Petrolio, tensioni geopolitiche portano in aumento il prezzo del greggio

Venerdì 21 Giugno 2019
(Teleborsa) - Che quello del petrolio sia un mercato volatile è ben risaputo da sempre ma un periodo così difficile non lo viveva davvero da tempo. La frenata dell'economia mondiale, oltre che essere scossa dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina che pare siano lontane dal placarsi, vede nuove nubi tempestose oscurare l'orizzonte. A peggiorare la situazione, che alzerebbe vertiginosamente il rischio di un vero e proprio conflitto militare nell'area del Golfo (zona produttrice di un terzo del petrolio mondiale), gli attentati subiti nei giorni addietro dalle due petroliere in Oman e l'episodio dell'abbattimento del drone Usa da parte dell'Iran, definito dal Presidente Donald Trump "un errore gravissimo". Se infatti il possibile intervento dell'esercito a stelle e strisce non dovesse compromettere le esportazioni di petrolio, sicuramente porterebbe a pagarle ad un prezzo maggiorato. Già adesso, l'instabilità provocata dalla paura di nuovi attentati, vede innalzarsi tutta una serie di costi ad esso legati.

Al momento infatti il Brent segna un incremento dell'1,07% toccando i 65,14 dollari a barile mentre il WTI a 57,48 dollari, vede una crescita dello 0,72%.
Infine a non rendere il periodo più leggera vi sono anche gli indirizzi di politica monetaria palesati in questa settimana finanziaria da parte della Federal Reserve. La decisione di ipotizzare un taglio futuro dei tassi ha indebolito il dollaro e i rendimenti dei Treasuries, favorendo inversamente quelli delle materie prime.
Con questi fattori a complicare l'attesa, si rimane alla finestra per comprende quali saranno le decisioni che si prenderanno al prossimo vertice Opec del 25 giugno.

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