Mario Ajello
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Milano Marittima ricostruita dopo la bufera: un piccolo-grande miracolo in 9 ore

Venerdì 12 Luglio 2019 di Mario Ajello
Tutta giù. Ma poi, in nove ore, tutta su. È il miracolo della spiaggia di Milano Marittima. Quello per cui la tromba d’aria e il nubifragio di poche ore prima abbattono stabilimenti, chioschi, ombrelloni, lettini e pergolati e ogni altra delizia per bagnanti ma poche ore dopo devono arrendersi alla ricostruzione dei danni che hanno provocato. E che choc dev’essere stato per questi agenti provocatori.



Tanta fatica per abbattere e quelli hanno tolto le macerie e ristabilito la normalità! Proprio così. Ricostruzione è una parola che gli italiani conoscono con la maiuscola - la Ricostruzione successiva alla seconda guerra mondiale, e che scatenò a sua volta un miracolo: quello economico - ma che evidentemente nei casi migliori, e non sono così pochi come si pensa, appartiene al carattere nazionale. Nostrano, e non giapponese. 

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Perché le foto di Milano Marittima prima e di Milano Marittima dopo, il lido azzerato e il lido rifatto, ricalcano - per carità, in piccolo - quelle del famoso terremoto più tsunami dell’11 marzo 2011 in Giappone. L’autostrada nipponica sventrata e lei stessa, a distanza di pochi giorni, rimessa a posto e tranquilla nella sua normalità. Ma questa è Milano Marittima e del resto nacque dal nulla su una palude e non ha voluto impaludarsi di nuovo nel disastro che le è capitato. Sprecando nel rammarico inerte o nella lagna (lo Stato ci deve ripagare! Vogliamo i risarcimenti!) quattrocento alberghi e duecento stabilimenti balneari che ogni anno ospitano milioni di turisti. 
Neutralizzare le tempeste che si scatenano, rimboccandosi subito le mani, è un buon esempio di positività. Di Paese che vince e che rovescia gli stereotipi per cui ogni danno è permanente in attesa che una commissione parlamentare - Benedetto Croce diceva che le uniche commissioni d’inchiesta che funzionano sono quelle con un numero di membri pari, inferiore all’uno: cioè zero, inesistenti - decida semmai chi deve pagare. E in questo caso sarebbe il vento, che non è dotato però di portafoglio. 

Il piccolo grande miracolo romagnolo, ma anche in altre latitudini si sarebbe potuto produrre, dimostra come l’interesse commerciale di non perdere gli incassi coincide con l’interesse nazionale di mostrare una della capitali dell’estate pienamente operativa e normalmente attrattiva. L’Italia anche questo è. E vale più la doppia foto del prima e del dopo tromba d’aria, la catastrofe e la resurrezione, che tantissimi spot sulla Riviera Romagnola. 

Purtroppo non è sempre così. E a Roma un esempio del genere - si veda il tormentone delle stazioni della metro e delle loro scale mobili, per non dire dell’immondizia alla cui soluzione manca sia la virtuosità che la tempestività - in questi anni s’è rivelato impossibile. Quando si danno risposte civiche a una difficoltà o a una calamità come la furia del maltempo si manda un messaggio rassicurante. Quello che dice: un Paese sano c’è. Milano Marittima dimostra che i piccoli-grandi miracoli in nove ore possono diventare realtà. E questo infonde fiducia nell’Italia, che nonostante tutto, la merita.
  Ultimo aggiornamento: 12:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA