Covid, la campagna sui vaccini frenata dalla confusione

Giovedì 14 Gennaio 2021 di
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Meglio non girarci intorno: sarebbe un guaio incalcolabile se la campagna anti-Covid si trasformasse in un assurdo  balletto tra inefficienze, ritardi e recriminazioni. I presupposti, purtroppo, ci sono già tutti. Partono da lontano. Da quando si invocava un rigoroso “Piano Nazionale Vaccini” e ci si trastullava in attesa delle dosi. Adesso quelle, le prime dosi, sono arrivate. Bene: si scopre che se ne avanzano si chiamano mogli, figli, parenti; che un numero impressionante di sanitari, medici e infermieri si rifiuta di tirarsi su le maniche per l’iniezione; che le partite copriranno un terzo dei “vaccinandi” e dunque un mantello protettivo assai lontano dall’indispensabile immunità di gregge. 


La bagarre per poter scegliere la casa farmaceutica produttrice dilaga e spudoratamente: c’è già chi avanza la pretesa di poter aspettare il tipo di vaccino che considera a proprio gusto più affidabile, comunque è già chiaro che sarà guerra appena saranno in campo tutte le soluzioni.
Si sostiene che la variante “inglese” e quella “sudafricana” del virus tagliano le gambe al vaccino, mentre c’è chi dice il contrario: tutto a posto, niente paura. Lo scandalo degli aghi inadeguati al dosaggio non si placa mentre vanno avanti le istruttorie dell’autorità giudiziaria. 


Mancano per il momento segnalazioni di furti: sono temutissimi tanto che gli stock sono sorvegliati a vista giorno e notte. Mai perderli d’occhio, quindi. Resta aperto ad ogni sorpresa il capitolo della chiamata al vaccino. Dopo medici, infermieri e Rsa sarà la volta degli ultra-ottantenni e poi, su per li rami, per quelli meno anziani. Mistero sui sistemi di reclutamento. Quando? Dove? Come? Eppure, si tratta di due appuntamenti da non mancare, raccomandano al ministero della Salute. 


Il secondo appuntamento con il vaccino a 21 o 28 giorni (a seconda della marca) dal primo, non più tardi. Anche su questo c’è chi obietta, per esempio il professor Giuseppe Remuzzi, presidente del “Mario Negri” di Milano. Meglio una sola dose ma raddoppiando i soggetti anche se la copertura è risultata meno ampia. 
Si è alzato un coro di dissensi, voci anche molto autorevoli: è da pazzi pensare di evitare il richiamo perché è indispensabile. Si vanificherebbe ogni effetto. Un dibattito che assomiglia ad una maionese impazzita e lascia interdetti perché, almeno su questo punto, ci si aspetterebbe l’unanimità dei pareri. 
Così come su altri temi indotti dalla pandemia si muove un carosello di opinioni, una vasta vetrina delle vanità scientifiche e non a cui partecipano certi scienziati a cui piace soprattutto piacere ed altri a cui piacciono i pareri comunque contrari. 


Chi guarda, chi vuole informarsi, chi cerca risposte affidabili esce spesso da questi match tutt’altro che rassicurato e con le idee più chiare. Prevale un senso di smarrimento, di un cammino senza bussola, di una corsa impazzita. Il fenomeno va sorvegliato prima che divenga irreversibile, ma i tanti illustri scienziati impegnati sui diversi fronti sapranno farsene carico?


Questi tristissimi mesi, e il conto finale sarà salato, hanno allestito numerosi siparietti mediatici ai quali, dopo i trionfi della prima ondata, col virus sconosciuto che si faceva largo tra morti e feriti, sono seguiti e proseguono i tonfi. Causa l’ultra esposizione mediatica, specie nelle corride tv. Scontri da restare allibiti che hanno messo a dura prova la credibilità di diversi protagonisti, per concludere che la scienza non è affatto una scienza esatta. 
Il video ad alte dosi produce dipendenza, si trasforma in una brutta bestia, diviene difficile tenerla al guinzaglio, domarla. Più facile lasciarsi ammaliare, poi stordire e venire inghiottiti dall’oblio. La campagna del vaccino è ancora molto lunga ma va percorsa tutta, senza tentennamenti, rappresenta la più grande e impegnativa scommessa. Non si può perderla. Contro questa sconfitta non ci sarebbe alcun vaccino.

 

Ultimo aggiornamento: 06:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA