Omaggio ai soldati ebrei italiani della Prima Guerra Mondiale. Trenta: «Non tollerare più odio e discriminazione razziale»

Omaggio ai soldati ebrei italiani della Prima Guerra Mondiale. Trenta: «Non tollerare più odio e discriminazione razziale»
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Mercoledì 31 Ottobre 2018, 15:54

Una cerimonia al Tempio Maggiore di Roma ha reso omaggio ai soldati ebrei italiani della Prima Guerra Mondiale, in occasione del centesimo anniversario della fine del conflitto. I rappresentanti della comunità ebraica di Roma, la presidente Ruth Dureghello e il Rabbino Capo Riccardo Di Segni, con il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, hanno partecipato al momento solenne di preghiera davanti la lapide commemorativa nei giardini del Tempio che ricorda il sacrificio dei soldati.

«Siamo qui per ricordare - ha detto Ruth Dureghello - i soldati ebrei che si sono sacrificati per combattere per la nostra Nazione. Fu una partecipazione convinta quella degli ebrei e nonostante ciò dopo qualche decennio quegli stessi uomini furono costretti a subire le leggi razziali. Oggi siamo qui - ha proseguito - per rivendicare un senso di appartenenza del nostro essere italiani. Di fronte ai fatti e alle notizie che giungono, vogliamo rivendicare la nostra identità e la nostra appartenenza e ribadire l'impegno nella difesa della Costituzione». La cerimonia di oggi ci consente «di lanciare una sfida per il futuro in modo che non si debba più parlare di guerra, ma abbiamo il dovere - ha dichiarato Noemi Di Segni - di insegnare la storia e il significato delle guerre ai nostri bambini e ai nostri ragazzi, perche' devono impegnarsi affinché ciò che è accaduto sia solo un libro di storia, da conoscere ma da fare in modo di non vivere mai più».

«È nell'ignoranza che si cementano gli odi e i sospetti; è nell'indifferenza etica che crescono i pregiudizi; è nella perdita dei valori della libertà e della tolleranza che si originano nuove violenze». A sottolinearlo è il ministro della Difesa Elisabetta Trenta. «È nostro compito, oggi, richiamare alla memoria e alla conoscenza delle giovani generazioni quelle tragiche pagine di Storia - afferma Trenta - affinché nel dialogo cresca la consapevolezza del bene comune per contribuire a un futuro di pace contro ogni forma di antisemitismo, razzismo e discriminazione». Il ministro della Difesa esorta tutti ad «agire per la pace, dando reale potere a questa parola, educando i nostri figli alla condivisione, alla solidarietà, al rispetto della persona e delle dignità umana, in ogni condizione e situazione. È questo il fronte d'impegno che deve quotidianamente la nostra azione, nelle istituzioni politiche così come nelle sedi di formazione dei giovani, nella famiglia, nei luoghi di lavoro e in tutte le aggregazioni sociali».

Il ministro della Difesa, che subito dopo la cerimonia ha visitato la Sinagoga di Roma, ha voluto infine sottolineare di «essere consapevole della storia, al tempo stesso illustre e dolorosa, della comunità ebraica di Roma, che è parte integrante di questa città e dell'identità nazionale italiana, da sempre esempio di cultura e di tolleranza. Ed è nostro compito, oggi, richiamare - ha detto - alla memoria e alla conoscenza delle giovani generazioni quelle tragiche pagine di storia, affinché nel dialogo, cresca la consapevolezza del bene comune per contribuire a un futuro di pace contro ogni forma di antisemitismo, razzismo e discriminazione.Tutti noi desideriamo un futuro di serenità, di prosperità e di pace».

«Oggi abbiamo ricordati i caduti italiani di fede ebraica nella Prima Guerra Mondiale. Un contributo molto numeroso, molto importante di soldati che si sono sacrificati per la patria e lo hanno fatto consapevoli che la loro appartenenza e la loro identità di ebrei passava anche per il fatto di essere italiani per combattere per la patria». Così Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma. «Molti di loro, quelli che scamparono alla Grande Guerra, sono stati catturati e uccisi nei campi di sterminio, non valse il fatto di aver dato la loro vita o la loro giovinezza per questa patria. Di questo tradimento vogliamo sempre ricordare l'importanza. Ma oggi siamo qua per dedicare a loro un riconoscimento, per dedicare a loro il giusto tributo, per rinnovare una memoria che passa anche per la vita di queste persone», ha aggiunto. 

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