Alice Brignoli, tolti i quattro figli a «mamma Isis». Affidati al Comune: «Li ha educati al radicalismo islamico»

Domenica 11 Ottobre 2020
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MILANO Lei è in carcere per terrorismo internazionale. Ora i suo quattro figli, l’ultimo nato qualche mese fa, sono stati affidati al Comune di Bulciago, il paese in provincia di Lecco dove Alice Brignoli, 43 anni, abitava con la sua famiglia. Lo ha deciso il Tribunale per i minorenni di Milano, dopo l’arresto della donna avvenuto a fine settembre in Siria grazie alle indagini dei carabinieri del Ros coadiuvati da alcune polizie europee.

SOGNO ISLAMICO

Secondo gli investigatori Alice Brignoli avrebbe educato i suoi figli al radicalismo islamico, mentre il marito marocchino avrebbe partecipato attivamente alla guerra ed è morto. Con la disgregazione dello stato islamico, la donna e i figli sono stati catturati dalle forze curde e posti nell’enorme campo profughi di Al-Hol, dove sono stati rintracciati. La partenza della famiglia dalla Lombardia ai territori dell’Is risale al mese di febbraio del 2015. Dopo un lungo viaggio in auto e in traghetto, Alice Brignoli con il marito e i tre figli (il quarto non era ancora nato) hanno raggiunto Raqqa. Ma la Siria non era il sogno islamico che lei si aspettava, o almeno così ha raccontato nell’interrogatorio in carcere davanti al gip che nel 2016 aveva emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare per terrorismo internazionale. Proclamandosi sempre di fede islamica «ma non più radicalizzata», la quarantaduenne ha detto di essere felice che siano tornati in Italia e stiano bene anche i suoi quattro figli (affidati a una comunità) uno dei quali nato nel campo profughi al-Hawl, dove nei mesi scorsi è morto suo marito Mohamed Koraichi per un’infezione intestinale e non martire per la jihad come lui sperava.

FIGLI INDOTTRINATI

Come hanno ricostruito gli inquirenti, l’uomo, otto anni più giovane, si radicalizza in moschea, mentre la moglie aderisce all’ortodossia islamica dopo la nascita del primogenito. Il proclama con cui il califfo Abu Bakr al-Baghdadi a metà 2014 annuncia la fondazione dello Stato islamico - racconta oggi la donna - spinge i due coniugi a partire in auto per la Siria, lasciando il 21 febbraio 2015 la loro casa a Bulciago dove non si sentivano a loro agio. «Venivamo presi in giro in quanto islamici», riferisce la donna. Dopo pochi mesi, come già emerso dall’ordinanza del gip Manuela Cannavale, Alice Brignoli con telefonate e messaggi prova a convincere la madre a convertirsi: «Siamo contenti nonostante la situazione per noi - le scrive - E poi importante essere qui. Possiamo vivere veramente l’Islam e quindi esprimersi liberamente... questa e la vera libertà non l’illusione in cui vivevamo». Cinque anni dopo, nelle sue parole l’illusione pare essere invece l’Isis. «Ci aspettavamo un posto idilliaco per gli islamici, con case e scuole, ma abbiamo trovato la guerra», ha detto in sostanza la donna, raccontando più di un tentativo vano di tornare in Italia. Accusata di aver condiviso con «fanatismo» i propositi del marito e aver «addestrato e indottrinato i figli in tenera età», davanti al gip Brignoli ha ammesso le responsabilità anche se ha tentato di sminuire una foto del primogenito, 7 anni all’epoca della partenza, con un fucile. I bambini, si è difesa, non sono stati addestrati, era sua marito che combatteva e che teneva i contatti con l’Isis.

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Ultimo aggiornamento: 19:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA