Pressing Ue sul prezzo del gas: affondo di Francia e Bruxelles sulla Germania

Von der Leyen alla Norvegia: «Dovete abbassare il prezzo»

Gas, piano Ue su prezzi slitta. Ma è pressing su Berlino: «Fare proposte su price cap»
di Gabriele Rosana da Bruxelles
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Lunedì 3 Ottobre 2022, 20:39 - Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre, 12:01

BRUXELLES L’Europa affila le armi contro la speculazione sul gas. E torna a spingere per un tetto al prezzo del metano importato nell’Unione in vista del summit informale di venerdì prossimo a Praga, quando il confronto sul “price cap” tornerà a livello dei leader dei Ventisette.

Oggi la Commissione europea avrebbe dovuto diffondere un piano d’azione sul contrasto al caro-energia, ma la sua finalizzazione è slittata a dopo il vertice, indizio che Bruxelles aspetta di vedere che aria tirerà e quanto pesante sarà il clima tra i capi di Stato e di governo per fare la prossima mossa. E allora a prendere l’iniziativa è un gruppo di Stati membri, in particolare quelli in prima linea per vincere l’opposizione della Germania alla fissazione di un tetto al prezzo all’ingrosso: Italia, Grecia, Francia, Spagna, Belgio e Polonia stanno testando a distanza con Berlino alcune ipotesi di formulazione del “price cap” che, secondo il ministro dell’Energia di Atene Kostas Skrekas, potrebbero portare alla definizione di un testo di compromesso da recapitare alla Commissione Ue. 


L’APPELLO
Nell’attesa, la presidente dell’esecutivo Ue Ursula von der Leyen è tornata a rivolgersi alla Norvegia con un appello a tenere sotto controllo i prezzi del gas - ieri in calo per la terza seduta consecutiva, a 169 euro al megawattora, ma comunque oltre cento euro in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa -: «Energia a prezzi accessibili e forniture energetiche sicure sono nel nostro comune interesse», ha twittato dopo una telefonata con il premier di Oslo Jonas Gahr Støre.

La Norvegia - che non è un Paese membro dell’Ue, ma uno dei suoi partner più stretti - è diventata negli ultimi mesi il principale fornitore di metano verso l’Unione, prendendo il posto della Russia e vedendo i suoi introiti aumentare del 315%. Il che spiega perché a Oslo fanno barricate sull’introduzione di un tetto al prezzo del gas fissato unilateralmente da parte dell’Ue; e perché, nel timore di perdere le forniture dirette verso i più profittevoli mercati asiatici, per ora Bruxelles esclude la soglia fissa e gioca semmai - come fatto ancora ieri da von der Leyen - la carta dei negoziati bilaterali «con i partner affidabili», per abbassare ragionevolmente i prezzi all’interno di una “forchetta ragionevole”.

Nella bozza di conclusioni del summit di Praga che circola fra le delegazioni nazionali c’è invece già un chiaro mandato allo sviluppo di un «benchmark più rappresentativo per il Gnl che rifletta in modo più accurato le condizioni di mercato», un’alternativa, cioè, all’indice di riferimento Ttf di Amsterdam per tenere le quotazioni del gas naturale liquefatto al riparo dall’eccezionale volatilità dell’hub olandese.

 
GLI AIUTI TEDESCHI
Ma a pesare (e non poco) sull’avanzamento della discussione tra i Ventisette è il maxi-piano dal valore di 200 miliardi di euro messo in campo la scorsa settimana dalla Germania per finanziare un tetto nazionale al caro-bollette a beneficio di famiglie e imprese tedesche. «Siamo in contatto con le autorità tedesche», ha precisato una portavoce dell’esecutivo Ue, «è compito del Paese membro valutare se una misura costituisce aiuto di Stato e, se del caso, notificarla alla Commissione». «I sostegni devono essere temporanei e mirati, e coordinati», ha ricordato il vicepresidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis. Critico con Berlino il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire che ha sottolineato come sia «essenziale agire insieme in Europa di fronte alla crisi energetica. Dobbiamo essere più determinati, più uniti e più veloci». Anche perché «i governi non potranno proteggere completamente le loro economie dagli effetti degli aumenti record», si legge nella dichiarazione al termine dell’Eurogruppo di ieri in Lussemburgo. Per questo, in una tribuna congiunta apparsa ieri sera su alcuni media europei, i commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton hanno rilanciato la creazione contro il caro-energia di uno schema di prestiti garantiti dall’Ue ispirato allo Sure, la cassa integrazione Ue durante la pandemia. Ieri intanto la Commissione ha dato l’ok a un regime italiano dal valore di 2 miliardi di euro, gestito da Sace, che rilascerà le proprie garanzie alle compagnie assicurative per la rateizzazione fino a 24 mesi delle bollette delle imprese.

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