Antonio Patuelli*
Antonio Patuelli*

Oltre la crisi/ La pace in Ucraina e la spinta vitale per l'economia

di Antonio Patuelli*
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Lunedì 14 Novembre 2022, 00:16

L’inflazione, dovuta soprattutto all’impennata dei costi energetici, porta le Banche Centrali a rialzare il costo del denaro dopo diversi anni di tassi a zero. Mentre ciò avviene, pur in misura più limitata, anche nell’Euro zona, emerge che in Italia la produzione industriale è diminuita a settembre dell’1,8% rispetto ad agosto, mentre la media della produzione industriale nel terzo trimestre è diminuita dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Fra i settori che registrano variazioni trimestrali negative vi sono le fabbricazioni di prodotti chimici (-7%), le attività estrattive (-6,8%), la realizzazione di prodotti petroliferi raffinati (-5,4%), la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo (-3,3%), ma anche le industrie tessili (-1%), l’industria del legno, della carta e della stampa (-2,9%), la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-2,7%), ed anche le industrie alimentari (-0,7%).
Insomma, il grande successo del turismo nella lunghissima estate climatica non deve distrarre dalle problematiche delle produzioni industriali che diminuiscono e che rappresentano un campanello d’allarme da non sottovalutare, perché possono rappresentare segnali di pericolose premesse di crisi d’impresa provocate innanzitutto dagli elevati costi energetici. Peraltro il crollo dei costi dei noli marittimi evidenzia un rallentamento mondiale dei commerci internazionali.
I recentissimi provvedimenti delle Istituzioni europee ed italiane tendono proprio a combattere il più possibile i fattori che possono causare gravi crisi di imprese, premesse di possibili nuove impennate di cassa integrazione e di disoccupazione.
Le banche, fortemente impegnate nel sostegno delle imprese, rischiano prossimamente di vedere nuovamente crescere i crediti deteriorati, con conseguenze nei conti economici ed anche nei bilanci patrimoniali che sono già gravati dalle minusvalenze per i titoli detenuti, conseguenza della crescita dei tassi d’interesse. 

Rischia, quindi, di profilarsi all’orizzonte una nuova fase nella quale, come indicano le Autorità di Vigilanza, le banche dovranno effettuare maggiori accantonamenti per mantenere prospetticamente solidi indici patrimoniali, indispensabili per fare prestiti.
Fra l’altro occorre che crescano gli sforzi per convincere la Commissione europea a permettere nuovamente alle banche, come avvenuto nel 2020-21, di concedere nuove dilazioni, moratorie e ristrutturazioni dei debiti delle imprese in difficoltà, per dar loro maggior tempo per riprendersi.
Inoltre non va trascurato il rischio che la crisi politica estiva e le elezioni anticipate a fine settembre, con l’insediamento delle rinnovate Istituzioni della Repubblica a fine ottobre, portino una forte compressione dei tempi parlamentari della sessione di Bilancio, con il rischio di non veder approvato il Bilancio dello Stato per il 2023 entro l’imminente fine di quest’anno, con la possibilità di scivolare in “esercizio provvisorio”. Come reagirebbero i mercati in tal caso? Non è possibile fare previsioni sicure, ma è prudente valutare il rischio che i mercati possano giudicare negativamente questa evenienza che porterebbe come prima conseguenza, giuridicamente obbligata, la limitazione della spesa pubblica nei mesi di “esercizio provvisorio” a frazioni mensili della spesa decisa per il 2022.
Occorre, quindi, fare ogni sforzo per la pace nell’Europa dell’Est e per sostenere i fattori produttivi in un momento di forti incertezze come l’attuale, per costruire un nuovo clima di fiducia che favorisca gli investimenti in Italia e in Europa per la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione.

*Presidente Associazione Bancaria Italiana

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