Catasto, la riforma libera le risorse per il taglio dell’Imu

Aliquote ridotte grazie al gettito di cespiti fantasma e riclassamenti

Catasto, la riforma libera le risorse per il taglio dell Imu
di Andrea Bassi
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Sabato 28 Maggio 2022, 00:13 - Ultimo aggiornamento: 12:57

Una serie di paletti per evitare che le tasse sulla casa possano aumentare. E a sorpresa anche una norma che, almeno in prospettiva, potrebbe portare in alcuni Comuni alla riduzione delle aliquote dell’Imu, l’imposta municipale sugli immobili. 
Ci sono voluti più di due mesi per raggiungere un accordo politico sulla delega fiscale e superare il nodo più complesso, quello della riforma del catasto. Ma alla fine l’intesa è arrivata proprio grazie ai vincoli alle tasse sugli immobili chiesti dal centro-destra. Nell’ultima mediazione, come detto, è stata introdotta una norma che apre ad una riduzione delle aliquote Imu in quei Comuni dove vengono scovati immobili fantasma, immobili abusivi oppure vengono effettuati riclassamenti catastali. Il caso, per esempio, di qualche vecchia stalla trasformata in depandance di lusso ma rimasta accatastata come fosse ancora un fienile. Oppure il caso delle grandi città come Roma, dove ci sono ancora case in centro classificate come “popolari” ma che in realtà dopo le ristrutturazioni andrebbero inquadrate tra quelle di lusso.

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IL RISARCIMENTO

Il gettito che arriverà dalla caccia ai “furbetti del catasto”, spiega la norma inserita nella delega fiscale, dovrà essere destinato alla riduzione delle aliquote dell’Imu in quegli stessi Comuni dove si trovano gli immobili interessati. Una sorta di risarcimento per gli altri cittadini che hanno pagato correttamente le tasse. Non è l’unica “clausola” introdotta durante la mediazione. 

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Viene anche previsto che la revisione catastale degli immobili non dovrà in ogni caso essere usata per la determinazione della base imponibile dei tributi e per la determinazione delle agevolazioni e dei benefici sociali. È questo per ora lo scudo più potente. Anche perché, se da un lato è vero che l’indicazione del valore patrimoniale della casa da indicare insieme al valore catastale è uscito dalla porta, non è del tutto escluso che possa rientrare dalla finestra. Per ogni unità immobiliare, infatti, andrà indicato, oltre alla rendita catastale risultante a normativa vigente, «anche una ulteriore rendita, suscettibile di periodico aggiornamento, determinata utilizzando i criteri previsti dal DpR 138/1998». Si tratta dei criteri già oggi usati dai Comuni per rivedere i valori catastali e che tengono conto non del valore del singolo immobile ma da una media di quelli della zona. In molti casi queste revisioni hanno comportato un aumento delle rendite. 
I nuovi valori, spiega però il testo della delega, non potranno essere usati come base imponibile dei tributi. Dunque non potranno essere usati per calcolare l’Imu o le tasse sulla compravendita di un appartamento. Insomma, si tratterebbe solo di una operazione “trasparenza” che, tra l’altro, dovrebbe entrare in vigore soltanto il primo gennaio del 2026. Sempre per quanto riguarda la casa, poi, la delega “salva” le agevolazioni dal taglio delle spese fiscali previsto dal provvedimento. La revisione degli sconti insomma, non potrà per esempio riguardare le detrazioni sui mutui. 

 

IL PASSAGGIO

Anche per quanto riguarda le tasse sugli affitti il compromesso evita, almeno per ora, degli aumenti. La cedolare secca dovrebbe sopravvivere nelle sue due aliquote. L’armonizzazione diventa infatti «progressiva». Il superamento della distinzione tra redditi da capitale e redditi diversi di natura finanziaria, sarà graduale, prevedendo, spiega la delega, «in ogni caso che detta armonizzazione operi esclusivamente con riferimento ai redditi prodotti dopo l’entrata in vigore dei decreti delegati e tenendo conto dell’obiettivo di contenere gli spazi di elusione e di erosione dell’imposta». Il Pd ha ottenuto invece che il secondo modulo del taglio delle tasse, dopo la riduzione da cinque a quattro delle aliquote fiscali decisa con l’ultima manovra di bilancio, parta dai redditi «medi e bassi». Resta il nodo dei tempi. La delega tornerà in votazione il prossimo 20 giugno. È alla Camera in prima lettura. Sarà necessaria una forte accelerazione per lasciare il tempo al governo di scrivere poi i decreti attuativi ed evitare che la riforma resti solo sulla carta. 

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