Il comandante dello Scico: «Bloccato un traffico milionario di cocaina dal Sudamerica»

Martedì 29 Gennaio 2019 di Ebe Pierini
Oltre 300 finanzieri impiegati, due anni di indagini, 25 persone indagate a vario titolo, per reati in materia di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravata dalla modalità mafiosa e dalla detenzione di armi. Questi i numeri dell’operazione “Ossessione” messa a segno dallo SCICO di Roma della Guardia di Finanza e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro con la collaborazione di diversi Reparti sul territorio nazionale. Le Fiamme Gialle hanno disarticolato un’organizzazione criminale dedita all’importazione di cocaina dal Sudamerica. I fermi sono stati effettuati tra Calabria, Lombardia e Puglia. Tra di essi anche un uomo di Varese con un passato da comparsa nella nota serie “Gomorra”. Mentre nella fiction all’indagato era stato attribuito il ruolo di “specchiettista”, nell’organizzazione aveva il compito di reperire le armi.

A spiegare i dettagli dell’attività il generale Alessandro Barbera, comandante dello Servizio Centrale d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata di Roma.
 
Generale perché la scelta del nome “Ossessione” per questa operazione?
«Perché i soggetti che abbiamo sottoposto a fermo erano ossessionati dal fatto di poter essere intercettati o controllati dalle forze dell’ordine. Se notavano qualcosa di strano davanti alle rispettive abitazioni andavano subito a verificare che non fosse stata posizionata una telecamera. Se venivano, per puro caso, contattati da un operatore telefonico per pubblicità temevano di essere monitorati e cambiavano numero».
 
A cosa hanno portato le vostre indagini?
«Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dal sostituto procuratore Annamaria Frustaci, hanno consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tra le cui fila compaiono esponenti di spicco della famiglia di ‘ndrangheta Mancuso. Forti i collegamenti anche con l’hinterland milanese. I vertici dell’organizzazione si approvvigionavano di cocaina dalla Colombia, dal Venezuela e dalla Repubblica Domenicana e dall’Olanda. Abbiamo scoperto che l’organizzazione intesseva rapporti d’affari con un marocchino residente a Milano che garantiva l’importazione di massicce quantità di hashish. In sostanza è stata smantellata una multinazionale del narcotraffico che acquistava la droga all’ingrosso a prezzi concorrenziali, direttamente dai produttori e poi la smistava in Italia».
 
Traffici per quantità di denaro incalcolabili quindi?
«Basti pensare che lo scorso marzo abbiamo sequestrato un chilo di cocaina pura al 98%. Considerando che un chilo di cocaina pura si quadruplica una volta tagliata e che un grammo di sostanza pura vale circa 30 euro questo ci dà la misura della quantità di denaro che gira attorno a questo traffico».
 
Una particolarità di questa organizzazione è il ruolo affidato alle donne. Quale era il loro compito?
«Le donne rappresentano le teste di ponte per le comunicazioni tra i membri dell’associazione. Una cittadina albanese ha svolto il ruolo di co-finanziatrice. Altre, come le due venezuelane, sono state intermediarie con gli esponenti dei cartelli sudamericani. Non è la prima volta che ci imbattiamo in situazioni di questo genere. Rappresenta un elemento importante che le donne stiano assumendo un ruolo che prima non veniva loro assegnato. Quanto meno è un particolare curioso».
 
Nell’indagine è finito persino un narcotrafficante che ha collaborato con Pablo Escobar. Un’organizzazione davvero senza confini?
«Si c’è anche un noto narcotrafficante colombiano che è stato ospitato dai calabresi a Milano per pianificare l’arrivo della cocaina dai paesi dell’America Latina. In passato collaborato con i guerriglieri colombiani e con Pablo Emilio Escobar Gaviria, capo storico del “cartello di Medellín” tra gli anni ’80/’90».
 
Avete calcolato il giro di droga che ruotava attorno all’organizzazione?
«È difficile fare un calcolo preciso e dettagliato. Però nel mese di marzo i finanzieri hanno sequestrato, a Milano, 430 chili di hashish che erano giunti dal Marocco, via Spagna. L’organizzazione stava trattando l’acquisto di 3.000 chili di hashish che avrebbero fruttato tra i 4 e i 5 milioni di euro da reinvestire nel traffico di cocaina».
 
Quale è stato il ruolo dello SCICO di Roma in questa importante indagine?
«Abbiamo svolto un ruolo di supporto ai nostri nuclei territoriali ma anche di raccordo in caso di esigenze investigative di carattere internazionale. Ci interfacciamo con realtà che varcano i confini nazionali».
 
Ne emerge il quadro sconfortante di una ‘ndrangheta sempre più forte e ramificata a livello internazionale?
«In effetti da delinquenza essenzialmente rurale, un tempo dedita ad estorsioni e rapimenti, la ‘ndrangheta ha saputo riciclarsi in una vera e propria holding del crimine ed ha saputo  gestire immensi patrimoni illeciti ed inquinare ogni settore del sociale. Si evidenzia quindi la sua capacità di ramificarsi e di disporre di canali di approvvigionamento che ne hanno consolidato pericolosità e invasività. Grazie alla sua vocazione transnazionale la ‘ndrangheta ha saputo tessere rapporti con la criminalità sudamericana, olandese, spagnola e nordafricana. Si è così enormemente ampliata la sua zona d’influenza predominando su associazioni delinquenziali simili. In sostanza il crimine legato alla ‘ndrangheta è il più efferato e  non teme confronti».
  © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Romani pronti al rientro ma potrebbero ripensarci

di Mauro Evangelisti

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma