Milano, bancario confessa l'omicidio della trans, uccisa con 85 coltellate: «Ricordo tanto sangue addosso»

Milano, bancario confessa l'omicidio della trans: «Ricordo tanto sangue addosso»
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Martedì 9 Marzo 2021, 14:44 - Ultimo aggiornamento: 15:15

Cristian Losso ha confessato l'omicidio della transessuale ed escort brasiliana Alves Rabacchi, trovata uccisa con 85 coltellate nel suo appartamento di via Plana a Milano lo scorso 20 luglio. «Ricordo che mi minacciava – ha detto Losso in aula –, continuava a chiedermi soldi e mi diceva che aveva foto e filmati su di me. L'ho fatto di sicuro, sono stato io, ma non ricordo tutte quelle coltellate, ricordo tanto sangue addosso».

La cocaina

La confessione è arrivata davanti alla Corte d'Assise di Milano. Losso ha frequentato la transessuale per «due o tre anni». Andava da Rabacchi «solo per consumare cocaina», ma nell'ultimo periodo qualcosa va storto. «Da settembre 2019 aveva iniziato a chiedermi più soldi», confessa il 43enne, dipendente di una banca. Ma non sempre ha il denaro con sé. «Quando riuscivo a pagare, pagavo», spiega ai giudici. Un aspetto che incide sempre di più, fino a sfociare nel dramma, quel giorno del 20 luglio.

Le coltellate

«Lei ha iniziato a urlare, io non avevo più soldi da darle, mi ricordo che avevo paura e mi ricordo che avevo un coltello davanti, come se me lo stesse puntando addosso. Sono stato io di sicuro, ma non ricordo i dettagli». Losso infierisce sul corpo della transessuale. Alla fine vengono contate 85 coltellate. Poi cerca di far sparire le prove. Torna nel palazzo e prova a causare un'esplosione accendendo il gas dei fornelli. Ma i video lo incastrano.

Le prove

Dalle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza della zona, si vede il killer che entra due volte nel palazzo dove abita la vittima. ​«A me dispiace tanto, io mi fidavo di questa persona, ma stavo male, avevo problemi di lavoro e con la cocaina, non volevo deludere tante persone, non ero lucido». Ora è accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalle sevizie. La Corte di Milano deciderà il 22 marzo.

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