Coronavirus, app Immuni: per l'alert 15 minuti di contatto. I Servizi: fake news di Russia e Cina

Coronavirus, app Immuni: per l'alert 15 minuti di contatto. I Servizi: fake news di Russia e Cina
di Michela Allegri Simone Canettieri
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Mercoledì 29 Aprile 2020, 07:46 - Ultimo aggiornamento: 18:57

L'arrivo è indicativamente previsto per maggio, ma non è ancora chiaro quando l'app Immuni approderà ufficialmente sul display dei nostri cellulari. Molto probabilmente, il suo esordio non coinciderà con l'avvio della Fase 2. Ma ci sono già molti punti fissi: il server che ospiterà l'applicazione sarà pubblico e italiano, gli alert verranno inviati ai singoli cittadini e non direttamente al Sistema sanitario nazionale. E ancora: perché scatti l'allarme, sarà necessario essere rimasti per 15 minuti a meno di due metri di distanza da un soggetto potenzialmente positivo.

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È stato il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri a fornire alcuni dettagli nel corso di una conferenza stampa, sottolineando che per poter utilizzare l'applicazione di contact tracing sarà necessario aspettare ancora. Arcuri ha ribadito che ci sarà la «piena e assoluta garanzia» per la privacy e anche il premier Giuseppe Conte ha detto che l'applicazione sarà «volontaria» e «nessuno sarà obbligato a scaricarla». Dell'app si è parlato anche durante la seduta di ieri al Copasir, con le audizioni del ministro della Salute Roberto Speranza, del direttore del Dis Gennaro Vecchione e del vice direttore del Dis per la cybersicurezza Roberto Baldoni. Su Immuni la prescrizione principale dei Servizi è che il database sia pubblico e gestito nel nostro Paese. Ma Vecchione, parlando in particolare di applicazioni e social, ha sottolineato anche che sull'emergenza Coronavirus c'è stata attività di fake news da parte di Cina e Russia. Il direttore del Dis ha parlato di veri e propri attacchi cybernetici.

I TAMPONI

Per quanto riguarda Immuni, in una prima fase funzionerà solo per il tracciamento di chi ha avuto contatti i positivi. L'alert non arriverà alle Asl, ma al cittadino, che dovrà a sua volta dare l'allarme. Proprio per questo saranno importanti i comportamenti dei singoli: «Se non c'è tempestività tra segnalazione e tampone non si è raggiunto l'obiettivo», ha sottolineato Arcuri. È infatti necessario essere sottoposti ai tamponi nel più breve tempo possibile. Il cittadino diventa protagonista del percorso sanitario: «In un tempo molto ravvicinato deve sottoporsi a un primo tampone e nel mettersi in quarantena per farne altri che daranno la certezza sull'eventuale positività», ha detto il commissario. «Il tempo minimo certo per essere a rischio di contagio sia 15 minuti - ha precisato ancora Arcuri - La app sarà collegata ai tamponi, noi ne abbiamo distribuiti 2,5 milioni, ne abbiamo eseguiti 1,7 milioni, debbo immaginare che le regioni abbiano in magazzino almeno 800mila tamponi, continueremo con una massiccia distribuzione per essere certi che ce ne sia sempre una quantità sufficiente». La disponibilità di test dovrà quindi essere incrementata: secondo alcune stime, il contact tracing, considerando solo la fase iniziale, potrebbe richiedere almeno 100mila tamponi al giorno. Al momento se ne fanno in media 60mila al giorno.

Ma ci sono anche altri problemi legati alla app. Il primo riguarda la conservazione dei dati: il Governo non ha ancora deciso se rimarranno sui device dei cittadini, o se saranno custoditi in un server pubblico e italiano. E non è ancora chiaro quando la App diventerà una sorta di diario sanitario costruito intorno alla storia medica del cittadino, che potrà dialogare con le Asl. Una funzione che secondo il commissario «sarà disponibile in tempi ravvicinati». Ci sarà anche la possibilità di decidere se lasciare i dati sul telefonino, o se trasferirli sul server, «la modalità non cambia e anche se i dati fossero sul server pubblico comunque sarebbero criptati». L'alert scatterà se il contatto con un potenziale positivo durerà almeno 15 minuti. E per quanto riguarda la distanza dovrà essere al di sotto dei due metri: «La distanza di rischio per noi è oscillante tra un metro e due metri, io penso che sia cosa buona e giusta considerare il limite massimo di questo intervallo e cioè una quantità di metri più vicina ai due che non all'uno», ha concluso Arcuri.

 
 
 
 
 
 

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