Il mistero (da ridere) del vendicatore dello zerbino

Giovedì 3 Dicembre 2020 di Francesco Musolino

Cosa c’è di meglio di una vendetta per chiudere un rapporto con un ex che ci ha spaccato in due il cuore? Certo, sarebbe meglio un serafico perdono in perfetto stile zen ma in alternativa, c’è sempre lui, «il Cagatore su commissione». Eccolo, il misterioso vendicatore del quartiere, pronto a defecare sullo zerbino del soggetto da punire con un atto di sfregio. Ma esiste davvero? Sarà una leggenda vivente o spauracchio per traditori? Di lui si dice che agisca per «cause che ritiene giuste», niente soldi ma tanta fiducia nel Nirvana della vendetta. In tono con il personaggio, si dice che sia perfettamente analogico, lo si contatta con un bigliettino arrotolato e infilato in una crepa nel muro, accanto al telefono a gettoni in uno di quei bar di quartiere attorno al quale ronza un colorito micro-mondo di personaggi fra confidenze e libere uscite dai confini della famiglia. Dopodiché, non resta altro che attendere.

Dicono che vendicatore sia come il vinile, quando serve non tradisce mai. E attorno a questo brillante spunto ruota il romanzo “I segreti dello zerbino” scritto a quattro mani da Cecilia Pierami e Gian Luca Rocco (Morellini editore, pp.232 €15,90).

Pierami&Rocco sono una coppia di giornalisti milanesi d'adozione che raccontano le paturnie di una giovane donna, Giorgia, piantata in malo modo dal fidanzato, Manfredi, scatenando un rapido susseguirsi di conseguenze (prima rifiuto e poi negazione), arrivando in un balzo alla rabbia e dunque, alla vendetta. Lei precaria, lui blasonato, il teatro della vendetta è proprio Gino’s, «una sorta di monumento all’immobilismo», storico bar di periferia dove con buona pace del ritmo della metropoli dei brunch, per essere ammessi al cerchio magico bisogna saper mettere da parte i fronzoli ed essere semplicemente se stessi.

E qui la coppia di autori che firma un esordio tutto da ridere, omaggia il mondo narrativo di Stefano Benni e del suo "Bar Sport", dando spazio e voce ad una colorita galleria di personaggi; partendo dal proprietario, Gino alla sua seconda moglie, Gina - «la mente, la coscienza, l’anima e il braccio operativo dell’esercizio» - colta nella sua clamorosa e brutale conversione alla dieta vegana, e i figli Bruno e Celeste, detti rispettivamente “il Biondo” e “Viola”. E ancora, il commendatore Gianguido De Angeli che si risveglia dopo tredici giorni in rianimazione e una serie di conseguenze traumatiche, con un nuovo e particolarissimo tic verbale - «il bestemmione rotante» - che spazza via il grigiume della sua personalità da commercialista e lo ammette, ipso facto, fra gli eletti di Gino’s. Il punto di forza del romanzo è la leggerezza, la vitalità del racconto, il taglio rapido e immediato, strizzando l’occhio al lettore, chiamandolo a condividere e anticipare la battuta dei protagonisti. E oggi, fra lockdown e coprifuoco, “I segreti dello zerbino” si rivela un racconto frizzante, decisamente azzeccato per sorridere anche in tempi grami.

Ultimo aggiornamento: 19:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA