Se la pace neutralizza l'offensiva jihadista

Lunedì 28 Settembre 2020 di
Charlie Hebdo continua a essere bersagliata. La sua decisione di ripubblicare le vignette di Maometto ha spinto un pakistano diciottenne ad accoltellare due persone, nei pressi dell'ex sede del giornale satirico. Fino a poco tempo fa, era convinzione diffusa che l'Isis avrebbe condotto attentati sempre più numerosi e letali nelle città europee. Sulla base di questa fosca previsione, i servizi segreti, soprattutto quelli francesi, hanno ricevuto critiche impietose. La logica di ragionamento era semplice e fallace perché basata su una falsa profezia, che riassumiamo come segue: Siccome l'Isis ci colpirà sempre più spesso, i servizi segreti devono essere processati oggi per quello che accadrà domani.

Il futuro ci ha riservato una storia diversa e i servizi segreti meriterebbero molte assoluzioni. Vediamo perché. A partire dalla strage di Bruxelles del 22 marzo 2016, l'Isis si è affidato ai lupi solitari o a piccoli gruppi di amici inabili all'uso delle armi. Tutto questo significa che i servizi segreti sono riusciti a sventare il pericolo più grande che scusandoci per il gioco di parole è rappresentato dall'organizzazione di un'organizzazione jihadista. Senza campi di addestramento, appartamenti, armi, soldi e documenti falsi, gli individui radicalizzati sono facilmente neutralizzabili. Purtroppo, può sempre capitare che un lupo solitario riesca a provocare molte vittime, come accadde a Nizza, il 14 luglio 2016, ma fu la tipica eccezione che conferma la regola: Mohamed Bouhlel era inabile a tutto, tranne a guidare i camion, che, sfortunatamente, era il suo lavoro. I servizi segreti hanno tenuto a bada i jihadisti negli ultimi due anni, nonostante il rientro di tanti foreign fighters. A questo punto, la domanda sorge spontanea: se i capi dell'Isis non riescono a creare un'organizzazione nelle nostre città, che cosa dobbiamo temere di più? Dobbiamo certamente temere l'effervescenza collettiva ovvero il clima di esaltazione emozionale causato da un evento di importanza epocale, che attiva i fanatici. Se guardiamo le attività jihadiste degli ultimi diciannove anni, queste si sono impennate intorno a due date fondamentali: l'attentato dell'11 settembre 2001 e la proclamazione dello Stato islamico, il 29 giugno 2014 a Mosul. Gli attentati jihadisti sono aumentati dopo quegli avvenimenti e poi sono calati con il passare del tempo, fin quasi a scomparire. Quando le organizzazioni terroristiche mettono a segno un colpo sensazionale, i loro simpatizzanti si esaltano e sentono il bisogno impellente di lanciarsi nella mischia. Siccome pensano di vivere un momento che cambierà il corso della storia, bruciano di protagonismo. La teoria dell'effervescenza collettiva è stata sviluppata da Durkheim per spiegare la nascita della prima forma di religione: il totemismo. Gli uomini primitivi vivevano isolati alla ricerca di cibo e la loro vita era priva di emozioni. Quando però si adunavano per celebrare una cerimonia, il solo fatto dell'agglomerazione li precipitava in un entusiasmo irrefrenabile. Non avendo le facoltà intellettuali per capire che quella sovraeccitazione era causata dalla vicinanza fisica con i loro simili, i primitivi attribuivano la sua origine a una divinità, il totem, che veneravano. I terroristi islamici, che funestano le città europee, vivono la stessa esperienza estatica: pensano di essere mossi da Dio, senza sapere che Dio non c'entra niente. Essi sono semplicemente preda dell'effervescenza collettiva, che si forma a ridosso dei grandi eventi terroristici: un'effervescenza resa possibile anche da internet, che crea un'agglomerazione virtuale attraverso la partecipazione a una comunità immaginata, ma non per questo meno esaltante. Quando poi le roccaforti dell'Isis sono state rase al suolo, l'effervescenza collettiva è calata e gli attentati sono quasi scomparsi. Ho sviluppato questa tesi nel mio libro L'Isis non è morto (Rizzoli), trovando continue conferme.

Che cosa possiamo fare contro l'effervescenza jihadista? Non sempre possiamo fare molto, però possiamo evitare di muovere guerre inutili ai Paesi islamici, come l'Iraq, o di alimentare la guerra in Siria, come l'Occidente ha fatto fino all'arrivo di Trump. La pace annoia i jihadisti, li uccide emotivamente, perché impedisce lo scatenamento delle loro passioni, su cui si fonda l'effervescenza collettiva. La pace serve al benessere delle società libere, che, non a caso, i jihadisti odiano.
orsini@mit.edu
  Ultimo aggiornamento: 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA