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Risarcimento dimezzato per il parente morto in un incidente, avvocato condannato

Risarcimento dimezzato per il parente morto in un incidente, avvocato condannato
di Giuseppe Mallozzi
2 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Luglio 2022, 09:47

Un avvocato di 68 anni, è stato condannato a un anno di reclusione e al pagamento di una provvisionale di 3000 euro per il reato di patrocinio infedele ai danni dei suoi assistiti.

Sullo sfondo di questa sentenza c'è una tragica vicenda risalente all'estate 2008 quando lungo la strada regionale Flacca, in località Conca, ai confini dei Comuni di Formia e Gaeta, perse la vita la signora Anna Capasso. I familiari più stretti della vittima ma anche altri parenti si rivolsero all'avvocato formiano e altri due legali per tutelare i rispettivi interessi, sia in sede penale che successivamente in quella civile. L'investitore della donna, che comunque fu tra i primi a soccorrerla, fu condannato per omicidio colposo a un anno e mezzo di reclusione. Quando iniziò nel 2013, davanti l'allora Tribunale di Gaeta, il contenzioso in sede civile cominciarono i misteri.

L'avvocato formiano, a fronte di una transazione proposta dalla compagnia assicurativa, di circa 990mila euro per tutte le persone danneggiate (furono complessivamente 13), fece firmare ai suoi assistiti un accordo transattivo facendo loro credere che quella somma era «accettata a titolo di mero acconto sul maggiore dovuto senza pregiudizio alcuno sul prosieguo della causa civile».

Con un raggiro fu deciso di accontentarsi di quanto proposto dalla compagnia assicurativa gli eredi della vittima rinunciavano di fatto al rimanente 50% del risarcimento danni stabilito in un milione e 800mila euro dalla sentenza del giudice penale di Gaeta e l'avvocato formiano decise invece in maniera unilaterale di beneficiare in forma completa degli onorari previsti dalla normativa vigente. Le sue prestazioni professionali però furono liquidate più del dovuto. Alcuni degli eredi della signora Capasso si rivolsero ai carabinieri e fu inviato un esposto alla Procura di Cassino, che aveva ravvisato il patrocinio infedele.

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