Marco Gervasoni
Marco Gervasoni

Ora Macron fa il buonista all’ora di cena

Lunedì 4 Marzo 2019 di Marco Gervasoni
A noi in politica piacciono di più i sanguigni rispetto ai tipi melliflui, forse perché dai primi sai che cosa aspettarti. E anche il Macron che ci definiva «lebbrosi», alla fine, pur nella riprovazione, ci risultava più autentico del Macron sdolcinato che abbiamo visto ieri sera «ospite» da Fabio Fazio. 

Una grande operazione simpatia, a cominciare da alcune domande intime dell’«intervistatore» e dal loro essere seduti faccia a faccia, senza la mediazione della ufficiale scrivania presidenziale. Il presidente ha infatti spiegato quanto ami l’Italia, anche se con stereotipi non certo originalissimi, (da Roma a Firenze a Stendhal) e pure la napolitanità di Edoardo De Filippo, una cui pièce gli avrebbe consentito di conoscere la moglie Brigitte. Per stare in tema napoletano, il messaggio principale è stato «chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato»: rubricando così a poca cosa gli scontri che avevano portato al richiamo dell’ambasciatore francese in patria. Chiaro che l’operazione aveva finalità diplomatiche, e metteva il suggello sul riavvicinamento, condotto soprattutto dal presidente della Repubblica Mattarella, l’unico politico italiano citato da Macron.

Tutto bene quel che finisce bene allora? Mica tanto. E’ infatti un po’ bizzarro che a un capo di Stato di un altro Paese sia concesso tanto spazio, sulla principale rete del Paese e in prime time, peraltro in una trasmissione che è un misto tra intrattenimento e giornalismo. Lo stesso «Figaro» notava giorni fa l’anomalia della cosa: a memoria nostra, ciò non è mai accaduto per nessun capo di Stato e di governo. E certo non è mai avvenuto in Francia; immaginiamoci una mezz’ora di Mattarella sulla principale rete francese nell’orario di massimo ascolto: impossibile. Qualcuno potrebbe dire: ma è giornalismo! Peccato che le domande di Fazio fossero per nulla ficcanti, piuttosto melliflue anch’esse, quasi il microfono lasciato in mano a Macron per dire ciò che voleva.

Ripeterà l’esperimento la produzione di «Che tempo che fa» la settimana prossima con Trump? O magari con Orban? Ne dubitiamo. La realtà è che è stato dato tutto questo spazio a Macron perché già mesi fa, anche se meno negli ultimi tempi, egli ha riconosciuto nel nostro governo uno dei suoi avversari nelle prossime Europee, in quanto incarnazione del detestato «sovranismo». E quindi la produzione di «Che tempo che fa» ha deciso di fare un bello sgambetto a Salvini e a Di Maio. Macron ha infatti delineato la sua idea di Europa, definendola «aperta» contro quella «chiusa» di altri, che uno spettatore smaliziato non faticava a trovare propria di un Salvini o di un Di Maio. Però non si può criticare troppo Macron, per aver ripetuto quello che dice sempre. Mentre possiamo ritenere piuttosto discutibile questa battaglia politica via interposta televisione, quella di far parlare un leader europeo, che l’opposizione del Pd cita un giorno sì e l’altro pure come proprio punto di riferimento. Tra l’altro lo stesso giorno delle primarie di quel partito. Siccome però il diavolo fa le pentole ma si dimentica i coperchi, non scommetteremmo che l’operazione simpatia della soporifera intervista di Macron raggiungerà l’effetto forse sperato dalla produzione del programma di Fazio, quello cioè di spostare voti verso una direzione o di convincere qualche indeciso. I meccanismi della comunicazione, soprattutto di quella televisiva, sono molti sottili: e spesso producono conseguenze opposte da quelle desiderate.  Ultimo aggiornamento: 00:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA