Per cui abbiamo queste grandi donne che vendono sesso, ma sono anche molto intelligenti e diventano influenti in campo politico e letterario».

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