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Pensioni, dal 2021 rimane a 67 anni l’età per l’uscita

Venerdì 15 Novembre 2019 di Luca Cifoni
Pensioni, dal 2021 resta a 67 anni l’età per l’uscita

L’età della vecchiaia resta a 67 anni: “graziati” i pensionandi che dal 2021 in poi si sarebbero potuti trovare ad attendere un mese in più. È stato pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dell’Economia, di concerto con quello del Lavoro, a cui tocca determinare gli eventuali aggiornamenti dell’età di vecchiaia e di altri requisiti alla variazione della speranza di vita: il possibile aumento di un mese, conseguente all’incremento della longevità registrato nel 2018, non scatterà grazie all’arrotondamento alla terza cifra dopo la virgola. Una procedura relativamente innovativa visto che in precedenza, in occasioni analoghe, il calcolo era stato fatto utilizzando grandezze arrotondate alla prima cifra. 

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Dunque nel 2021 e nel successivo 2022 si maturerà ancora il diritto alla pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni di età. Non cambia nemmeno il requisito della pensione anticipata, fissato a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne: ma questo valore era già stato messo al riparo da modifiche - per legge e fino al 2026 indipendentemente dall’andamento dell’aspettativa di vita - con la manovra dello scorso anno. La formula di calcolo per l’adeguamento era stata invece modificata dalla legge di Bilancio ancora precedente (quella per il 2018) non in relazione agli arrotondamenti ma ai valori da prendere come riferimento: la novità principale consisteva nel passaggio dal confronto tra anni a quello tra medie biennali: per il solo aggiornamento del 2021 però - in via transitoria - l’aggiornamento andava fatto tra la media 2017-2018 e il valore del 2016.
Nel 2018 la speranza di vita a 65 anni è stata di 20,9 anni, quella del 2017 di 20,6. La media arrotondata al primo decimale avrebbe prodotto una differenza di 0,1 rispetto al 2016 (speranza di vita pari a 20,7 anni) con conseguente scatto di un mese. Lo scatto sarebbe avvenuto anche considerando la variazione con due cifre dopo la virgola; arrivando invece alla terza cifra, la variazione è pari a 0,021 che, riportata in dodicesimi di anno, non fa scattare il mese. È un esito forse giusto in termini sostanziali, visto che l’incremento c’è stato ma modesto; tuttavia la norma in questione parla espressamente di «arrotondamento al primo decimale» e di fatto nei decreti precedenti la variazione era sempre stata espressa in questa forma (ad esempio 0,4 corrispondente a 5 mesi per quello scattato nel 2019). E in effetti questa estate, nel suo rapporto sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema pensionistico, la stessa Ragioneria generale dello Stato aveva scritto che «sulla base dei primi elementi disponibili sulla variazione della speranza di vita, l’adeguamento dei requisiti con decorrenza 2021 potrebbe essere determinato in un mese».

Gli adeguamenti legati alle tendenze demografiche sono previsti per legge ogni due anni. Il decreto appena pubblicato riguarda il biennio 2021-2022 e quindi i requisiti per la pensione potranno eventualmente essere di nuovo incrementati a partire dal 2023: il relativo provvedimento verrà adottato tra due anni sulla base dell’andamento della speranza di via nel biennio 2019-2020.
 

Ultimo aggiornamento: 18:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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