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Pensioni, ritorno alla Fornero nel 2023? Ecco perché non è detto e cosa può accadere

Secondo la legge il requisito contributivo richiesto per uscire dal lavoro prima di 67 anni è molto alto: si apre la discussione per consentire una maggiore flessibilità

Pensioni, ritorno alla Fornero nel 2023? Ecco perché non è detto e cosa può accadere
di Giusy Franzese
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 17 Agosto 2022, 17:11 - Ultimo aggiornamento: 18 Agosto, 00:30

Dopo Quota 100 cancellata lo scorso anno, anche Quota 102 sta arrivando agli sgoccioli. Da gennaio 2023 infatti la possibilità di andare in pensione prima rispetto ai requisiti previsti dalla legge Fornero sarà abolita. Cosa accadrà, quindi? Il ministro del Lavoro Andrea Orlando aveva promesso il varo di un nuovo meccanismo - da concordare con le parti sociali - per evitare di tornare tout court alle regole di pensionamento poco flessibili introdotte dal governo Monti (ministro Elsa Fornero) nel pieno della crisi economica finanziaria del 2011. Ma la discussione con i sindacati si è arenata e la crisi di governo ha bloccato tutto.

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In questi giorni di campagna elettorale il centrodestra - Lega in testa - promette l’abolizione della legge Fornero sulla previdenza, da sostituire con la cosiddetta “quota 41”. Al di là di chi vincerà la tornata elettorale, i tempi per una riforma di larga portata restano molto stretti. Ma non impossibili, soprattutto nel caso di modifiche mirate. Resta poi in campo l’ipotesi di prorogare anche per il prossimo anno Quota 102 (requisiti minimi richiesti: 38 anni di contributi e 64 anni di età) in attesa di una nuova riforma. Detto ciò chi è alle porte della pensione è bene che si prepari mentalmente al peggio. Ovvero al ritorno in pieno delle regole della legge Fornero. Eccole.

Le regole della legge Fornero

La legge Fornero sulla previdenza consente di andare in pensione di vecchiaia non prima di aver compiuto 67 anni di età con almeno 20 anni di contributi. È prevista anche la formula “pensione anticipata” indipendentemente dall’età, in questo caso servono almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

La flessibilità

Le regole della legge Fornero, come si evince, sono poco flessibili. Il requisito contributivo richiesto per andare in pensione prima del compimento dei 67 anni di età è molto elevato. Per tanti impossibile da raggiungere. E così si è aperta la discussione per consentire una maggiore flessibilità sul momento dell’addio al lavoro. Ovviamente più si abbassa l’età o il numero dei contributi richiesti, e maggiore sarà il costo per le casse dello Stato. La proposta della Lega di consentire il pensionamento con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età (con un ulteriore sconto per le madri di un anno per ogni figlio), secondo alcuni calcoli costerebbe circa 18 miliardi di euro l’anno. A meno che non vengano applicate decurtazioni sull’assegno pensionistico. Il governo Draghi ha proposto il passaggio al sistema di calcolo contributivo pieno, come già avviene con l’attuale “opzione donna” (35 anni di contributi e 58 anni di età se lavoratrici dipendenti oppure 59 anni di età se autonome). Una soluzione che non piace ai sindacati e nemmeno alla Lega perché troppo penalizzante (si arriva a perdere anche il 30% della pensione annua). È stata avanzata anche l’ipotesi di tagliare l’assegno del 3% ogni anno di anticipo. Una proposta di compromesso è quella avanzata dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che prevede una decurtazione dell’assegno soltanto per gli anni di anticipo (calcolati rispetti ai 67 anni di età canonici) con il ritorno alla pensione piena una volta spente le 67 candeline. Ma - come detto - attualmente è tutto in alto mare.

 

I diritti acquisiti

Chi ha maturato i requisiti delle “quote” nei tempi previsti può comunque ancora farli valere. Vale per “quota 100”: 38 anni di contributi e 62 anni di età entro il 31 dicembre 2021. Vale anche per “quota 102”: 38 anni di contributi e 64 anni di età maturati entro il 31 dicembre 2022. Chi si trova in queste “fasce” per entrambi i requisiti, potrà comunque chiedere di andare in pensione con le relative regole.

Le altre possibilità di uscita

Chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31/12/1995 potrà accedere alla pensione se avrà raggiunto 20 anni di contribuzione, 64 anni di età anagrafica con un importo di pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale. I lavoratori precoci (che hanno almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni di età) possono andare in pensione, indipendentemente dall’età, con 41 anni di contributi. Regole più flessibili anche per i lavoratori cosiddetti usuranti, disoccupati, invalidi, caregiver, lavori gravosi.

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