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Recovery, Arbore (capo operazioni della Gdf): «Controlli severi sul Piano ma non freneremo i lavori»

Recovery, Arbore (capo operazioni della Gdf): «Controlli severi sul Piano ma non freneremo i lavori»
di Andrea Bassi
4 Minuti di Lettura
Martedì 22 Giugno 2021, 00:16 - Ultimo aggiornamento: 07:19

Generale Giuseppe Arbore, Capo del terzo Reparto Operazioni della Guardia di Finanza, lo scorso anno e i mesi che ci siamo lasciati alle spalle non sono stati soltanto l’anno della pandemia. Sono stati anche l’anno della risposta dello Stato alla pandemia con interventi a carico del bilancio pubblico per oltre 200 miliardi. Come vi siete attrezzati per vigilare sulla distribuzione e sull’uso di questa enorme mole di risorse pubbliche?
«La sfida è stata complessa. Il nostro Paese ha dovuto affrontare due diverse esigenze. Da un lato, vista la grave emergenza economica oltre che sanitaria, era assolutamente necessario che le risorse pubbliche arrivassero immediatamente ai destinatari. Dall’altra, occorreva implementare gli strumenti per garantire il sistema da eventuali illeciti. La Guardia di Finanza, quale forza di polizia economico-finanziaria a competenza generale, ha dato, naturalmente, un significativo contributo».

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E ci siete riusciti?
«Abbiamo fatto e stiamo facendo tutto il possibile. L’obiettivo è contrastare, in maniera trasversale, le indebite percezioni di incentivi e provvidenze e, al contempo, tutte le forme di criminalità in grado di mettere a rischio le misure di sostegno, causando effetti distorsivi sull’economia. La collaborazione interistituzionale è essenziale. Abbiamo stipulato e rinnovato numerosi protocolli d’intesa con i soggetti che erogavano i fondi, come l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, la Sace S.p.A., il Ministero dello Sviluppo Economico. E abbiamo realizzato la nuova “Dorsale informatica”».

Di cosa si tratta?
«Abbiamo reingegnerizzato i nostri sistemi di informatica operativa. Oggi i militari del Corpo possono consultare, da un unico punto di accesso, circa 80 banche dati. Con un solo input possono avere un percorso ragionato sulla posizione complessiva di un determinato soggetto».

C’è stato, come dicono i vostri dati e le inchieste della magistratura, il tentativo della criminalità di creare un business dell’emergenza?

«È ovvio che dinanzi a queste ingenti risorse finanziarie la criminalità abbia cercato e cerchi di insinuarsi. Per la Guardia di Finanza, la lotta agli illeciti relativi alla spesa pubblica è stata sempre una priorità, ma oggi è ancor più al centro della nostra strategia operativa perché la posta in gioco è rilevantissima».

La posta in gioco?
«Sì, la posta in gioco. Prima della pandemia i comportamenti illeciti, i benefici concessi ai disonesti limitavano alcuni diritti fondamentali, come la salute, l’istruzione, la sicurezza. Oggi ciò che dobbiamo proteggere è, direi, il futuro stesso del Paese, legato alle riforme e gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di una sfida straordinaria, ormai alle porte».

Temete che i fondi del Recovery diventino un’occasione per la criminalità?
«Come accennavo, anche per l’economia illegale le politiche straordinarie di bilancio messe in campo costituiscono un’opportunità. Impedire agli interessi criminali di accedere alle ingenti risorse pubbliche, pure di matrice unionale, infiltrandosi negli appalti e alterando le regole della leale concorrenza è una responsabilità affidata dal Pnrr, tra gli altri, alla Guardia di finanza». 

Come vi muoverete su questo fronte?
«Lavoriamo alla condivisione informatica delle informazioni, per poter avere diretta contezza dei beneficiari delle provvidenze. Stipuleremo memorandum anche con gli enti territoriali. Soprattutto, faremo leva sulle nostre attività di intelligence, sul controllo economico del territorio, sulle analisi di rischio per rendere selettivi i controlli e, in particolare, sulla professionalità del nostro personale. La nostra regola generale sarà: acquisire le informazioni, processare i dati e intervenire il più celermente possibile».

Non teme che i controlli possano rallentare l’erogazione dei fondi e quindi i progetti?
«Non avverrà. Effettueremo controlli efficaci e puntuali senza impattare minimamente sui tempi di erogazione. Del resto, i nostri interventi di polizia si pongono a valle dei controlli e dei procedimenti affidati ai soggetti pubblici chiamati a gestire le risorse. Dal primo giugno scorso, inoltre, è operativa la Procura europea (EPPO), che potrà attrarre alla propria competenza ogni reato lesivo degli interessi finanziari dell’Unione superiore a 10 mila euro. Un Ufficio giudiziario unico con sedi decentrate in 22 Stati membri, che potrà consentire ulteriore rapidità nelle indagini internazionali. All’EPPO e alle Autorità giudiziarie italiane, sia penali che contabili, assicureremo la massima collaborazione». 
 

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