Cassino, attesa troppo lunga al pronto soccorso
A processo per un video social

Cassino, attesa troppo lunga al pronto soccorso A processo per un video social
di Vincenzo Caramadre
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Post social veleno contro due medici del pronto soccorso dell’ospedale di Cassino: in tre a processo per diffamazione aggravata. Il caso finito all’attenzione della Procura prima e del Tribunale risale al dicembre del 2019, quando un uomo di Cassino dopo essersi rivolto al pronto soccorso tornò a casa e si cimentò in un lungo video sulla sua pagina social con il quale prendeva di mira il primario del pronto soccorso di Cassino, il dottor Ettore Urbano, e un altro medico, Ivano Reale in servizio alla stessa struttura. A suo dire le presunte lungaggini legate all’attesa presso il pronto soccorso erano da addebitarsi alla gestione del primario Urbano. Il quale, assieme al collega, fu anche preso di mira. arole forti, per le quali seguì una scia polemiche, e soprattutto alcuni commenti. Il post, ovviamente, non sfuggì ai due medici in quali nei tempi indicati dalla legge, presentarono una dettagliata denuncia. l caso è approdato in Procura che, dopo aver esperito le opportune indagini, ha disposto la citazione diretta delle tre persone ritenute gli autori dei post, dinanzi al Tribunale in composizione monocratica. Giovedì c’è stata la prima udienza, con la quale si è aperto il processo. La prossima udienza è stata fissata al 14 febbraio 2022 quando saranno ascoltate le persone offese, entrambe parti civili tramite l’avvocato Angelo Di Siena. Nel processo, hanno chiesto di partecipare come parti civili, anche i familiari del primario Urbano, il giudice scioglierà la riserva alla prossima udienza.

Il caso finito all’attenzione del Tribunale di Cassino ricalca, giuridicamente, l’equiparazione della diffamazione social a quella a mezzo stampa. I social, infatti, al pari dei media sono un mezzo per raggiungere la moltitudine di persone. La Corte di Cassazione ha più riprese ha chiarito che "la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca Facebook integra un'ipotesi di diffamazione aggravata (articolo 595, comma terzo, codice penale), sotto il profilo dell'offesa arrecata con qualsiasi altro mezzo di pubblicità diverso dalla stampa, poiché la condotta in tal modo realizzata è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile di persone”. Ma c’è di più proprio al Tribunale di Cassino è in corso un processo a carico di due persone, rinviate a giudizio per un like a un post ritenuto diffamatorio.
 

Martedì 8 Giugno 2021, 07:47
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