Sebastiano Maffettone
​Sebastiano Maffettone

Conte, il barocco foggiano/ Aggrapparsi alla ragione per salvare la faccia

di ​Sebastiano Maffettone
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Mercoledì 6 Marzo 2019, 00:16 - Ultimo aggiornamento: 13:30

Il premier Giuseppe Conte, con l’aria di chi esprime pensieri profondi assai, ci fa sapere che - entro venerdì - avremo la decisione su Tav. E fin qui, la notizia ci sta pure. Molti di noi in effetti dubitavano che la decisione in proposito sarebbe arrivata prima delle elezioni europee.

Ma là dove la sorpresa cessa immediatamente di essere tale, è quando il già menzionato premier (lungi dall’esprimere la propria opinione, come sarebbe responsabilità e dovere di un capo di governo che non voglia essere il vice dei suoi vice), aggiunge che a «un percorso di razionalità tecnica», presumibilmente quello dell’analisi costi-benefici condotto dall’equipe guidata dal professor Ponti, si aggiunge ora «un percorso di razionalità politica».

È qui che il barocco foggiano del presidente Conte – dicesi “barocco foggiano” in quanto taroccato, perché il vero barocco in zona sta soprattutto a Lecce, oltre che naturalmente perché Conte è di Foggia - raggiunge il suo climax. Senza tema di esibire umorismo involontario. Chi di voi infatti avrebbe scommesso anche solo 5 centesimi sul fatto che la decisione Tav non sarebbe stata tutta politica, e per altro - come si annuncia - lunga e faticosa? Nessuno, suppongo.

Ma, anche in questo caso, tranne l’enfasi in cui si recita l’ovvio come se fosse Shakespeare, in fondo niente di male. Tutto sommato è giusto che la decisione su un caso tanto controverso sia politica. Anzi, i più maliziosi tra noi pensavano che anche l’analisi costi-benefici di Ponti & C. fosse già impregnata di politica. Tanto è vero che -per essere più sicuri- il ministro Toninelli ne ha chiesto un surplus. 

Che succederà a questo punto, anche in vista delle mozioni di sfiducia presto al voto in Parlamento? Di Maio lascerà al suo destino Toninelli, sapendo che non è amato troppo nemmeno dai Cinquestelle, e lo accuserà di avere fornito una analisi costi-benefici “farlocca” facendolo diventare il capro espiatorio? Oppure andrà avanti? E quanti punti percentuali vale un no alla Tav per la sopravvivenza del movimento?

Ma il punto sta nell’uso del sostantivo “razionalità”, che è congiunto all’aggettivo “politica”. Si fa, infatti, passare per razionale qualcosa che è invece strettamente identitario e viscerale. E non riguarda l’interesse del Paese, come la “razionalità” invocata da un presidente del Consiglio dovrebbe fare. Ma piuttosto le esigenze di sopravvivenza del Movimento-partito 5 Stelle. Quest’ultimo, dopo i troppi cedimenti a Salvini e dopo le batoste alle elezioni regionali, deve di necessità esibire muscoli e far vedere che sta con la mente e il cuore sulla questione Tav. Pena, la perdita della ragione sociale. E, con ogni probabilità, un veloce declino.

Stiamo dicendo che l’urgenza di Conte, l’uscita in puro barocco foggiano di cui sopra, sono una pura evacuazione di un leader di una fazione in difficoltà, senza nessuna razionalità politica? No. Questo non sarebbe del tutto vero. Una qual certa razionalità politica c’è in questo ambaradan. Consiste nel fatto che da sempre 5 Stelle ha privilegiato una strategia che consiste nell’accontentare gruppi apparentemente marginali ma dotati di forte uniformità di interessi. Dai tassisti ai No-Tav, tanto per chiarire. E consiste anche nel fatto che una strategia del genere paga elettoralmente. Come ha scritto parecchi anni fa l’economista e scienziato sociale americano Mancur Olson, in democrazia il consenso di gruppi anche piccoli, purché uniformi, conta molto. 

Detto questo, e concesso quanto si può concedere a strategie del genere, va pure aggiunto che due problemi nell’adottarle sono evidenti. Il primo è che una razionalità politica così intesa non c’entra nulla con gli interessi reali dell’Italia. Tutt’al più ha a che fare con la sopravvivenza del Movimento 5 Stelle. Il secondo è che lavorare con promesse robuste a gruppi marginali e compatti, spesso contro l’interesse generale, può funzionare bene all’opposizione. Ma rischia di essere nocivo per i cittadini e punitivo elettoralmente se stai al governo. 
 

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