Vincenzo a 40 anni diventa Eva: «Io ragazza trans senza l'intervento»

Eva Ruggiero (a destra)
4 Minuti di Lettura
Lunedì 28 Gennaio 2019, 05:04 - Ultimo aggiornamento: 17:12

«Non sono semplicemente una donna, sono una ragazza Trans», esordisce così la 40enne Eva Ruggiero, originaria della Campania, ma ormai da tempo residente a Villorba. Eva è nata Vincenzo, ma quando la vedi camminare con i tacchi a spillo, alta, slanciata e affascinante non lo penseresti mai. Le movenze sono di una donna ma Eva ha dovuto affrontare un lungo percorso per ottenere dal Tribunale di Treviso di cambiare identità anagrafica, da maschio a femmina, e nome, da Vincenzo a Eva. In poche parole lo stato civile.



E, tra le prime a Treviso, è riuscita a farlo senza sottoporsi all'operazione di cambiamento di sesso. «Il mio corpo mi piace così come è - dice Eva che in questo percorso di crescita ha avuto vicino l'avvocato Manuela Tona -. Non è vero che si nasce in un corpo sbagliato. Si nasce in un corpo. E questo è il mio. Non ho accettato, anche se per un po' ci ho pensato, l'idea di chi voleva rendermi eunuca. Perché, tolti gli organi genitali maschili, sarei diventata una persona diversa. Io sono così, una ragazza trans».

 

Eva è originaria di Napoli. E nella vita ha affrontato tante sfide. «Ma mai - dice con forza - sono stata trattata male. Ne ho subito insulti razzisti o peggio. Anche in quest'ultima tappa del mio percorso ho avuto il sostegno dell'avvocato Tona, che più che un legale considero un'amica, e a esaminare il mio caso è stato il giudice Daniela Ronzani (con le colleghe Maria Teresa Cusumano e Clarice di Tullio), che ha dimostrato una grandissima sensibilità».
Eva lei dice di star bene nel suo corpo. Perché questa esigenza di cambiare nome?
«Ero a disagio perché non c'era corrispondenza tra il mio aspetto e i miei documenti. Faccio l'estetista e quando chiedevo un lavoro vedevo la faccia di avrebbe dovuto assumermi quando esibivo il documento col nome Vincenzo. Ma anche quando andavo in un albergo col mio ragazzo si creava sempre un certo imbarazzo. Diventava complicato anche mettere in mostra il mio diploma in negozio. I clienti non riuscivano a capire chi fosse Vincenzo. Ecco spiegata la mia scelta. Desideravo mettere fine a quel disagio. Per me e per gli altri».
Ma ha pensato anche all'operazione?
«Sì. Lo imponeva la legge, quella che viene ancora usata è del 1982, ma ha 40 anni e mostra tutti i suoi limiti e le sue rughe. Avevo fatto tutte le carte nel 2007. Mancava solo l'intervento. Ma poi ho capito che non era quello che volevo. E ho lasciato perdere».
Come è stato il suo percorso di vita?
«L'infanzia a Napoli in cui ho preso coscienza di chi ero. A 17 anni mi sono spostata in Versilia per lavoro. E lì sono rimasta 12 anni».
A fare l'estetista?
«No. Ho fatto la ballerina in tutti i più bei locali notturni della movida estiva e non solo. Cito solo la Capannina e la Bussola, ma ce ne sono stati altri. Poi mi sono spostata nella vicina Liguria e per un breve periodo a Conegliano (quando chiese di cambiare sesso con l'operazione, ndr), dove ho gestito un locale. Sono stata poi qualche anno a Londra. Una città meravigliosa che mi ha aperto la mente. Li sono cambiata profondamente».
E l'arrivo a Villorba?
«Nel periodo trascorso a Conegliano mi ero fatta tanti amici. E così quando ho deciso di tornare in Italia per intraprendere un'altra professione, ho scelto Villorba. Un paese stupendo, con gente che mi ha accolta a braccia aperte, dimostrandomi subito amicizia e affetto».
Va sfatato il detto della provincia becera e razzista?
«Io tutti le mattine prendo il cappuccino e la brioche con le signore del mio condominio o dei caseggiati vicini. Donne di tutte le età, ma anche meno giovani di me, con le quali parliamo di tutto. Dal pettegolezzo di paese ai temi più scabrosi. Non ho mai notato né commenti provinciali né diffidenze».
Nel suo futuro un negozio da estetista?
«Per niente. Da un paio d'anni ho ripreso a studiare. Sono vicina alla laurea breve. Ora frequento l'Istituto Cortivo di Padova per ottenere una triennale in Counselor Olistico. Ma nello stesso tempo seguo anche un corso di specializzazione a Rimini. Sento che è questa la mia strada e quello che voglio fare: aiutare le persone, che ne hanno bisogno, ad affrontare e vincere le sfide con i propri problemi».
Ma un Counselor olistico è uno psicologo?
«Non proprio. A grandi linee la branchia è la stessa. Ma il Counselor Olistico considera ogni cosa interdipendente. Ogni problema del singolo è interconnesso con una rete di situazioni e relazioni con ciò che lo circonda».
Se qualcuno le dice che ha realizzato l'anima di donna che era in lei, cosa risponde?
«Che non è vero. Non sono una donna. Sono una ragazza trans. Non sono nata in un corpo sbagliato. La mia femminilità è dirompente in questo e con questo corpo. Non ho bisogno di cambiarlo. L'ho sempre saputo ma adesso ne sono profondamente consapevole».
Eva ora è attesa da nuove sfide sul lavoro, nella vita privata e nell'amore, ma quale è stato il momento che l'ha resa felice?
«Nessuno ci crederà mai. Quando ho stretto tra le mani la carta d'identità, con quella foto orribile che mi rendeva bruttissima, ho avuto un sussulto. Ma poi tutto è passato e mi sono quasi sciolta in lacrime. La foto sarà stata brutta ma quella era finalmente Eva, ero finalmente io»
Roberto Ortolan

© RIPRODUZIONE RISERVATA