Miur, le mazzette e il caso Giovanna Boda. «Tra i regali una baita, mamma trattò per i lavori»

La donna ai pm: «Spendevo grosse somme in maniera compulsiva, ma ero solo malata»

Miur, le mazzette e il caso Giovanna Boda. «Tra i regali una baita, mamma trattò per i lavori»
di Valeria Di Corrado
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 06:37 - Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 08:26

Mandava persino la madre agli incontri segreti con l'imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco, accusato di averle pagato (o promesso di pagare) bonifici, viaggi, regali, carte di credito, case e sfizi di ogni genere, per oltre 3,2 milioni di euro. Il particolare emerge dall'interrogatorio dell'ex capo del Dipartimento risorse umane e finanziarie del ministero dell'Istruzione, Giovanna Boda, indagata per corruzione insieme a Bianchi di Castelbianco. In cambio quest'ultimo - tramite quattro sue società - avrebbe ottenuto l'affidamento di decine di progetti presentati da alcuni istituti scolastici italiani (che a loro volta avevano ricevuto i finanziamenti dal Miur) per oltre 23 milioni e mezzo di euro, di cui 17,4 milioni effettivamente corrisposti. La stessa Boda spiega che «esistevano delle scuole che avevano contatti più stretti con Bianchi di Castelbianco, ma anche con noi del Ministero, le quali venivano definite scuole amiche, in quanto ci aiutavano a coprire le spese più urgenti che emergevano». Un sistema illecito, scoperto grazie alle indagini dei finanzieri del nucleo speciale di Polizia valutaria, che da gennaio del 2018 è andato avanti fino ad aprile del 2021.
IL VERBALE
Convocata il 6 luglio scorso dal pm Carlo Villani, titolare dell'indagine (appena conclusa), la dirigente del Miur ha ammesso molte delle accuse che le vengono contestate dagli inquirenti, chiamando però in causa alcuni dei suoi collaboratori: «Ero disperata, non sapevo come uscire da questa situazione, ma loro piuttosto che farmi desistere, ne alimentavano il protrarsi dicendomi che potevo stare tranquilla, con ciò aderendo alle indicazioni di Bianchi di Castelbianco. Nel frattempo io continuavo a effettuare spese compulsive senza alcun senso», si legge nel verbale anticipato da La Verità.

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Si era lasciata corrompere per piccoli sfizi come un materasso ergonomico, una maxi fornitura di biscotti krumiri, lezioni di sci, una serigrafia dal titolo Tavolata reale e un frigorifero da sistemare nel suo ufficio al ministero dell'Istruzione. Ma anche per lussi veri e propri come la disponibilità di ben due autisti per sé e i suoi familiari, di una domestica al proprio servizio per tre anni, un viaggio a Lampedusa, un appartamento nel centro di Roma per i suoi genitori e una baita in montagna da 500mila a Limone. A proposito di questa abitazione, la Boda racconta: «Poco dopo essere uscita dall'ospedale, circa a fine luglio, Fabio Condoleo (il suo autista, ndr) ha contattato mia madre dicendole che Bianchi di Castelbianco voleva incontrarla urgentemente e che si sarebbero dovuti vedere alla Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi di Roma. Spaventata mia madre si recò all'appuntamento e Bianchi di Castelbianco, volendola tranquillizzare, le disse che i lavori di Limone Piemonte erano stati pagati in contanti (con circa 80mila euro) e che lei non doveva preoccuparsi di niente».

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LA FINTA INAUGURAZIONE
Nello stesso interrogatorio, l'ex dirigente del Miur ammette di aver usufruito di viaggi organizzati dalla Scuola Nuova Travel e pagati dall'imprenditore. «Si tratta di un'agenzia di viaggi particolare, che lavora con il Vaticano, e che mi è stata presentata dal movimento studenti cattolici. È un'agenzia specializzata nei viaggi nazionali e internazionali delle scuole (...) Ho effettuato diversi viaggi privati da loro organizzati, dei quali ricordo di averne pagato una parte tramite bonifici e una parte in contanti, mentre una buona parte sono stati pagati direttamente da Bianchi di Castelbianco». In alcune mail scambiate con l'addetta dell'agenzia, la Boda scrive: «Mettili su inaugurazione», probabilmente per dissimulare l'utilizzo privato di quei viaggi.
 

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