Tetto al gas, si va avanti un mese per farlo partire

Tetto al gas, si va avanti un mese per farlo partire
di Gabriele Rosana
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Sabato 22 Ottobre 2022, 07:35 - Ultimo aggiornamento: 08:30

BRUXELLES «Adesso abbiamo una roadmap. I leader ci hanno dato le indicazioni che volevamo». Parlando al termine della due giorni del Consiglio europeo ieri a Bruxelles, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è detta consapevole che «ci sarà molto lavoro per noi, ma la direzione da intraprendere è chiara». Passa anzitutto dal price cap dinamico e temporaneo al Ttf, la Borsa del gas di Amsterdam accompagnato a un interruttore per evitare i picchi di giornata, nell'attesa dello sviluppo di un nuovo indice complementare per il Gnl, e quindi dall'analisi costi-benefici sull'altro tetto al prezzo del gas, quello da imporre al costo del metano che serve per produrre energia elettrica, e infine dal via libera al punto meno controverso: l'ok agli acquisti congiunti in via obbligatoria attraverso la piattaforma comune per una quota del 15% del totale degli stoccaggi.

Sono i punti su cui, dopo quasi 12 ore di discussioni anche aspre e qualche pausa tecnica per evitare di far saltare il tavolo delle trattative e dare tempo alle diplomazie per ritoccare il testo delle conclusioni, i capi di Stato e di governo dell'Ue hanno trovato la quadra e il compromesso che va bene agli interventisti come Italia e Francia e ai frugali di Germania e Paesi Bassi. E che non chiude la porta a futuri strumenti di debito comune per aiutare gli Stati contro il caro-bollette: uno spiraglio (senza accelerazioni) per lo Sure dell'energia, cioè prestiti agevolati garantiti dai Ventisette come durante la pandemia.


QUOTAZIONI IN RIBASSO
L'effetto-annuncio di Bruxelles è tornato a frenare le quotazioni del gas, che ieri ha chiuso al ribasso a 115 euro al megawattora. «Ma sono livelli ancora troppo alti. Le nuove misure contribuiranno a ridurli ulteriormente», ha assicurato von der Leyen. Per i prossimi passaggi, la palla passa al livello tecnico, nel ping pong tra governi e Commissione, adesso investita del pieno mandato per fare passi avanti sugli interventi contro il caro-energia, a cominciare dalla definizione dei contorni del price cap al Ttf, ancora vaghi: «Due o tre settimane dovrebbero esser sufficienti per chiudere», il commento ottimista del premier belga Alexander De Croo. E pure il presidente francese Emmanuel Macron si è mostrato convinto che «a novembre avremo il meccanismo».


NUOVI INCONTRI
Si riparte martedì, quando in Lussemburgo si vedranno i ministri dell'Energia in quella che sarà la prima riunione ordinaria dopo cinque mesi di incontri d'emergenza, e che dovrebbe preparare il terreno per un'adozione del piano Ue. Si procede per tappe, ma con la mano sul freno. «Se il tema dovesse tornare a livello dei leader, non sarebbe uno sviluppo positivo», ha messo in guardia il premier greco Kyriakos Mitsotakis, di fronte alle indiscrezioni di chi vede all'orizzonte l'eventualità di un nuovo summit straordinario il prossimo mese, in caso di nulla di fatto tra i titolari dell'Energia.


Con una formulazione aperta, il testo ricorda l'importanza anche di «strumenti Ue» per «preservare l'integrità del mercato unico»: nessuno intende escludere a priori l'eventualità di nuovo debito pubblico. Vari leader lo hanno evocato nei loro interventi di ieri: Italia e Francia, naturalmente, ma anche Spagna, Portogallo e Grecia. E Olaf Scholz, che finora ha mantenuto una certa ambiguità sul punto, ha garantito che non si sottrarrà alla valutazione «di ciò che sarà possibile» fare. La giornata di ieri è stata poi dedicata alla discussione strategica sui rapporti con la Cina - l'obiettivo di Bruxelles è limitare la dipendenza da Pechino - e al sostegno all'Ucraina, che nel 2023 riceverà 1,5 miliardi di euro al mese in aiuti dall'Ue.


Gabriele Rosana
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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