Lavoro, donne e giovani precari categorie più colpite dalla pandemia

Lunedì 2 Novembre 2020
Lavoro, donne e giovani precari categorie più colpite dalla pandemia

(Teleborsa) - Donne e giovani, nel dettaglio, under 35, precari e a basso reddito. Queste le due categorie di lavoratori più colpite dalla pandemia. Sul fronte dell'occupazione femminile il bilancio, ancora del tutto parziale, degli effetti prodotti dal Covid-19 sul mercato del lavoro vede, tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, 470mila occupate in meno, per un calo nell'anno del 4,7%. Su 100 posti di lavoro persi (in tutto 841 mila), quelli femminili rappresentano il 55,9%, a differenza dell'occupazione maschile, che ha dato prova di maggior tenuta registrando un decremento del 2,7% (371 mila occupati). Ma, in attesa dell'ulteriore stretta attesa entro domani, a essere penalizzati dalle nuove restrizioni anti-Covid su ristoranti, bar e palestre previste dal Dpcm firmato lo scorso 24 ottobre sono, in particolare, i giovani a basso a reddito. Se si guarda all'eta` degli impiegati nei settori della ristorazione, intrattenimento e sport, il 41,3% ha, infatti, meno di 35 anni. A tracciare il quadro sono gli ultimi due focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

OCCUPAZIONE FEMMINILE – Alla luce della nuova ondata di contagi e delle chiusure territoriali predisposte per contenere l'emergenza, che potrebbero portare molte altre donne ad abbandonare il proprio lavoro l'impatto nei primi sei mesi dell'anno – secondo quanto emerge dal Rapporto" Ripartire dalla risorsa donna" – suona gia` quale "forte campanello d'allarme per l'occupazione femminile". La maggiore contrazione di lavoro femminile – si legge nel Focus – si registra nell'occupazione a termine (-327 mila lavoratrici per un calo del 22,7%), nel lavoro autonomo (- 5,1%.), nelle forme in part-time (-7,4%) e nel settore dei servizi, soprattutto ricettivi e ristorativi (qui le donne rappresentano il 50,6% del totale), e di assistenza domestica (le donne sono l'88,1%). L'esperienza vissuta durante il lockdown primaverile ha visto le donne gestire un sovraccarico di lavoro senza precedenti. Da un lato, sono state piu` impegnate degli uomini nell'attivita` lavorativa (il 74% ha continuato a lavorare rispetto al 66% degli uomini), dovendo garantire servizi essenziali in settori a forte vocazione femminile: scuola, sanita`, pubblica amministrazione. Dall'altro lato, con la chiusura delle scuole, hanno dovuto garantire la presenza al lavoro e al tempo stesso assistere i figli impegnati nella didattica a distanza, con un livello di stress elevatissimo per quasi 3 milioni di lavoratrici con un figlio a carico con meno di 15 anni (30% delle occupate). "L'esperienza dell'home working unita alla scarsa flessibilita` organizzativa di molte realta` lavorative e alla difficile conciliazione vita-lavoro,– rileva la Fondazione – rischiano di acuire il malessere del genere femminile. Nell'ultimo anno la tendenza ad allontanarsi dal lavoro, rinunciando anche alla ricerca di un'occupazione, e` cresciuta sensibilmente, facendo registrare tra giugno 2019 e 2020 un incremento di 707 mila inattive (+8,5%), soprattutto nelle fasce giovanili".

L'IMPATTO DELLA CRISI SUI GIOVANI – Le nuove restrizioni anti-Covid su ristoranti, bar e palestre previste dall'ultimo Dpcm hanno messo "in stand by" l'attivita` di una fetta di lavoratori giovani e a basso a reddito. Un segmento, quello dell'industria della ristorazione e dell'intrattenimento, – sottolinea il Focus "Le nuove restrizioni: chi rischia il lavoro" – gia` pesantemente colpito nell'ultimo anno. Tra il II trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, infatti, il numero degli occupati nel settore della ristorazione e` calato di 158mila unita`, per una contrazione del 13%. Perdite importanti si registrano anche per le attivita` creative, artistiche e di intrattenimento, parimenti interessate dalle nuove chiusure, che lo scorso giugno segnavano un calo degli occupati del 6,6%, significativo per un settore che, pur contando piccoli numeri, e` caratterizzato da un alto tasso di precarieta`. Ma anche tra gli occupati nel settore dello sport il saldo di meta` anno e` di 7,4% lavoratori in meno. Saldi che entro fino anno, anche alla luce dell'annunciata nuova stretta, potrebbero, sensibilmente peggiorare. Nel dettaglio – secondo quanto emerge dal Rapporto – il totale dei lavoratori della ristorazione (1milione e 192mila), della cultura (145mila) e dello sport (93mila), corrispondeva a fine 2019 a circa 1 milione 430mila occupati, pari al 6,1% dell'occupazione. Se si guarda all'eta` degli impiegati in questi settori, il 41,3% ha meno di 35 anni. Un valore particolarmente alto nell'ambito delle attivita` ristorative (42,2%) e di quelle artistiche e di intrattenimento culturale (41,9%), mentre con riferimento alle attivita` sportive, scende al 28,4%. Inoltre, – evidenzia la Fondazione – "solo" il 42,7% degli occupati ha un contratto a tempo indeterminato, contro una media nazionale del 64,1%. Il 25% ha un'occupazione a termine (contro l'11,7% della media degli occupati in Italia) e il 32,3% e` un lavoratore autonomo (contro il 22,7% nazionale). La situazione e` molto diversificata tra i vari ambiti. Nella ristorazione, settore di gran lunga piu` rilevante dal punto di vista numerico, a fronte del 45,8% di occupati a tempo indeterminato, il 29% e` composto da autonomi e il 25,3% da lavoratori a termine. Nel settore dello sport, invece, il lavoro autonomo e` di gran lunga maggioritario: e` occupato in proprio il 66,4% dei lavoratori, il 22% ha un contratto a tempo indeterminato e l'11,5% determinato. Nell'ambito dello spettacolo, gli occupati appaiono, invece, quasi perfettamente tripartiti tra lavoratori autonomi (37,7%), a tempo determinato (31,2%) e indeterminato (31,1%). Infine, guardando alla situazione reddituale degli interessati, piu` della meta` (il 57,9%) percepisce un reddito netto mensile inferiore ai mille euro (contro un valore del 24,9% tra tutti gli occupati), con l'unica eccezione del settore sportivo che risulta piu` allineato alle retribuzioni medie. Nella ristorazione il valore arriva quasi al 60% mentre nel settore dello spettacolo al 53,1% con il 16,3% che ha una retribuzione netta mensile inferiore ai 500 euro, il 16,5% tra i 500 e 750 euro, e il 25,1% tra i 750 e 1000 euro.

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