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Jago, titolo “accademico d’onore”. L’artista: «Una città come Frosinone è un valore»

Jago, titolo “accademico d’onore”. L’artista: «Una città come Frosinone è un valore»
di Matteo Ferazzoli
4 Minuti di Lettura
Giovedì 7 Luglio 2022, 09:51 - Ultimo aggiornamento: 09:54

La città di Frosinone lo ha visto nascere, 35 anni fa, con il nome di Jacopo Cardillo. Il mondo, invece, ha imparato a conoscerlo come Jago. E’ tornato a casa, il famoso scultore frusinate. Nella sua Ciociaria. Ieri mattina, nel Palazzo Tiravanti, sede dell’Accademia di Belle Arti del capoluogo, all’affermato artista è stata attribuita l’onorificenza di Accademico d’onore, per i risultati raggiunti a livello internazionale nel campo della scultura. L’aula in cui si è svolto l’evento era strapiena. Molti i giovani studenti che l’artista ha voluto seduti tra le prime file.

L’ARTISTA «Accolgo la giornata di oggi con grande gioia – ha spiegato Jago a margine della cerimonia - anche perché sono nato a Frosinone. A volte si percorrono strade diverse per arrivare ad una stessa meta e quando questo accade lo accolgo con felicità». Ad aprire l’evento è stato Giorgio Bartolomucci, neo presidente dell’Accademia che ha raccontato un aneddoto: «A marzo ero in un piccolo paese vicino Dubai in un’Accademia del posto. Mi sono messo a parlare della nostra scuola di scultura e, parlando, mi hanno detto che anche lì conoscevano benissimo Jago. Da Frosinone e Anagni, il suo nome è arrivato ovunque». L’evento di ieri oltretutto è servito anche come una sorta di “rappacificazione” tra la genialità di Jago e l’istituzione accademica. Lo scultore, infatti, ha frequentato solo qualche anno l’istituto accademico di Frosinone, per poi prendere altre strade. «Questo momento non è un risarcimento verso Jago ma un riconoscimento dovuto alla sua genialità e bravura» ha spiegato il presidente, aggiungendo che lo scultore ieri è diventato un vero e proprio ambasciatore del territorio ciociaro. Jago nel suo percorso di studio ha frequentato, fino alle medie, le scuole ad Anagni. Poi si è diplomato al liceo artistico del capoluogo e, come detto, iscritto per qualche tempo all’Accademia di Belle Arti di Frosinone.

E quindi cosa ne pensa Jago del capoluogo e della sua situazione, anche artistica? «Dovrei iniziare a rifrequentarla – ha chiosato - perché per intervenire e fare qualcosa di interessante bisogna stare nel posto e calarsi nella realtà del luogo». Durante l’evento poi, anche un video-intervento della direttrice dell’Accademia, Loredana Rea, assente per motivi personali. Jago, quindi, in partenza della cerimonia ha salutato i presenti e poi ha conversato per più di un’ora con Bruno Di Marino, docente dell’Accademia, raccontando aneddoti e rispondendo alle domande del pubblico. Erano presenti anche il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, e quello di Anagni, Daniele Natalia, intervenuti in brevi saluti. Ampia è stata la presenza dei giovani.

E quindi, che consigli si sente di dare Jago ai giovani artisti ciociari e agli amministratori locali? «Il valore più grande che abbiamo – ha spiegato - è la creatività, bisogna darle spazio. I giovani devono avere fiducia in loro stessi e darsi un’opportunità. Lavorare e studiare sempre e chi gestisce, invece, deve dare spazio». Jago ha poi ragionato: «Frosinone, come altre città in Italia, può esser un terreno fertile. Nei centri più piccoli, rispetto alle metropoli, c’è ancora un margine di manovra in cui si può trovare il proprio palcoscenico. In una grande città – ha continuato - sei solo un numero. Qui, invece, hai l’opportunità di metterti in mostra. I giovani devono capire che un posto come Frosinone è un valore, un’opportunità e un affaccio sul mondo». E in futuro, chissà, magari un’istallazione artistica o una mostra nel capoluogo: «Lo spero – ha risposto Jago - sarebbe magnifico. La mostra è una cosa che inizia e finisce, quello che resta è l’umanità. Venire qui e poter fare una mostra o qualcos’altro potrebbe essere un modo per ritrovare persone che non vedo da tempo e rigenerare un senso di famiglia, scoprendo cose abbandonate nella memoria».

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