Prof uccisa, giallo sulle cause
della patologia dell'assassino

Venerdì 23 Dicembre 2016 di Vincenzo Caramadre
Antonio Palleschi
L’assassino è malato, ma è mistero sulle cause: patologia congenita o postumo del coma dopo un gravissimo incidente stradale? Un giallo che s’infittisce anche alla luce della documentazione raccolta nelle ultime ore. Antonio Palleschi, infatti, dopo venti giorni di servizio di leva, nel 1990, fu rispedito a casa, ma non per questioni di salute, come testimonia il foglio matricolare. All’indomani dalle rivelazione choc sullo stato di salute del reo con confesso dell’omicidio della professoressa di Sora, Gilberta Palleschi (avvenuto il primo novembre 2014), condannato all’ergastolo, emergono altri dettagli, ma soprattutto un documento. Ma ad incalzare è anche la famiglia di Gilberta che, tramite il suo legale, l’avvocato Massimiliano Contucci, affila le armi e prepara un dossier. Il documento: il foglio matricolare e caratteristico dell’Esercito Italiano, che passerà al vaglio della difesa rappresentata dall’avvocato Antonio De Cristofano, attesta l’idoneità fisica dopo la visita. Nelle due pagine del foglio matricolare ci sono tutti i particolari della breve carriera militare di Antonio Palleschi classe 1971. Chiamato alle armi il 26 settembre 1990 e incorporato nel 225esimo Battaglione di Fanteria ad Arezzo è stato ricoverato all’ospedale militare di Firenze il 12 ottobre 1990 dichiarato idoneo è rientrato al corpo il 13 ottobre: tre giorni dopo, il 16 ottobre, fu inviato in licenza senza assegno in attesa del congedo illimitato arrivato il 5 ottobre 1991. Un documento che potrebbe chiudere il cerchio? La difesa di Antonio Palleschi, infatti, ha sempre sostenuto che l’incidente stradale del 1995, a seguito del quale il 44enne fu costretto al coma farmacologico, gli avrebbe cambiato la vita, atrofizzandogli una parte importante del cervello: dove si controllano gli impulsi della morale. Una connessione tra incidente e stato di salute che, oggi, alla luce della documentazione dell’Esercito Italiano e della Tac, si rafforzerebbe sempre di più. Ma la famiglia di Gilberta non sta a guardare e si pone molti interrogativi. «C’è una lettera di scuse del 30 settembre 2015 di cui ora l’assassino ha dichiarato che fu scritta da un amico detenuto dopo aver parlato con il suo avvocato De Cristofano. Ancora non è ben chiaro se lo stato di salute emerso dalla Tac sia dovuto a un fatto congenito oppure è la conseguenza di un incidente stradale», dice Giuliana, la cognata di Gilberta. «Nel 1995 ha avuto un incidente stradale e fu indotto al coma farmacologico. Possibile che nessuno ha visto il problema? Per ora – ha concluso la cognata di Gilberta – queste sono tutte ipotesi ovviamente sarà il nostro avvocato a verificare il tutto e ad adottare le opportune iniziative». La perizia che la Corte d’Assise d’appello di Roma ha affidato al professor Stefano Ferracuti – che ha visitato il reo confesso l’altro giorno nel carcere di Cassino - sarà depositata a metà gennaio, per cui solo allora si conoscerà l’esito, vale a dire se Antonio Palleschi è affetto da semi infermità di mente o meno. Il 26 gennaio ci sarà l’udienza in Corte d’Appello e solo allora si saprà la verità, nel frattempo amici e parenti di Gilberta continuano a ripetere: «Per noi merita l’ergastolo». © RIPRODUZIONE RISERVATA