L'ultrà Manduca davanti al gip: «Non ho investito Belardinelli, io sono tifoso interista»

Martedì 22 Ottobre 2019
MILANO «Guidavo quell'auto, ma non l'ho investito io. Sono un tifoso del Napoli, ma mi piace l'Inter, mi sono anche tesserato nella tifoseria dell'Inter il 21 dicembre scorso». Cosi, davanti al gip di Milano Guido Salvini, si difende Fabio Manduca, l'ultrà napoletano arrestato venerdì scorso per omicidio volontario per aver investito Daniele Belardinelli negli scontri del 26 dicembre prima di Inter-Napoli.

IN TRASFERTA A BARCELLONA
Rispondendo per meno di un'ora alle domande, alla presenza anche del pm Rosaria Stagnaro, e con qualche dichiarazione spontanea, Manduca ha negato di essere stato lui ad investire Belardinelli, spiegando che, con la sua Renault Kadjar all'inizio degli scontri di via Novara, è «andato dietro alla volante della polizia», che seguiva una parte della carovana degli ultrà del Napoli. Inizialmente Manduca, assistito da un avvocato d'ufficio perché i suoi legali di fiducia non si sono presentati, ha detto che non voleva rispondere e poi, invece, ha cercato di difendersi. Ha confermato che era alla guida della Kadjar, ma ha anche sostenuto di non essere «un vero ultrà, non sono un ultrà del Napoli, anzi mi piace l'Inter, ho preso anche la tessera il 21 dicembre», ossia cinque giorni prima dell’agguato sfociato in guerriglia sulla strada che porta a San Siro. «Sono anche andato a vedere Barcellona-Inter a Barcellona», ha aggiunto per rimarcare la sua fede nerazzurra. Degli altri quattro che erano in macchina con lui, «io conoscevo solo Giancarlo Franco
», fratello di Vincenzo, uno dei leader della curva del Napoli, «sono un suo amico, gli altri tre li ho conosciuti la mattina stessa».

LEGAMI CON I CLAN
Il 7 gennaio scorso, sentito come teste, Manduca aveva fornito una versione diversa, raccontando di aver superato accelerando «due minivan» durante gli scontri. Poi, interrogato da indagato, si era avvalso per due volte della facoltà di non rispondere. L’arrestato, come si legge nelll'ordinanza, avrebbe anche legami con clan della camorra, oltre che con i leader del gruppo ultrà del Napoli “Mastiffs”. «Qual omicidio, chill se vuttat iss annanz a machin, frà
», affermava Manduca intercettato lo scorso 6 aprile. Tradotto: «Quale omicidio, quello si è lanciato lui davanti alla macchina, fratello». In quella telefonata all’amico, secondo il gip, «emerge con chiarezza che Manduca ha piena consapevolezza dell'investimento». L'intercettazione è una delle prove a carico dell'ultrà napoletano, assieme alle «ammaccature» della sua Renault Kadjar, al lavoro fatto dalla Digos nel ricostruire minuto per minuto la battaglia di via Novara e l'investimento di Belardinelli, oltre all'incrocio delle varie versioni nei verbali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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