Covid, Draghi: "Economia italiana in ripresa ma Green pass è condizione per tenere attività aperte"

Covid, Draghi: "Economia italiana in ripresa ma Green pass è condizione per tenere attività aperte"
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Giovedì 22 Luglio 2021, 21:30

(Teleborsa) - "L'economia va bene, si sta riprendendo e l'Italia cresce a un ritmo anche superiore a quello di altri Paesi europei" ma, in questa fase, il ritorno alla normalità può essere assicurato solo attraverso il Green pass in quanto "la variante Delta è anche più minacciosa di altre varianti". Questo il quadro presentato dal presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al nuovo decreto legge Covid e ha approvato all'unanimità l'autorizzazione della fiducia sulla riforma della giustizia.

"La variante Delta – ha spiegato Draghi – è minacciosa perché si espande molto più rapidamente di altre varianti. Altri paesi europei sono più avanti di noi nei contagi ma abbiamo imparato che, senza reagire subito, la realtà di altri Paesi si presenta da noi con intervallo ravvicinato: quello che vediamo succedere in Francia, Spagna, altri Paesi dobbiamo immaginare che possa ripetersi in assenza di provvedimenti".

"Il contenuto del decreto che abbiamo approvato oggi – ha sottolineato nel corso del suo intervento in conferenza stampa il ministro della Salute Roberto Speranza – ha tre punti fondamentali. Il primo è la proroga al 31 dicembre dello stato di emergenza. La seconda è il cambiamento dei parametri per il cambio di colore delle regioni. Fino a pochi mesi fa il parametro era l'RT, più recentemente ci si è riferiti al numero dei casi, la modifica che facciamo, in accordo con le regioni è considerare parametro prevalente il tasso di ospedalizzazione. Una regione bianca passa in giallo quando le terapie intensive superano il 10% di occupazione e il 15% in area medica. In arancione con rispettivamente il 20% e il 30%; in area rossa con i parametri al 30% e 40%. La ragione di questo cambio è dovuta al fatto che oggi il nostro Paese ha somministrato oltre 63 milioni di dosi di vaccino, è giusto che in questa fase il parametro si l'ospedalizzazione. Il terzo ambito è l'estensione del green pass. In poche settimane sono state scaricate oltre 40 milioni di certificazioni verdi. È un numero molto significativo e importante e già oggi, prima di attuare questo decreto, lo abbiamo utilizzato per alcune situazioni, come i matrimoni e le Rsa. Ora viene esteso ai ristoranti, stadi, musei, centri congressi e a diverse altre attività quotidiane. Il messaggio che vogliamo dare – ha concluso Speranza – è positivo: evitare le nuove chiusure attraverso le vaccinazioni. Il messaggio è: vaccinarsi, vaccinarsi, vaccinarsi".


CAMPAGNA VACCINALE –
Ottimista Draghi sul fronte delle vaccinazioni. "Oltre la metà degli italiani – ha sottolineato il premier – ha completato il ciclo vaccinale, obiettivo di Figliolo è stato superato. La pressione sugli ospedali è fortemente diminuita. Ad oggi abbiamo inoculato 105 dosi ogni 100 abitanti, come la Germania, più di Francia e Usa. Gli italiani – questo l'appello del presidente del Consiglio – si vaccinino, devono proteggere se stessi e le loro famiglie".

GREEN PASS – "Il Green pass non è un arbitrio, è una condizione per tenere aperte le attività economiche. È una misura che dà serenità. Con i vecchi parametri molte regioni passerebbero di nuovo in zona gialla, invece così restano in zona bianca. L'estate è già serena e vogliamo che rimanga tale. Il Green pass è una misura con i quali i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose. È una misura che dà serenità, non che toglie serenità". In tale scenario "l'appello a non vaccinarsi – ha affermato Draghi commentando le recenti dichiarazioni del leader della Lega Matteo Salvini – è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore". Sulla questione dell'obbligo del Green pass per accedere ai luoghi di lavoro Draghi si è mostrato possibilista. "Ci stiamo pensando. È questione complessa e da discutere con i sindacati" ha affermato.

SCUOLA – "L'obiettivo – ha ribadito Draghi – è tutti a scuola in presenza all'inizio dell'anno scolastico. Per raggiungere questo obiettivo tutto quello che è necessario fare è stato fatto e si farà. Per il resto aspettiamo i dati, aspettiamo di discutere e approvare una serie di norme su scuola e trasporti, ci rivedremo con i ministri Bianchi e Giovannini". Rispondendo a una domanda sull'eventuale introduzione dell'obbligo vaccinazione per gli insegnanti Draghi ha chiarito che la questione della scuola verrà affrontata entro le prossime due settimane. "A noi – ha spiegato il premier – è parso che il decreto di oggi fosse già troppo complicato. Scuola, trasporti e lavoro sono rimasti fuori ma verranno affrontati molto rapidamente nelle prossime due settimane e richiederanno interventi specifici". Un impegno quello al ritorno in presenza confermato anche da Speranza. "La scuola – ha assicurato il ministro della Salute – è una priorità assoluta faremo ogni sforzo per garantire la ripresa delle lezioni in presenza. Sul fronte delle vaccinazioni c'è un 15% di insegnanti da recuperare e ci impegneremo per riuscirci".

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA – "Oggi – ha detto Draghi – abbiamo fatto un passaggio abbastanza rapido in Consiglio dei ministri per ciò che riguarda la giustizia. La presenza della ministra Cartabia è un impegno a tenervi informati sempre in tema di cambiamenti sulla giustizia. Sulla riforma della giustizia ho chiesto l'autorizzazione a porre la fiducia. C'è stato un testo approvato all'unanimità in Cdm e questo è un punto di partenza, siamo aperti a miglioramenti di carattere tecnico, si tratterà di tornare in consiglio dei ministri. La ministra Cartabia è molto disponibile. La richiesta di autorizzazione di fiducia è dovuta al fatto di voler porre un punto fermo. Chiedere la fiducia può avere delle conseguenze diverse prima del semestre bianco o durante il semestre bianco, ma la diversità è molto sopravvalutata. Chiederla cinque o sei giorni prima è come chiederla durante, perché i tempi per organizzare una consultazione elettorale non ci sarebbero comunque. Una riforma come quella della giustizia deve essere condivisa ma non è giusto minacciare un evento, la consultazione elettorale, se non la sia approva. C'è tutta la buona volontà ad accogliere emendamenti che siano di carattere tecnico e non stravolgano l'impianto della riforma e siano condivisi. Non mi riferirei solo agli emendamenti di una parte, perché ci sono anche altre parti. Anche le interlocuzioni con la magistratura e con altre parti ha arricchito la discussione. Da parte del governo c'è la massima disponibilità a sentir tutti. Nessuno vuole sacche di impunità, bene processi rapidi e tutti i colpevoli puniti, è bene mettere in chiaro da che parte stiamo. Il testo della riforma della giustizia è stato approvato dal cdm poi faremo di tutto per arrivare ad un testo condiviso". Parlando della durata dei processi la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha affermato che in Italia rappresenta "un problema grave, non solo perché ci è stato richiesto per i fondi Pnrr di ridurre del 25% la durata dei processi penali, ma per ragioni legate alle esigenze dei cittadini. La ragionevole durata dei processi – ha spiegato – è garanzia dei diritti voluti dalla Costituzione. Sapevamo che questo tema era difficile, ma è ineludibile". Riferendosi alla riforma del processo penale Cartabia ha sottolineato che "non è una riforma della prescrizione". Il governo – ha detto la ministra – " accoglierà degli accorgimenti tecnici alla riforma del processo penale per evitare l'interruzione dei processi paventata da più voci".

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