ATAC

Nuovo piano per il salva-Atac: meno corse e più mezzi privati

Venerdì 29 Maggio 2020 di Francesco Pacifico

Un bilancio, quello 2020, difficile da chiudere. Un nuovo piano industriale da riscrivere con obiettivi più cauti. E soprattutto la necessità di allungare i tempi del concordato. Con la crisi Covid, su Atac, si sta profilando uno spettro che potrebbe mettere in discussione il principale scudo, il concordato appunto, per gestire il debito monstre da 1,4 miliardi di euro ed evitare il fallimento. Questo perché il crollo dell'80 per cento dei biglietti sugli autobus - dall'inizio dell'emergenza coronavirus - costerà ad Atac circa 180 milioni di euro. La crisi, che secondo l'azienda durerà per tutto l'anno, ha spinto i romani a tenersi ben lontani dai pullman e a centellinare le corse in metropolitana. Si perderà nel 2020 quasi la metà di quanto s'incassa dai titoli di viaggio.

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Una tragedia per un vettore che a differenza di quanto accade per la milanese Atm introita quasi due terzi del suo fabbisogno proprio da questo canale. Infatti questa perdita stravolgerà tutte le strategie del futuro management, che sostituirà l'attuale presidente e Ad Paolo Simioni: il suo successore, ne sono convinti in Campidoglio, dovrà rivedere gli obiettivi di bilancio ma soprattutto strappare ai creditori e al tribunale fallimentare dei tempi di realizzazione del concordato più lunghi rispetto a quelli attuali. E bisognerà rivedere al ribasso alcuni obiettivi sul servizio, parametri rispetto ai quali Atac è già fuori anche quest'anno. Il tutto con un management in uscita e il nuovo ancora da nominare.

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Ma, secondo gli insider del Campidoglio, nel futuro di Atac per evitare il crack potrebbe esserci una razionalizzazione di alcune corse, come del resto è stato fatto anche nel recente passo. Come? Allungando alcune percorrenze, riducendo alcune frequenze sulle linee meno strategiche. E, soprattutto, proseguendo con l'esperimento di lasciare alcune linee in affidamento ai privati, magari rivedendo ulteriormente il contratto attualmente in proroga con la Roma Tpl, la società che attualmente gestisce le corse periferiche e notturne per conto di Atac. Capitolo a parte è poi quello del Bilancio societario. Questa mattina, in via Prenestina, è previsto un Cda che deve approvare i conti 2019 da presentare all'azionista, il Comune. E saranno numeri che l'azienda dimenticherà nei prossimi anni. Dopo l'incremento di quasi 900mila euro del 2018, Simioni dovrebbe chiudere il suo ultimo consuntivo con un utile di esercizio superiore ai 10 milioni di euro. Nel 2020, però, le cose rischiano di andare in maniera opposta, visto il crollo degli incassi da bigliettazione. Soldi che difficilmente saranno ripianati dai quasi 450 milioni di contratto di servizio, che il Comune erogherà anche a fronte di un minore chilometraggio effettuato. Inoltre, è anche calata la quota di fondi statali che Atac si aspettava dal Decreto Rilancio: non più 50 milioni (sugli 80 previsti per il Lazio) ma si e no 40, a fronte di un finanziamento per il territorio da 55 milioni complessivi.

E il concordato? Sugli obiettivi Atac è indietro (93 milioni di corse a fronte dei 101 richiesti). Ma per chiedere al tribunale una proroga bisogna prima cambiare il piano industriale. Il futuro ad - salgono le quotazioni di Giovanni Mottura -potrebbe chiedere almeno 3 anni per raggiungere la quota dei 101 milioni di chilometri, inserire una spending review draconiana e rimodulare l'operatività sulle corse più battute e chiedere di posticipare il pagamento dei debiti. In caso contrario, si rischierà il fallimento.

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