Superbonus esteso (ma villette escluse), pensione anticipata con Quota 102 e giù l'Iva sugli assorbenti: le misure della manovra

Il governo vara un’operazione da 23 miliardi, di cui otto per ridurre le tasse alle famiglie. Contrasti con la Lega per l’innalzamento dell’età

Manovra, le misure: superbonus esteso ma villette escluse. Pensione a 64 anni
di Andrea Bassi
7 Minuti di Lettura
Martedì 19 Ottobre 2021, 23:08 - Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre, 10:01

L’attesa proroga del Superbonus al 110 per cento arriva. Ma a metà. A poter usufruire dell’agevolazione fiscale anche nel 2023, saranno solo i condomini. Niente estensione, dunque, per le ville, le villette, gli edifici unifamiliari e quelli funzionalmente indipendenti. Un modo per tagliare i costi della proroga. Secondo i dati dell’Enea, a fine settembre erano poco più di 6 mila i condomini che avevano deliberato lavori, contro quasi 40 mila edifici unifamiliari. Anche gli altri incentivi alle ristrutturazioni (il 50 per cento per quelle edilizie e il 65 per cento per l’efficientamento che non rientra nel superbonus) saranno confermate. Il rinnovo, questa volta, non sarà solo per un anno, ma per tre. Un modo per dare certezza al settore. Le novità della manovra non riguardano solo le detrazioni per le ristrutturazioni. Anzi. Il capitolo più spinoso resta quello delle pensioni.

Nel documento di bilancio approvato all’unanimità ieri, è stato deciso di appostare solo i fondi per il dopo Quota 100. Il meccanismo è ancora oggetto di discussione. La proposta portata dal ministro del Tesoro Daniele Franco, prevede che a partire da gennaio del prossimo anno si possa andare in pensione con 64 anni di età e 38 di contributi. Dopo Quota 100, insomma, ci sarebbe Quota 102. Durerebbe uno o due anni e coinvolgerebbe in tutto solo 50 mila persone. Poi si passerebbe a Quota 104, ossia 66 anni e 38 di contributi per lasciare il lavoro. In pratica il “quasi ritorno” alla Fornero. Un passo che la Lega giudica inaccettabile. E per questo spinge per applicare questo meccanismo ai soli lavoratori della Pubblica amministrazione lasciando in vita Quota 100 per gli altri. Il nodo, insomma, rimane per adesso irrisolto. 

Un compromesso, invece, è stato trovato sul Reddito di cittadinanza. Lo stanziamento per il prossimo anno è stato aumentato di un miliardo. Si passerà da poco meno di otto miliardi a quasi nove. Lo strumento sarà però rivisitato. Ci sarà una stretta sull’accesso. Saranno introdotti dei controlli preventivi per impedire che persone senza i requisiti abbiano accesso al sussidio. Anche sul fronte delle politiche attive del lavoro il meccanismo cambierà. Dal secondo rifiuto di una offerta di lavoro, l’assegno del Reddito sarà tagliato. 

GLI ALTRI CAPITOLI

Capitolo tasse. Come per le pensioni nel Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles, è stata inserita solo una cifra: 8 miliardi. Come questa somma si tradurrà in un taglio delle tasse è ancora oggetto di discussione. L’ipotesi più accreditata rimane quella di una riduzione dell’aliquota del 38% che colpisce i redditi tra 28 mila e 55 mila euro. Ma ci sono altri temi sul tavolo. Come una compensazione per chi perderà qualcosa nel passaggio dalle detrazioni al nuovo assegno unico per i figli che partirà il primo gennaio. Arriva anche un nuovo stop alla plastic e alla sugar tax. Ci sarà poi un nuovo stanziamento di un miliardo di euro per contenere il caro-bollette. Sul tavolo resta la riforma della bolletta elettrica, con il passaggio degli oneri di sistema dal conto energetico delle famiglie alla fiscalità generale. Per la Sanità arrivano due miliardi in più per stabilizzare i medici e gli infermieri assunti durante il Covid e per tagliare le liste di attesa. Infine il Ministero dello Sviluppo ha ottenuto un rifinanziamento per il bonus tv e per quello dei decoder.

Reddito. Il prossimo anno costerà 9 miliardi

Nessun taglio al Reddito di cittadinanza. Anzi. Il prossimo anno il sussidio avrà a disposizione una dote superiore di un miliardo di euro a quanto speso nel 2021. Lo stanziamento passerà da 7,6 miliardi (ai quali devono essere aggiunti i 200 milioni stanziati nel decreto fiscale) a 8,8 miliardi. Nella cabina di regia il governo si sarebbe comunque impegnato ad una profonda revisione dello strumento. Una revisione che passerà per una stretta sui controlli e per maggiori vincoli sull’assegno. I percettori del Reddito che rifiuteranno la seconda proposta di lavoro, si vedranno ridurre l’importo del sussidio.

Statali. Niente più tetto per i premi

Nella legge di bilancio arriva anche un capitolo statali. Sarà eliminato il tetto ai fondi delle amministrazioni utilizzato per erogare i premi e le indennità ai dipendenti. Il tetto, in vigore dal 2017, fissava l’importo massimo di questi fondi di amministrazione all’ammontare stanziato nel 2016. Da allora non si è più mosso. Lo sblocco servirà anche ad accelerare le trattative sul rinnovo del contratto tra il governo e i sindacati. Non solo. Il governo metterà sul tavolo anche nuovi fondi per riscrivere l’ordinamento professionale. Il contratto prevede la nascita di una quarta area e una nuova strutturazione delle altre tre vecchie aree funzionali.

Sanità. Altri due miliardi per cure e vaccini

Il Fondo sanitario nazionale sarà rafforzato con uno stanziamento aggiuntivo di 2 miliardi di euro. Si passerebbe, dunque, dai 122 miliardi di euro attuali a 124 miliardi nel 2022, per poi salire ancora a 126 nel 2023. L’aumento delle dotazioni servirebbe soprattutto per i farmaci innovativi e per finanziare l’acquisto di vaccini Covid. Sul tavolo c’è anche la stabilizzazione di 66 mila medici e infermieri assunti a tempo determinato durante l’emergenza Covid. Altri fondi potrebbero essere utilizzati per ridurre le liste di attesa. Nella legge di Bilancio di un anno fa lo stanziamento per questa voce era stato di 500 milioni di euro.

Ammortizzatori. La Cig sarà universale

Il riassetto degli ammortizzatori sociali era uno dei primi provvedimenti avviati dal governo Orlando ma nonostante la spinta il pacchetto di misure si è a lungo arenato sul capitolo risorse finanziarie. La creazione di uno strumento di tutela veramente universale che in caso di perdita del lavoro garantisca anche lavoratori autonomi e dipendenti delle piccolissime imprese costa circa 8 miliardi di euro. Con un costo minore potrebbe essere realizzata una più semplice estensione dell’attuale Cassa integrazione. In agenda anche la riforma delle politiche attive per dare impulso all’occupazione nella fase di ripartenza

Natalità. Congedo ai padri per dieci giorni

Il congedo parentale per i padri sarà definitivamente di 10 giorni. La norma sarà inserita nella legge di Bilancio. La novità, fortemente voluta da Italia Viva, è emersa durante la cabina di regia di ieri. Sono ormai diversi anni che i giorni di congedo parentale per i padri vengono costantemente aumentati. Nel 2017 furono portati da due a quattro giorni. L’anno successivo, nel 2018, i giorni di congedo parentale passarono da quattro a cinque. Poi nel 2019, sempre con la legge di Bilancio, furono aumentati a sette. Per quest’anno invece, sono stati previsti dieci giorni di congedo parentale. Nella manovra questo periodo sarà reso definitivo.

Fisco. La riduzione parte dall’Irpef

Il capitolo sul taglio delle tasse è uno dei più delicati. Nella manovra sarà inserito un fondo di 8 miliardi per ridurre la pressione fiscale. Sette miliardi saranno risorse fresche, mentre un miliardo è già nei tendenziali del bilancio. L’intenzione del governo è quella di utilizzare i soldi per tagliare l’Irpef della classe media, ossia addolcire lo scalone che porta l’aliquota da 27% al 38% per i redditi che vanno da 28 mila a 55 mila euro. L’ipotesi più gettonata, al momento, è una riduzione di due punti dell’aliquota del 38%. Le imprese chiedono a gran voce, come del resto previsto dalla delega fiscale, l’abolizione dell’Irap. Per ora però, potrebbe esserci solo l’azzeramento dei contributi per l’assegno familiare.

Bonus edilizi. Per le facciate rinnovo in bilico

Una proroga al 2023 del superbonus al 110 per cento, ma limitata a condomini e agli istituti di case popolari, escludendo quindi le abitazioni unifamiliari, le villette. Per gli altri bonus edilizi, il credito d’imposta al 50% e quello al 65% per ristrutturazioni e riqualificazione energetica, si prospetta una conferma per tre anni, mentre al momento non è prevista la proroga del bonus facciate al 90%. Per il superbonus, insomma, è una buona notizia a metà. Erano state proprio le “villette” nella prima parte a trascinare l’incentivo, per la maggiore difficoltà dei condomini a deliberare i lavori. Solo dopo i decreti semplificazioni anche questi ultimi erano partiti.

Tampon tax. Giù l’Iva sugli assorbenti

Sulla vicenda della cosiddetta «tampon tax» ci sono state battaglie parlamentari e anche una petizione su change.org. Adesso l’Iva sugli assorbenti dovrebbe essere abbattuta. Il prelievo passerà dall’attuale 22 per cento al 10 per cento. A combattere contro l’inclusione degli assorbenti tra i prodotti tassati con l’aliquota Iva ordinaria è stato da sempre il mondo femminile. L’aliquota del 4 per cento è quella applicata ai beni considerati di «prima necessità». L’aliquota del 22 per cento invece, è la stessa dei beni di lusso. Oggi i prodotti igienici femminili, come anche i pannolini per i neonati, sono sottoposti all’aliquota ordinaria del 22% perché non sono considerati beni di prima necessità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA